Archivio per la categoria 'Attualità e Società'

Il Borghezio in pectore

Non so perché ma non mi meraviglio.

Stamattina circola in rete questo video, il protagonista è il deputato Matteo Salvini e il video risale alla festa di Pontida del 13 giugno 2009.

Salvini sembra voler ricalcare le orme dei suoi nobili padri legacostituenti Mario Borghezio o Giancarlo Gentilini. E così dopo la geniale idea degna di nobel di riservare i posti sui mezzi pubblici ai milanesi [articolo] arriva con lo slogan:

« “Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani…”. E poi “Son colerosi e terremotati… Con il sapone non si sono mai lavati…” »

Ora non voglio fare l’ipocrita, spesso è capitato anche a me di inveire contro i napoletani. Ma da un deputato questo no, tu hai delle responsabilità, tu devi fare gli interessi del Paese, intero. Per una cosa del genere non devi fare altro che lasciare il tuo incarico.

Quando ero in Erasmus ho parlato con un ragazzo che si professava leghista. Dico professare perché a mio parere il leghismo ha poco di razionale, è una fede. Ci credi e basta. Lui mi diceva che Nord e Sud sono due mondi a parte, c’è poco da fare. Hai voglia a spiegare che le generalizzazioni servono a poco. Però stavolta aveva ragione. Su questo io sono diverso da loro, sono diverso dai leghisti e sono diverso da Matteo Salvini. Il Borghezio in pectore.

Diceva Montanelli che l’approccio migliore nei confronti del leghismo era ignorarli, non dare soddisfazioni nel parlare di loro. Un pò come avveniva nella puntata dei Simpson con i cartelloni pubblicitari giganti che vivevano e distruggevano la città  solo se il pubblico prestava attenzione. Io non sono d’accordo.

Cronaca di una esperienza di vita: Milano, alcool e integrazione

Le colonne di San Lorenzo a Milano

Le colonne di San Lorenzo a Milano

Girare ti forma, e questo lo sappiamo.

L’altra notte ero a Milano, girando un pò abbiam deciso di andare alle Colonne di San Lorenzo, da quello che ho potuto vedere uno dei punti di incontro dei ragazzi milanesi. L’atmosfera è bellissima: c’è chi beve, chi fuma, chi canta e chi suona. Qualcosa di simile a quello che accade a Piazza del Gesù a Napoli, solo meno punk.

Poi c’è lui, il grande Becksman: un personaggio assurdo che gira per il corso  di Porta Ticinese vendendo birra, only Becks naturalmente. Ci sediamo, beviamo qualcosa, e nel giro di poco ci troviamo a parlare fino alle sei del mattino. Conosco un gruppo di ragazzi del nord Africa. Egiziani, Marocchini, Algerini. Mi fermo a parlare con uno di loro. Sì è laureato in Economia a Casablanca, lavorava per la LG marocchina.

Dopo un incidente in un locale, per sfuggire alla vergogna decide di raggiungere suo fratello in Italia. Compra a nero un visto francese per 8000€ e sbarca a Milano. Ora vende vestiti.

Si vedeva da lontano che era un ragazzo non ignorante. Appena ci conosciamo mi dice “La prima cosa che la gente ti chiede è sapere il tuo Paese d’origine. Deve inquadrarti in qualche modo. Per me è più semplice perchè non ho i tratti africani, ma spesso la gente si fa prendere dal pregiudizio. In metropolitana vedi sempre posti liberi affianco a te, sono diffidenti”.

Probabilmente lui ha molta più cultura e forza d’animo di quelli che magari gli stavano di fronte, in piedi. “Sbagliano, diceva, dove c’è il sangue c’è il bene e c’è il male. Ovunque. Ma questo loro non lo capiscono.”

Come non trovarsi d’accordo con lui? Poi, un pò per l’effetto dell’alcool, un pò perché ci facciam prendere tutti dalla discussione, si toccano una miriade di argomenti. Cominciando dalle politiche di immigrazione “E’ giusto, mi dice, che un immigrato deve sborsare 800€ per avere il permesso di soggiorno, quando è palese che la situazione economica degli immigrati è drammatica?”

La libertà religiosa in Italia c’è, ma non nei fatti: “Perchè se il mondo è globalizzato non posso avere una moschea a Milano dove pregare?”

Molte cose giuste, comprensibili, sacrosante. Quando però ci spostiamo su un altri terreni le differenze si fanno sentire. A cominciare dalla poligamia. Mi è stata giustificata dicendo che il matrimonio è sacro, che non ha senso per una persona non sposarsi. E siccome nel mondo ci sono più donne che uomini, è giusto che un uomo abbia più donne. Comprensibile? Da quando in qua l’amore è una questione di statistica? Mah.

