Archivio per la categoria 'Università'
Erasmus
Pubblicato 14/02/2009 Altro , Attualità e Società , Storia , Tecnologia , Università Lascia un commentoTags: erasmus, Praga
Università. Reagire ai tagli si può, basta seguire il modello Sardo
Pubblicato 25/11/2008 Attualità e Società , Università Lascia un commentoTags: 133, 180, alloggi, erasmus, gelmini, riforma, sardegna, soru, tremonti, Università
In Italia, purtroppo, si sente la mancanza di una vera opposizione. Il Partito Democratico non è ancora maturo. Ha tante anime, tanti piccoli gruppi di potere che fanno la lotta per affermarsi. E, per questo, manca di incisività. Se fosse stato un partito unito, almeno a grandi linee, avrebbe avuto il coraggio di mettere in campo delle iniziative concrete per mostrare che un’altra Governance, alternativa alla Destra, esiste.
Un esempio su tutti. L’Università e il caso Sardegna. Se tutte le regioni governate dal centrosinistra avessero seguito l’esempio di Renato Soru, sono convinto che il Pd avrebbe conquistato una mole di consensi, soprattutto tra gli studenti.
Per non limitarsi alla semplice protesta il governatore della regione Sardegna, Renato Soru, ha messo in campo alcune misure per il 2008-2009 atte a contrastare i tagli all’Università decisi dal Governo Berlusconi.
E’ un esempio di come l’autonomia delle Regioni venga impiegata nell’interesse dei cittadini, più che per allargare i buchi neri nei bilanci. E’ la manifestazione concreta dell’interesse che si nutre nei confronti del sistema dell’istruzione universitaria.
Riporto il dettaglio dei punti da un articolo di Mario Pironti, apparso sulla Repubblica del 24 novembre scorso.
Interventi:
- I) La Regione versa 12 milioni di euro alle due università, impoverite dai tagli della Finanziaria, per sostenere la loro attività corrente. Inoltre stanzia 4 milioni per favorire la presenza di visiting professors che arricchiscano le esperienze di studio locali.
- II) Con bandi biennali verranno distribuiti 5 milioni di euro per finanziare direttamente singoli giovani ricercatori, sia sardi che non sardi, che abbiano scelto di svolgere altrove, in genere all´estero, la loro attività, a condizione che ora siano disposti a lavorare ad un loro progetto scientifico o umanistico presso una delle due Università sarde. L´obiettivo è di incentivare il “rientro dei cervelli”, tenendo conto che i giovani ricercatori italiani all´estero guadagnano all´inizio sovente non più di 1700-1800 euro, ma godono non solo di infrastrutture incomparabilmente migliori e di sistemi di ricerca più liberi. Soprattutto è loro ben presente che, a differenza della madre patria, gli esiti verranno giudicati soltanto per il merito e la professionalità. La scommessa di Soru è di tentare anche in Sardegna una prima inversione di tendenza: chi verrà, anche se l´università non ha soldi da offrirgli, riceverà dalla Regione direttamente ad personam 40.000 euro l´anno, più altri 15.000 per libri, materiali, spostamenti per studio.
- III) Oltre alle normali borse di studio assegnate in base al merito e al reddito, da quest´anno la Sardegna mette a disposizione 2500 “assegni di merito” per un totale di 15 milioni, senza alcuna limitazione di reddito, per i giovani che si iscrivono per la prima volta alla università o sono già iscritti, a condizione che abbiano superato l´esame di maturità con almeno 80/100, che sostengano tutti gli esami universitari entro il tempo stabilito e conseguano una media del 27. Il contributo, versato direttamente allo studente, sarà di 500 euro nette al mese. Si tratta di una iniziativa senza precedenti nel nostro Paese, cui si aggiunge per tutti i neo iscritti un contributo di 1200 euro per computer e libri. Infine, per rimpinguare l´esigua somma data dalle università, la Regione assicura altri 2500 euro per ogni borsa Erasmus.
- IV) Oltre ai fondi per l´edilizia già assegnati per alloggi universitari in costruzione, in modo da portarli a Cagliari da 1000 a 2000 e a Sassari da 350 a 1000, la Regione assicura a tutti i ragazzi fuori sede una sovvenzione di 5000 euro l´anno per una abitazione nella città che li ospita.
Che dire, se tutte le regioni governate dalla Sinistra avessero intrapreso una iniziativa del genere, i consensi del Governo sarebbero scesi sotto zero. Quando lo capiranno?
Le proposte per una Università migliore
Pubblicato 13/11/2008 Attualità e Società , Università 2 CommentsTags: bocconi, incentivi, monti, perotti, proposte, tasse, Università
Allora, domani 14 novembre è prevista la manifestazione nazionale del movimento studentesco, pe protestare contro i tagli previsti dalla legge 133 al sistema universitario.
