Archivio per la categoria 'Storia'
Erasmus
Pubblicato 14/02/2009 Altro , Attualità e Società , Storia , Tecnologia , Università Leave a CommentTags: erasmus, Praga
25 aprile
Pubblicato 26/04/2008 Attualità e Società , Storia Leave a CommentTags: 25 aprile, grillo, liberazione
Il 25 aprile del 1945 l’Italia si liberava dall’illusione fascista e nazista. E lo faceva dopo anni di lotta, anni di morti, ma soprattutto anni in cui la gente prendeva coscienza che erano essi stessi gli artefici del destino del proprio Paese. Perché liberare l’Italia non significava lasciar combattere gli altri. Liberare l’Italia significava combattere, ognuno, i nazifascisti. E tutti, dai rivoluzionari comunisti agli attivisti di Forza Nuova, abbiamo il dovere di ringraziare quei partigiani.
Quando penso al 25 aprile, quindi, penso alla volontà che diventa azione. Oggi, invece, c’è una volontà di cambiamento che rimane volontà e basta. E la politica incarna perfettamente questo tipo di tendenza.
I dibattiti politici, gli scontri e le campagne elettorali diventano noiosi, perché si è invertito l’ordine naturale delle cose: la contesa dei posti di comando, per essere legittimata, solo alla fine diventa scontro ideologico. Dovrebbe essere l’esatto contrario.
Si sente l’esigenza cambiare la pelle ad una politica che non interessa più, perché non affronta questioni interessanti. La politica parla poco e male di ambiente, parla poco e male di etica, parla poco e male di soluzioni ai problemi e, quando ne parla, ha poco di concreto.
Ieri c’è stato il V2 Day, per protestare contro il tipo di Informazione che ogni Italiano è costretto a subire, e per promuovere tre referendum in iniziativa popolare: abolizione dell’ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e abolizione della legge Gasparri.
Oltre che di Informazione si è discusso anche di rifiuti, di giustizia. Insomma si è tornati ad Informare, a suscitare dibattiti, a rendere protagonista la gente. Naturalmente i TG ne hanno parlato pochissimo, e per quel poco che ne hanno parlato, hanno dipinto il tutto come un “evento contro”. Sbagliando, naturalmente.

Il 9 maggio del 1978 muore a Roma Aldo Moro.
A trent’anni dalla morte ripenso alla vicenda di Aldo Moro, non solo come il culmine di un atto terroristico, un atto di attacco allo Stato democratico, ma a qualcosa di più. Il sequestro e l’uccisione dell’allora presidente della Dc mi fa pensare seriamente ai limiti della sovranità di uno stato democratico.
Non parlo per prese di posizione, metto per iscritto una riflessione che ho fatto spesso in questi giorni, e adesso spero che un riordino forzato delle idee possa venire dalla scrittura.
La vicenda Moro ha due facce.
La prima, sostanzialmente, prevede questo susseguirsi di fatti: c’è stata la volontà da parte delle Brigate Rosse di colpire un autorevole esponente della Democrazia Cristiana, simbolo del coninvolgimento filoimperialista. Allora la Dc, e in particolare Aldo Moro, stava cercando di traghettare il PCI di Berlinguer verso una iniziale esperienza di Governo. Le BR speravano che una azione del genere sarebbe servita anche a riportare il Partito Comunista Italiano verso le sue “naturali” posizioni di antagonismo e di sostegno alla rivoluzione.
Una seconda versione, prevede il coinvolgimento degli Stati Uniti, attraverso alcuni interventi della CIA. Tramite un centro linguistico di nome Hyperion, legato all’attività delle BR, la CIA avrebbe infiltrato Moretti nell’organizzazione terrorista, spingendo il gruppo a colpire Aldo Moro, invece che Giulio Andreotti (come da precendenti intenzioni). La motivazione: gli Stati Uniti non vedevano di buon occhio la prospettiva di un partito comunista al governo in un paese della NATO. Sarebbero potute finire in mani sovietiche alcune informazioni sensibili, in particolare documenti riservati sulle testate nucleari americane in Italia. Ad avvalorare questa ipotesi vi sono alcune testimonianze di come nel 1974, a seguito di un incontro all’ambasciata italiana di New York, l’allora segretario di stato Kissinger abbia velatamente minacciato Aldo Moro, invitandolo a sospendere immediatamente la trattativa con il PCI.
A questo punto mi chiedo quale valore abbia il principio di autodeterminazione dei popoli, quanto valore avessero le prese di distanza di Berlinguer dalla politica dell’Unione Sovietica, in che modo si possa pensare di esportare la democrazia se si impedisce ad un Paese di scegliersi il governo.