Mi è stato detto che l’undici di settembre è stato voluto dagli Stati Uniti, che dava da pensare il fatto che dei 700 e oltre ebrei che lavorassero nel WTC, nessuno quel giorno si presentò al lavoro. Che il congresso americano era guidato da ebrei, che l’attacco al Pentagono non aveva senso, visto che si stava parlando di una delle strutture più sicure al mondo.

Discorsi che andrebbero liquidati come teorie del complotto, magari come indottrinamenti. Ma che ne sappiamo? Confesso di dovermi informare meglio.

Altro argomento: Ahmadinejad? Un dittatore, come Saddam. Ma Saddam è stato allevato dagli USA. Bin Laden? Un omicida, anche lui creato dalla CIA e  ancora in vita per volere degli USA.

Poi alla fine apre una bottiglia di Coca Cola che non conteneva Coca Cola, era vino. E mi dice: ” guarda che anche un musulmano fa peccato, io rispetto il Corano nei principi, per me l’importante è avere rispetto della religione. Io ho rispetto dei cristiani, io ho rispetto di tutti.”

Si fanno le sei del mattino, è l’alba e andiamo via. Ci stringiamo la mano, ci salutiamo, e poi mi dice “Scusami se ti ho annoiato con questi discorsi”. “Affatto” rispondo io. Se anche gli italiani ne parlassero un pò di più probabilmente vivremmo in un Paese migliore.

Napoli è razzista

A Napoli un altro morto ammazzato. Lui non c’entrava nulla, era nella stazione della ferrovia cumana a suonare la fisarmonica per guadagnarsi qualcosa. Degli idioti camorristi su un motorino cominciano a sparare, forse per marcare il territorio alla stessa maniera dei cani randagi, e un proiettile attraversa il cuore di  Petru Birlandeanu. La gente anzichè soccorerlo pensa a fuggire, incurante delle urla della moglie che assiste alla morte del marito.

Quello che mi fa pensare è la reazione.

Petru è stato sparato tre volte:

La prima dai camorristi
La seconda dalla gente che non lo ha soccorso
La terza dalla gente che non si è indignata per l’accaduto. Annalisa Durante, giustamente, adesso è un’icona.

Petru, invece, non avrà diritto neanche alla “memoria” che merita.

Quando dico che Napoli sta diventando razzista non parlo a caso. Se la vittima fosse stata un napoletano, a quest’ora si sarebbero fatte le fiaccolate. Invece, adesso, Napoli tace. Vergogna.

La criminalità c’è in tutti i paesi ma, tranne qualche eccezione, nelle altre città se vuoi guai te li vai a cercare.
Mi spiego: a Los Angeles devi andare in determinati quartieri per buscarti una pallottola. A Napoli è la camorra che cerca te. E’ diverso. A Napoli puoi morire anche a Posillipo.

Riflessione di notte

Questo non è un post di elogio dell’Erasmus, quello lo scriverò più avanti, ad esperienza conclusa.

Il solo pensiero che mi viene adesso è come “riformare” un sistema di istruzione universitaria che tiene ben poco in conto un fattore fondamentale: lo studente deve crescere.

In Repubblica Ceca puoi vedere ogni giorno ragazzi nei parchi, ragazzi che il fine settimana programmano di andare in montagna, a sciare, a prendere il sole, ad esercitarsi con qualche strumento musicale all’aria aperta oppure a provare a mantenersi in equilibrio camminando su una corda legata a due alberi.

Questi non sono ragazzi “fannulloni” questi sono ragazzi che studiano ingegneria, anche duramente. A Napoli questo non è possibile, prima di tutto perchè non c’è la concezione dello svago nei parchi pubblici ( forse perchè non ci sono parchi?), ma soprattutto perchè chi studia è messo di fronte ad una scelta: o studia o si diverte. Lo studio non ti lascia altri spazi, si mangia tutto: passioni, viaggi, possibilità di conoscere gente, hobby, letture, tutto.

Forse sarebbe il momento di organizzare l’Università in modo migliore, per gli studenti naturalmente. Sarebbe ora di rivedere il sistema di valutazioni, sarebbe ora di rivedere il sistema degli insegnamenti, sarebbe ora di restituire ai giovani anche la possibilità di dedicarsi ad altre attività.

E’ una lezione che ho imparato a Praga al CVUT.  Qualsiasi cosa ti impegni per intere giornate prima o poi diventa dannosa.

Sorry 4 Berlusconi: l’intervista all’associazione UIM

Ieri abbiamo rilasciato una intervista all’associazione Unione degli Italiani nel Mondo. Ci tengo a sottolineare, non è l’associazione Italiani nel Mondo di Sergio de Gregorio.