Devo dire che la protesta degli studenti ha avuto due effetti significativi:
- Ha ottenuto un parziale dietrofront da parte del Governo, soprattutto in materia di blocco del turnover
- Ha avviato un dibattito interessante sulle prospettive che riguardano l’Università italiana
Soprattutto riguardo al secondo punto, mi sto informando su una serie di proposte vicine al Prf. Roberto Perotti, professore all’Università Bocconi. Molto vicino alle posizioni che Mario Monti ha dichiarato di sostenere al programma Otto e Mezzo e che, devo dire, sta riscuotendo un certo successo anche tra i professori della Federico II.
In prima battuta si prospetterebbe un aumento delle tasse per gli studenti, bilanciato da un sistema ben architettato di borse di studio, per gli studenti appartenenti ai ceti meno abbienti. Tutto questo assieme ad un meccanismo di incentivi e disincentivi che dovrebbe scaricare le responsabilità di chi fa baronaggio direttamente sugli stessi baroni.
La soluzione sembrerebbe interessante, anche se penso farà storcere il naso a più di una persona, soprattutto quando si sente parlare di un aumento delle tasse. Vedremo. Intanto godetevi questo bellissimo striscione
A chi volesse farsi un’idea più precisa consiglio di vedere questi video:
Il risveglio delle coscienze
Pubblicato 28/10/2008 Attualità e Società , Università 1 CommentTags: berlusconi, federico II, gelmini, napoli, proteste, studenti, tremonti, Università
Da Wikipedia:
La legge n. 133 del 6 agosto 2008 è la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 112 del 25 giugno 2008, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.
Ha suscitato, tra l’altro, diffuse proteste nel mondo universitario ed accademico. Tre sono i punti maggiormente criticati:
- Taglio di 1.441,5 milioni di € al fondo di finanziamento ordinario (FFO) nel quinquennio 2009/2013
- Blocco del turn-over al di sotto del 20% fino al 2011 (una nuova assunzione del personale univesitario ogni 10 posti liberati)
Possibilità di trasformazione per le università in fondazioni private con una votazione a maggioranza del 50%+1 da parte del Senato accademico.
Se ci fosse qualcuno che ancora non l’avesse capito, questi sono i motivi per cui gli studenti ( compreso io ), i docenti ed i rettori protestano.
Nel mio caso specifico, la Federico II di Napoli si regge sul sopracitato FFO per far fronte alle spese, visto che gli introiti provenienti dalle tasse degli studenti a stento riescono a coprire la metà degli stipendi di professori, ricercatori e personale tecnico amministrativo, così come spiegato in questo prospetto.
| categoria | numerosità | lordo annuo stimato | totale parziale |
| prof ordinari | 193 | 70.000 | 13.510.000 |
| prof associati | 143 | 49.000 | 7.007.000 |
| ricercatori | 164 | 34.300 | 5.625.200 |
| personale TA | 300 | 20.000 | 6.000.000 |
| totale stipendi | 32.142.200 | ||
| Tasse studenti | 17.000 | 1.000 | 17.000.000 |
Le modifiche volute dal decreto Gelmini, ma che in realtà dovrebbe chiamarsi Decreto Gelmini-Berlusconi-Tremonti, produrranno questi effetti.
- Tagliando i fondi veicolabili con il FFO, si porteranno le Università a dover gestire una situazione estremamente critica, perchè non possono riuscire a far fronte al pagamento degli stipendi. La didattica, quindi, sarà in pericolo. Allo stesso tempo l’Ateneo non potrà fornire in alcun modo i servizi necesari allo studente per potergli assicurare una formazione quantomeno decente, dalle aule alle postazioni informatiche, finanche ai libretti universitari.
- Il blocco delle assunzioni porterà alla chiusura indiscriminata dei corsi di laurea. E non si sta parlando di quei corsi in “Scienze del Benessere Animale” ma di Corsi che andranno a formare la futura classe dirigente di questo Paese. La qualità della didattica sarà anche in questo caso colpita, dovendo un numero esiguo di professori, gestire uno sproporzionato numero di alunni, sia dal punto di vista degli esami che delle lezioni frontali.
- La trasformazione delle Università in Fondazioni di Diritto Privato non è obbligatoria. Lo diventerà nei fatti nel momento in cui la riduzione del FFO costringerà gli Atenei a dover tramutare il proprio stato giuridico per poter di conseguenza aumentare le tasse ( adesso non lo si può fare, si è sottoposti a dei vincoli), anche in maniera spropositata. Gli studenti che fino ad oggi hanno pagato meno di 1000 euro all’anno di tasse universitarie, saranno costretti a sborsare una cifra almeno 10 volte maggiore. L’Università non sarà, dunque, di tutti, ma sarà solo di quell’ èlite di persone che potranno permettersela. Il figlio dell’operaio dovrà continuare a fare l’operaio e solo il figlio del dirigente d’azienda potrà diventare a sua volta dirigente d’azienda. Tutt’al più il figlio del ladro.
Stiamo passando ad un sistema che premia la disuguaglianza. E con quale scusa? viene sbandierato lo spauracchio del “Non ci sono soldi”.