Alle otto di questa mattina si è spento uno degli ultimi grandi giornalisti italiani dal secondo dopoguerra. A differenza di Montanelli, Enzo Biagi ha sempre avuto un debole per la televisione. Sono famose le sue interviste a Pasolini, Berlusconi, Benigni e le sue inchieste trasmesse da Il Fatto e da Rotocalco Televisivo.
Con Montanelli lo ha accomunato, oltre l’amore per la professione, anche una certa inimicizia nei confronti di Silvio Berlusconi che, nel 2002, pronunciò il famoso Editto Bulgaro a seguito del quale Biagi venne estromesso dalla televisione.
In suo ricordo, pubblico i video sul famoso editto bulgaro e sull’ultima puntata del Fatto.
In conclusione, questa è la prima puntata del suo ritorno in TV dopo la sconfitta del centrodestra alle ultime elezioni politiche
Addio Enzo


Forse non tutti sono a conoscenza, e a dire il vero non a tutti interessa, che la democrazia italiana è stata più volte in pericolo. E non sto parlando delle accuse di attentati alla democrazia che quasi giornalmente si lanciano centrodestra e centrosinistra. Sto parlando di Colpi di Stato.
Tutti i tentativi di sovvertire l’ordine democratico in Italia sono stati opera di gruppi di chiara matrice neofascista, collegata a personaggi oscuri come il “principe nero” Junio Valerio Borghese o Stefano Delle Chiaie. E proprio a questi due personaggi è collegato il Golpe Borghese, detto anche golpe dei forestali del 7 dicembre 1970.
Junio Valerio Borghese era un ex comandante della X MAS che dopo l’Armistizio rimase dalla parte della Repubblica di Salò e della Germania Nazista. Il piano del golpe prevedeva l’occupazione dei Ministeri della Difesa, dell’Interno, della RAI, l’assassinio del capo della polizia Angelo Vicari e il rapimento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Era pronto anche il proclama da leggere alla Nazione, dagli studi della Rai occupata naturalmente:
“Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo [...]. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intenderci, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi [...]. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia, Italia, Viva Italia!”
Ma all’ultimo momento, quando tutto era già pronto, a seguito di una telefonata di cui ancora oggi non si conosce nè chi l’ha fatta, tantomeno il contenuto, Borghese diede l’alt.
I cospiratori erano appartenenti alle forze armate, dalla forestalle all’aeronautica militare con il contributo (qui viene il bello) della Mafia, della Banda della Magliana, dei Servizi segreti deviati, della P2 e della CIA.
Proprio a proposito della CIA e degli Stati Uniti, nel 2005 sono saltate fuori nuove rivelazioni. Da parte di un ex medico di Rieti, Adriano Monti, che sarebbe dovuto diventare il nuovo Ministro degli Esteri del governo che si sarebbe insediato a seguito del Golpe.
Monti rivela di aver informato del tentativo di Colpo di Stato un certo Otto Skorzeny, un ex-nazista austriaco che su incarico di Hitler aveva liberato Benito Mussolini il 12 settembre 1943, reclutato dalla CIA come combattente anticomunista.
Quando nel 1970 Monti lo incontrò in Spagna, dice Monti,
“Gli chiesi se poteva dare la conferma che da parte di certi ambienti dell’intelligence americana si guardava con rispetto ad un’iniziativa del genere. Dopo un ponderato pomeriggio d’attesa, la risposta fu “sì”. A condizione che ci fosse un personaggio da loro indicato, un nome della politica italiana che doveva dare la garanzia. Avrebbe docuto essere praticamente un presidente in pectore di questa specie di governo militare o paramilitare, Giulio Andreotti“.
E poi precisa : “Se lui fosse d’accordo, non lo so”.
Andreotti naturalmente smentisce, dice: “Mi sono sempre trovato bene nel sistema democratico”.
Come si può vedere, le ombre di questo golpe si prolungano fino ad oggi. Fino ad un susseguirsi di indagini, documenti trasmessi a procure, che non hanno fatto altro che complicare la già contorta vicenda.
Quello che è certo, è che gli Stati Uniti sapevano e appoggiarono l’iniziativa, come fecero del resto in Cile, per scongiurare una deriva politica di stampo comunista in Italia.
Borghese si avvalse anche della collaborazione della loggia massonica deviata P2. Erano molti i piduisti coinvolti tra cui lo stesso “Gran Maestro” Licio Gelli a cui era stato affidato il compito di guidare un gruppo di armati per il rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Vennero chiamati i killer di Cosa Nostra per uccidere il capo della polizia Angelo Vicari. Lo rivelano i pentiti Tommaso Buscetta e Antonino Caldarone.
Insomma un intrigo a livelli alti, inimmaginabili per alcuni.
Il golpe Borghese è stato oggetto della satira del film “Vogliamo i colonnelli” con Ugo Tognazzi e “Colpo di Stato” di Luciano Salce










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