La ripropongo

Obama, sorry 4 Berlusconi. La lettera.

Lo striscione durante il discorso di Obama a Praga

Lo striscione durante il discorso di Obama a Praga

Riporto un botta e risposta avuto via mail dopo l’esperienza dello striscione esposto durante il discorso di Barak Obama a Praga. Invito sia l’autore della mail che tutti a visitare il gruppo su facebook “Obama sorry 4 Berlusconi”

La mail

Gentile signor Tirri,
forse lei pensa di essere molto spiritoso avendo esposto con il suo amico Giampiero quello striscione durante il comizio di Barak Obama.
Intanto avete dimostrato di avere una scarsa conoscenza dell’inglese perchè 4 in inglese si pronuncia diversamente da “for”, per cui il vostro striscione per un anglofono è quasi incomprensibile. In ogni caso dimostra la vostra cultura manoscritta da scuola media mal fatta di questi tempi dove “perchè” si scrive “xchè” ecc.
Il problema principale però (o xò?) è un altro.
Voi vi scusate per Berlusconi facendo appello a Obama, che aumenta le truppe in Afganistan, continuando una guerra sanguinosa, che è reduce da un G20 in cui si sono presi solo provvedimenti da barzelletta, volti a fare propaganda di un capitalismo più “etico” (!?), che propugna una riduzione della armi nucleari quando si sa che lui ne ha più di tutto il mondo messo insieme (e notoriamente deve essere sempre il più forte a cominciare a disarmare).
E che dire delle sue genuflessioni preelettorali alle lobby ebraiche dgli USA e alle frange estremiste israeliane, compiute per avere volti alle elezioni e ripagate con il totale silenzio sul massacro di Gaza? Ma pensate veramente che un innovatore avrebbe nominato Hillary Clinton segretaria di stato? Vi ricordo cosa fece Clinton ditruggendo la Jugoslavia, e la signora Hillary non si è mai dissociata da quella guerra terribile.
Forse avrete visto il presidente Obama affaticato, povero, era stato svegliato nella notte perchè la Corea aveva lanciato un missile terribile (o satellite, secondo i coreani). Anche lui ricomincia il tormentone della “armi di distruzione di massa?”. Forse voi eravate troppo giovani o troppo distratti ai tempi della guerra all’Iraq, dove poi tali armi non si trovarono mai.
Potrei citarvi altri esempi, ma francamente questa goliardata prepolitica mi sembra una cosa che vi renderà forse popolari nelle discoteche di Praga, ma politicamente è una stupidaggine che può solo irritare chi fa seriamente opposizione al governo Berlusconi.
Cordiali saluti e auguri per i suoi studi.

D.

La mia risposta

Gentile signor D., i miei saluti.
La ringrazio per avermi contattato nonostante qualche critica che a me pare un pò ingenerosa e talvolta offensiva.
Cercherò di risponderle nel modo più puntuale possibile.
Pur non raggiungendo i suoi livelli di eccellenza nell’inglese, la mia modesta laurea in Ingegneria mi ha permesso di confrontarmi con lingue diverse da quella italiana.
Magari sarà sorpreso, ma odio , probabilmente più di lei, le storpiature dell’italiano a cui fa riferimento. Mi guardo bene dallo scrivere il famoso “xkè” et similia. Ma nel nostro caso è diverso. Il nostro è ed è stato uno slogan e come tale va inteso. La scelta del “4″ è stata dettata da vari motivi. Di spazio innanzitutto, ma anche da motivi di incisività. E poi qui non si parla certo di italiano.
In ogni caso quello in questione è un messaggio in chiave tipicamente giovanile. E’ tutt’altro che raro scambiarsi delle righe in inglese usando 4 al posto di “for”, gg al posto di “going”, cu al posto di “see you”. Magari non essendo più giovanissimo le sarà sfuggito questo particolare oppure questa riflessione.
Le preciso che, se fosse necessario o se le interssasse, le saprei stilare un elenco di tutte le motivazioni che mi portano ad avversare l’operato del Presidente del Consiglio e di tutta la sua parte politica. Ma avrebbe avuto lo stesso effetto esporre un elenco infinito di ragioni? Non credo. Gli slogan sono coniati appositamente per questo.
Chiarita la questione “for” andiamo avanti.
Il riferimento ad Obama.
La mia simpatia per l’attuale Presidente USA non è il risultato di una operazione mediatica, ma di valutazioni di merito. Non sono un sognatore e non mi sarei aspettato un ritiro di truppe dall’Afghanistan ( a proposito, si scrive con la h), ma la strada che ha intrapreso Obama mostra dei segni tutt’altro che trascurabili. Non so se ha avuto modo di sentire il discorso di ieri, ma come lei giustamente dice, Obama ha affermato che gli USA hanno il dovere di ridurre per primi il loro arsenale nucleare, essendo la prima potenza al mondo ed avendo sulle spalle la responsabilità di aver usato la bomba atomica per primi in una guerra.
Sia chiaro, nessuno vuol santificare nessuno. Ma vuol mettere? Riesce a ricordare Bush? Riesce a cogliere le differenze? Le armi di distruzione di massa mai trovate, l’unilateralismo, la guerra preventiva, il sostegno incondizionato ad Israele, non mi sembrano certo i pilastri della politica di Obama.
Penso che le sue considerazioni partano da valutazioni superficiali. Lei non mi ha mai incontrato, probabilmente non ha mai letto ciò che ho scritto e ancor più probabilmente non lo farà mai. Inoltre non vedo come il nostro messaggio possa aver danneggiato chi fa seriamente opposizione a Berlusconi. Credo sia servito a smuovere qualche coscienza, a far rendere conto che c’è una parte di Italia che non si riconosce nell’operato del Presidente del Consiglio e che il consenso che Berlusconi vanta di avere è solo su carta e non è così plebiscitario come vuol far credere.
A proposito, chi è che farebbe una seria opposizione a Berlusconi? Lei per caso? Sarei curioso di conoscere le sue gesta.
La invito comunque a venire a Praga ad incontrarmi, potrà sincerarsi di persona sul fatto che le nostre azioni vadano oltre la goliardia. Se vuole il giro per le discoteche glielo faccio fare comunque, visti i toni della sua mail un pò di divertimento non le guasterebbe di sicuro.