La replica a questa affermazione richiederebbe pagine e pagine di commenti. Il problema è che i tagli si fanno nei confronti di quei settori che non sono in grado di costituire una lobby, un gruppo di pressione nei confronti del Governo. Basta ricordare il caso del fallimenti di Alitalia. Il Governo Berlusconi ha accollato ai contribuenti italiani la ragguardevole somma di 500 milioni di euro, per pagare una stagione di fallimenti di Alitalia ma soprattutto per favorire una cordata di imprenditori voluta da lui come stratagemma per vincere le elezioni. Più di un terzo dei tagli ai fondi del FFO.
Forse non è chiaro: la sua più riuscita manovra elettorale gliel’abbiamo pagata noi!
E lo stesso discorso si potrebbe fare con i finaziamenti alle grandi banche in crisi, con le agevolazioni ai gruppi imprenditoriali, consentendo loro di fare utili con denaro pubblico. Ma basta anche pensare ai semplici sgravi fiscali che sono stati concessi per il passaggio al digitale terrestre. Addirittura 1000€ a famiglia di detrazioni, quando non si permette di detrarre neanche un centesimo delle tasse universitarie.
Allora sembra chiaro che è tutto un sistema a funzionar male, è l’intera classe politica che non ha lungimiranza nelle proprie azioni.
E quando il mondo studentesco si mobilita per protestare contro un Governo ( ma anche una opposizione ) che dimostra di tenere ben poco al futuro dei suoi ragazzi, che dimostra di ragionare con logiche di breve periodo, che si bollano i manifestanti come quattro gatti facinorosi.
Io, invece, dico che si tratta di un risveglio delle coscienze, che per la prima volta ha interessato gli studenti dai tempi del ‘68. Una presa di posizione che è stato un doppio schiaffo, sia per chi governa sia per chi pensa di fare opposizione. L’autonomia nell’agire.
Ed è per questo che manifesto a fianco di questi ragazzi, per una istruzione pubblica, per una istruzione che sia davvero per tutti. Perchè, come è stato detto in una recente assemblea, l’Università è rimasto l’unico e l’ultimo ascensore sociale che consente al figlio di un operaio di diventare dirigente d’azienda. In un Paese che di ascensori è davvero sprovvisto.
Università IN prestito: un commento alla proposta Zingales
Pubblicato 24/09/2007 Università 2 CommentsTags: finanziamenti pubblici, incentivi, riforma, studenti, Università

Luigi Zingales insegna finanza alla Graduate School of business dell’Università di Chicago. È membro dello European Corporate Governance Institute, del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. Nel 2003 ha vinto il premio Bernacer per il miglior giovane economista europeo.
In un articolo comparso su L’Espresso e reperibile online a questo indirizzo, Zingales propone un percorso di riforme per aumentare il rendimento del sistema delle università in Italia.
La proposta è: invece di regalare ad ogni studente 18 mila euro di tasse l’anno, basterebbe trasformare questo sussidio a fondo perduto in un prestito. Se gli studenti dovranno restituire il sussidio, chiederanno corsi sempre più qualificati. Ed i professori incapaci resteranno senza mercato. All’obiezione secondo cui questa riforma scoraggerebbe i più poveri, Zingales risponde che si tratta di una falsità. Perché se il sussidio si trasforma in prestito, chiunque ha acceso oggi all’università, l’avrebbe al nuovo sistema.
I motivi per cui non sono d’accordo con quanto detto da Zingales sono diversi.
Innanzitutto credo sia molto meglio istituire un soggetto terzo ( magari una autorità garante) finanziato dal sistema delle tasse universitarie, che in maniera indipendente premi, in termini di ulteriori finanziamenti, gli istituti Universitari che più si distinguono per qualità della didattica, della ricerca e delle strutture. E nello stesso tempo bisogna creare le condizioni per le quali ogni istituto universitario possa fornire una didattica quantomeno a livello delle richieste di mercato. Una sorta di federalismo universitario di tipo solidale. Altra proposta è quella di creare un meccanismo che consenta di valutare la qualità della didattica del corpo docenti. Un professore molto competente nella sua materia non è detto che sia anche in grado di spiegarla. E’ infatti da premiare la capacità di trasmettere la conoscenza. Da questo punto di vista si è fatto davvero poco. I feedback degli studenti non sono mai presi in seria considerazione, anche se a dire il vero non si hanno sempre tutti i torti. Ed i professori “potenti” finiscono sempre col consolidare la propria posizione dominante all’interno del sistema universitario, nonostante la scarsa disponibilità e propensione all’insegnamento. Ulteriore proposta è quella di obbligare i docenti ad interfacciarsi con le nuove tecnologie per l’organizzazione e la comunicazione con gli studenti. Sono ancora moltissimi gli istituti in cui gli studenti sono costretti a mettersi in auto e macinare chilometri solo per prenotarsi ad un appello di esame.
In definitiva, non sono convinto che il fattore prestito sia la soluzione ai problemi del sistema universitario italiano. Soprattutto in presenza di un mercato del lavoro che si prefigura sempre più precario e che non valorizza come dovrebbe le competenze che si acquisiscono all’interno dell’Università. Tra i tanti strumenti che è possibile fornire agli studenti per fare in modo che richiedano corsi sempre più qualificati, quello di caricarli dell’ulteriore onere di un prestito credo non sia per nulla opportuno.












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