La saluto
Antonio Tirri



Erasmus

Praha Erasmus Album


Guardate gli ipocriti

Da JFK all’ undici settembre passando per l’Area 51 e la massoneria globale, le teorie delle cospirazioni non mi hanno mai appassionato. Chi non ha le capacità o la bravura necessarie a guardare oltre i fatti rimanendo coi piedi saldati in terra, spesso si inventa complotti e retroscena degni di film fantastici.

Per una volta, però, mi sto convincendo che qualche macchinazione sotterranea ci sia.

Non si può spiegare altrimenti una simile disparità di trattamento, un setaccio con buchi così diversi per notizie simili. 29 gennaio 2009. Antonio Di Pietro manifesta a Roma opponendosi alla sospensione, decisa dal Csm, del procuratore capo di Salerno Luigi Apicella. E fa una serie di considerazioni sulla imparzialità di Napolitano. Forse esagerando, ma sempre sottolineando il rispetto nei confronti della prima carica dello Stato (cosa puntualmente omessa)

Eppure i precedenti di attacchi veri e propri ai Capi dello Stato ci sono, e sono ben più pesanti. Per esse mai nulla si è fatto in concreto.

Qui i titoli dei giornali, da notare che sono quasi tutte prime pagine:

Libero, Il Riformista, la Repubblica, la Stampa, il Mattino, il Messaggero, Italia Oggi, il Tempo, la Voce Repubblicana

Quando, a seguito della morte di Eluana Englaro, Gasparri effettua un attacco a Napolitano ben più grave,  “Peseranno le firme non messe”, le prime pagine dei giornali parlano d’altro.

Anzi, proprio in un articolo su Libero, il paladino del Colle Vittorio Feltri tra coloro che hanno “sfruttato Eluana in ogni modo, e pure vergognosamente” troviamo anche il Presidente della Repubblica.

Che dire, due pesi e due misure.

Il Governo è razzista

Italia razzista

Italia razzista

Questo è il risultato di un Governo con la Lega. Questo è il risultato del Governo Berlusconi.

Oggi il Senato ha detto sì al decreto sicurezza. I medici possono denunciare all’autorità giudiziaria gli immigrati clandestini.

E poiché la clandestinità con questo governo è diventata reato, se un immigrato senza permesso di soggiorno va al pronto soccorso per farsi curare una malattia,  il medico non solo può denunciarlo ma ha anche l’obbligo di farlo.

E non importa se l’immigrato irregolare va a farsi curare una meningite che potrebbe creare un focolaio epidemico, deve essere denunciato. Non vuoi essere espulso? Allora muori! O meglio, allora muori e fai morire gli altri. Certo. Perchè in questo modo non si bloccano le grandi epidemie che, come si può ben pensare, hanno origine negli ambienti in cui le condizioni igieniche sono precarie, e non di certo nei salotti benpensanti.

E’ stato consentito ai mafiosi di curarsi nelle cliniche italiane. Ma i clandestini no. Sono loro i criminali!

Non tutto il mondo è paese

L’Italia non è una buona palestra per i politici. Qui sono troppo agevolati, assecondati, asserventi. Diciamo viziati.

Poveri, all’estero si trovano un pò spaesati quando qualcuno pone loro domande scomode. Forse all’estero la professionalità di un giornalista non si misura dalla lunghezza del suo guinzaglio.

Tranquilli, italiani. Il conflitto non esiste

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Tranquilli, italiani. Il conflitto di interessi non esiste.

Berlusconi prometteva che avrebbe azzerato tutti i suoi incarichi in Mediaset, che avrebbe abbandonato qualsiasi proposito di influenzare le decisioni dell’azienda.  Insomma prometteva che si sarebbe disfatto della sua proprietà.

Risate. Risate. Risate.

Qualche povero sprovveduto ci ha creduto, anzi spesso ci ha creduto la maggioranza degli italiani. Ma la colpa non è solo loro, poveri. Una domanda, a titolo di esempio.

Se Berlusconi non conta nulla in Mediaset perchè Fiorello va a palazzo Grazioli per discutere  del proprio contratto con Sky? Mistero.

Poi in questi giorni arriva la Santa Alleanza Rai-Mediaset-Telecom, per dar vita ad un operatore satellitare alternativo a Sky. Guarda un pò proprio poco tempo dopo la diatriba Sky-Berlusconi (leggi Sky-Mediaset) sull’aumento dell’IVA.

Ma qualcuno dalle parti del Biscione si lascia scappare qualche retroscena: Berlusconi vorrebbe annacquare il proprio conflitto di interessi ( allora adesso c’è? ) diventando un semplice socio di maggioranza del consorzio TivùSat ( che porterà sul satellite i programmi di Rai-Mediaset-La7), imbiancandosi la tonaca per poter salire al Quirinale, nel 2012.

E se passasse la riforma presidenzialista dello Stato? Direi che avremo un altro Putin all’italiana.

Tranquilli, italiani. Il conflitto di interessi non esiste.

Lasciateli in pace

Beppino ed Eluana Englaro

Beppino ed Eluana Englaro

Alcune volte mi stupisco della mancanza di rispetto che le persone nutrono nei confronti di casi così delicati. Il sondino che tiene in “vita” Eluana è diventato terreno di scontro tra i partiti, oggetto delle “dichiarazioni” dei politici e degli opinionisti. Mi chiedo se i mezzi d’informazione siano in grado di ritrovare un’etica nella loro professionalità.

Ma nonostante questo Beppino Englaro continua la sua battaglia, mantenendo una lucidità nelle azioni invidiabile. Già di per sè non è facile dover decidere della morte della propria figlia, figuriamoci doverlo fare combattendo con persone che non hanno nè esperienza e nè competenza per poter giudicare. E’ questa la vera violenza.

Giornata della Memoria 2009

Simboli usati per identificare gli internati

Simboli usati per identificare gli internati

Non penso che sia opportuno scrivere dei mei pensieri sulla Shoah, in questo giorno. Magari in qualche altro sì, ma nella ufficialità della Giornata della Memoria penso sia d’obbligo far parlare chi ha vissuto l’Olocausto, o meglio chi ha non-vissuto l’Olocausto.

Questo è Primo Levi:

Io ho una mia teoria personale e penso che il suicidio sia un atto altamente personale ed intellettuale, se si vuole patologico, ma gli animali non si suicidano. Ed in lager la vita era quella dell’animale: non cer’a tempo per pensarci, c’era da pensare a mangiare, a proteggersi dal freddo, a proteggersi dalle botte. Il tempo per meditare sulla vita e sulla morte e discegliere per il suicidio non c’era. Questo è quanto penso io.

La frase è tratta da una bellissima intervista comparsa oggi su La Stampa. La si puà leggere per intero qui.

Ragioni e torti

Riferendosi all’azione militare israeliana su Gaza, qualche insano di mente ha provato a fare un parallelismo stonato: Israele come i nazisti responsabili dell’Olocausto. La stella di Davide come la svastica.

Il paragone è completamente privo di senso.  L’Olocausto è stato un momento di follia che aveva, però, alle spalle un progetto lucido: lo sterminio di un popolo per ragioni razziali, sicuramente non legate a questioni territoriali. Nel caso del conflitto israelo-palestinese la matrice è prettamente legata a dispute sui confini, in parte dovuta anche a motivazioni religiose. Questo paragone risulterà ancor più insensato perché venuto fuori proprio nel periodo dell’anno dedicato alla Memoria di quei tristi eventi. E ricordo che di questo crimine si è macchiata anche l’Italia fascista, perchè promulgare il Manifesto della Razza in Italia, ha tutto il senso di una continuità ideologica con il progetto della “Soluzione Finale” nazista.

Fare un ragionamento del genere non vuol dire, al contrario di come potrebbero  interpretare i media, dar ragione ad Israele. E questo perchè Israele ne ha di colpe in tutta questa vicenda. Questo perchè si è trattato di una reazione sicuramente spropositata, costata la vita a centinaia di vite innocenti, bambini soprattutto. Sempre che di reazione si possa parlare.

Dico questo perchè, se ci si ferma alle interpretazioni che ci vengono iniettate ogni giorno nelle vene, potrebbe apparire che l’azione militare di Israele su Gaza sia stata una reazione ad un attacco missilistico di Hamas. Dico potrebbe perchè, non tutti sono d’accordo su questa versione dei fatti. E, per la completezza dell’informazione, sarebbe bene citare anche altre fonti. Soprattutto se servono a far luce su questioni come questa.

DIECI DOMANDE E DIECI RISPOSTE SULL’INVASIONE DELLA STRISCIA DI GAZA

Uno degli analisti più lucidi a proposito dell’attacco israeliano a Gaza si è dimostrato essere Loretta Napoleoni che il 14 gennaio sull’Unità ha scritto: “Israele procede nella sua operazione di ‘ripulitura’ della striscia di Gaza indifferente alle proteste del mondo. C’è una sola cosa di cui si preoccupa: il tempo“. Spiegava poi la Napoleoni che la guerra deve essere interrotta entro e non oltre il 21 gennaio perché quel giorno Obama sarà al posto di Bush e se il conflitto dovesse continuare dovrà dire la sua.
Una previsione quella di Loretta Napoleoni, azzeccata in pieno. Israele ha unilateralmente dichiarato la fine dell’attacco il 18 gennaio, appena tre giorni prima dell’effettivo insediamento del nuovo presidente americano.
Questa decisione israeliana spiega molte cose sul significato della sua violentissima aggressione a Gaza. E una su tutte: con la fine dell’era Bush non è così certo che Israele avrà sempre e comunque al suo fianco gli Stati Uniti. Almeno questo è l’auspicio del mondo civile.
Per meglio capire i 22 giorni di follia che hanno sconvolto una delle zone più povere e sovraffollate del pianeta ecco 10 domande 10 risposte.

Chi ha rotto la tregua?
Continua a leggere ‘Ragioni e torti’

Qualche domanda

Un consiglio, questo breve articolo tratto dall’Unità.

Forse ancora non hanno capito che  conviene diventare minoritari per un pò e poi risalire, piuttosto che tenersi stretta una manciata di voti ed essere condannati a vita alla sconfitta…

Napoli in declino

A Napoli la situazione è preoccupante. Non per l’immondizia, non per la delinquenza, il problema di Napoli è una questione di cultura. E non mi riferisco alla cultura del prendere alla leggera le regole o magari di escogitare anche il più bizzarro stratagemma per eluderle. Questo spirito che prima era dettato dal fattore sopravvivenza e che, diciamocelo, risulta essere anche molto simpatico, adesso si è trasformato in uno stile di vita criminoso. Tutto questo da quando la camorra ha capito di poterlo sfruttare a proprio vantaggio. Inculcando nei ragazzi il mito del camorrista guappo.

Questo video mostra un ragazzo che festeggia il capodanno sparando in aria dei colpi di pistola. Come fosse un bengala…La presenza di un’arma da fuoco è diventata talmente familiare in certi ambienti partenopei da non destare più meraviglia, neanche davanti alle telecamere. Ormai è un dato acquisito, Napoli è in mano ai criminali. E il dato preoccupante è che nessuno più si scandalizza.

Google abbandona la Net Neutrality?

Un fattore chiave che ha portato al successo l’architettura di Internet è il principio della Net Neutrality, di cui Google si è fatta portabandiera. Secondo alcuni fino a poco tempo fa.

Una definizione esaustiva di Net Neutrality la si può ricavare, paradossalmente, direttamente dal sito di Google:

Network neutrality is the principle that Internet users should be in control of what content they view and what applications they use on the Internet…Fundamentally, net neutrality is about equal access to the Internet. In our view, the broadband carriers should not be permitted to use their market power to discriminate against competing applications or content.

In termini spiccioli Internet non può privilegiare i contenuti di un determinato provider, a scapito di un altro.

A detta di molti è stata proprio la Net Neutrality il motivo del successo di Internet: parità di opportunità per tutti. A fare la differenza in termini di richiesta è la qualità dei contenuti e non la velocità a cui è possibile accedervi.

A metà dicembre l’autorevole Wall Street Journal dalle colonne del suo giornale accusa Google di voler violare il principio della Net Neutrality attraverso lo sviluppo del progetto OpenEdge.

OpenEdge prevede di installare dei server Google estremamente performanti dal punto di vista della connettività all’interno della rete dei principali fornitori di connettività, in modo da veicolare i propri contenuti a velocità maggiore.

Google Cache

Google Caching

Google ribatte direttamente dal suo blog affermando che la ricostruzione del WSJ pecca di imprecisione, in quanto la pratica del Caching è assolutamente comune tra gli ISP e che nessuno ha parato di esclusività.

Una cosa è certa: Google ha tutta l’autorevolezza economica e tecnologica tale da potersi permettere questo tipo di accordi con gli ISP. Aziende minori troveranno sicuramente molte più difficoltà.

Come si evolverà la storia? Staremo a vedere.

Auguri e regalo di Natale

Auguri!

Auguri!

Nel fare gli auguri di buone feste, segnalo che il blog dell’Istituto Majorana di Gela ha messo a disposizione un DVD da regalo che contiene il software e una raccolta di 25 videolezioni su GIMP, il famossissimo software di fotoritocco opensource, da molti considerato unico degno concorrente di Photoshop ( costo 1800 € almeno ).

Buone feste!!!

L’uscita di scena

Così conclude il suo mandato il presidente più detestato nella storia degli Stati Uniti.
Preso a scarpe in faccia

Il nome del giornalista iracheno è Muntazer al-Zaidi del canale tv «Al-Baghdadia».

Come fa Google a guadagnarci?

Lo domandai tempo fa in un seminario che ho seguito, mi è stato risposto che Google guadagna contando di imporre alcuni standard. Il modo più rapido per imporre uno standard è renderlo gratuito ;)

Una spiegazione più approfondita la si può trovare in questa serie di slide che tentano di rispondere ad una serie di quattordici domande sull’attività di Google.

Human Rights

A sessant’anni dalla stesura della Carta dei Diritti Umani,  ci si interroga se siano solo diritti su carta. Dalla Birmania al Darfur, fino ad arrivare anche ai casi italiani.  Per quanto possa sembrare lontano dalla realtà occidentale, c’è ancora oggi chi va a dormire con i morsi della fame, chi si sveglia sapendo che non potrà lavarsi il viso per mancanza d’acqua o chi difficilmente vedrà la luce del giorno perchè è imprigionato per motivi politici.

Non c’è dubbio che questa dichiarazione universale sia un livello sopra tutte le legislazioni dei  singoli Paesi, così come non c’è dubbio che il progresso di una nazione non si misuri dal suo prodotto interno lordo, ma dalla capacità di garantire i diritti espressi da questa carta. Ad ogni singolo cittadino.

Per conoscere i propri diritti

Regalo di Natale

Veltroni e Bassolino

Veltroni e Bassolino

Leggo che sia intenzione di Veltroni sollecitare le dimissioni entro Natale di Antonio Bassolino e un rimpasto nella giunta del Comune di Napoli , per non trovarsi impreparati ad una serie di intercettazioni che potrebbero causare non pochi mal di pancia all’interno del Pd.

Finalmente.

Il PD non sottoscrive il Manifesto del PSE

Nella giornata di ieri il Partito Democratico non ha sottoscritto il Manifesto di valori del Partito Socialista Europeo. O meglio, per un piccolo frangente, sono risorti i DS con l’ ex segretario Piero Fassino che, assieme ai socialisti di Riccardo Nencini, ha firmato il Manifesto 2009 del PSE, in vista delle prossime elezioni europee.

Veltroni ha parlato come osservatore.

Da sostenitore del Pd mi sento profondamente rammaricato per questo atteggiamento. Rammaricato perchè si sta prefigurando il sentimento chiave della politica di Veltroni, ossia per non fare scelte chiare ma che potrebbero creare qualche mal di pancia, si preferisce non scegliere affato.

In Europa lo scenario al Parlamento è molto semplice. I tre gruppi maggiori sono PPE-DE (Che fanno capo al Partito Popolare Europeo, attualmente spostato su posizioni conservatoriste), il Gruppo Socialdemocratico che fa capo al Partito Socialista Europeo e il gruppo liberale ALDE. Dove collocare il Pd?

Visto che tutti i riformismi di centrosinistra fanno capo al PSE, anche il Labour britannico, non si capisce come mai molti della Margherita, per “non morire socialisti”, siano così contrari aquesto apparentamento. Se è solo una questione di nomi, si può certo chiedere al PSE di aprirsi anche alle forze Democratiche che non sono di ispirazione socialista, una sorta di federazione. Ma prescindere dal Partito Socialista Europeo è un grande errore. Così come è un errore non firmare neanche il manifesto dei valori. Questa non è solo l’opinione che circola tra gli ex-DS. Esponenti di spicco della Margherita come Arturo Parisi e Franco Monaco si sono pronunciati più volte a favore dell’apparentamento con il gruppo socialista.

Di certo il Pd non può pretendere di esportare i propri mal di pancia in sede europea e la riesumazione di Piero Fassino come segretario dei DS è un modo ridicolo di risolvere la questione. Il nodo della collocazione europea doveva essere sciolto ben prima.

Ci vogliono valori netti. Altrimenti Veltroni dica chiaramente in cosa i valori del Pd differiscano da quelli del PSE. Se di differenza si può parlare.

Università. Reagire ai tagli si può, basta seguire il modello Sardo

In Italia, purtroppo, si sente la mancanza di una vera opposizione. Il Partito Democratico non è ancora maturo. Ha tante anime, tanti piccoli gruppi di potere che fanno la lotta per affermarsi. E, per questo, manca di incisività. Se fosse stato un partito unito, almeno a grandi linee, avrebbe avuto il coraggio di mettere in campo delle iniziative concrete per mostrare che un’altra Governance, alternativa alla Destra, esiste.

Un esempio su tutti. L’Università e il caso Sardegna. Se tutte le regioni governate dal centrosinistra avessero seguito l’esempio di Renato Soru, sono convinto che il Pd avrebbe conquistato una mole di consensi, soprattutto tra gli studenti.

Per non limitarsi alla semplice protesta il governatore della regione Sardegna, Renato Soru, ha messo in campo alcune misure per il 2008-2009 atte a contrastare i tagli all’Università decisi dal Governo Berlusconi.

E’ un esempio di come l’autonomia delle Regioni venga impiegata nell’interesse dei cittadini, più che per allargare i buchi neri nei bilanci. E’ la manifestazione concreta dell’interesse che si nutre nei confronti del sistema dell’istruzione universitaria.

Riporto il dettaglio dei punti da un articolo di Mario Pironti, apparso sulla Repubblica del 24 novembre scorso.

Interventi:

  • I) La Regione versa 12 milioni di euro alle due università, impoverite dai tagli della Finanziaria, per sostenere la loro attività corrente. Inoltre stanzia 4 milioni per favorire la presenza di visiting professors che arricchiscano le esperienze di studio locali.
  • II) Con bandi biennali verranno distribuiti 5 milioni di euro per finanziare direttamente singoli giovani ricercatori, sia sardi che non sardi, che abbiano scelto di svolgere altrove, in genere all´estero, la loro attività, a condizione che ora siano disposti a lavorare ad un loro progetto scientifico o umanistico presso una delle due Università sarde. L´obiettivo è di incentivare il “rientro dei cervelli”, tenendo conto che i giovani ricercatori italiani all´estero guadagnano all´inizio sovente non più di 1700-1800 euro, ma godono non solo di infrastrutture incomparabilmente migliori e di sistemi di ricerca più liberi. Soprattutto è loro ben presente che, a differenza della madre patria, gli esiti verranno giudicati soltanto per il merito e la professionalità. La scommessa di Soru è di tentare anche in Sardegna una prima inversione di tendenza: chi verrà, anche se l´università non ha soldi da offrirgli, riceverà dalla Regione direttamente ad personam 40.000 euro l´anno, più altri 15.000 per libri, materiali, spostamenti per studio.
  • III) Oltre alle normali borse di studio assegnate in base al merito e al reddito, da quest´anno la Sardegna mette a disposizione 2500 “assegni di merito” per un totale di 15 milioni, senza alcuna limitazione di reddito, per i giovani che si iscrivono per la prima volta alla università o sono già iscritti, a condizione che abbiano superato l´esame di maturità con almeno 80/100, che sostengano tutti gli esami universitari entro il tempo stabilito e conseguano una media del 27. Il contributo, versato direttamente allo studente, sarà di 500 euro nette al mese. Si tratta di una iniziativa senza precedenti nel nostro Paese, cui si aggiunge per tutti i neo iscritti un contributo di 1200 euro per computer e libri. Infine, per rimpinguare l´esigua somma data dalle università, la Regione assicura altri 2500 euro per ogni borsa Erasmus.
  • IV) Oltre ai fondi per l´edilizia già assegnati per alloggi universitari in costruzione, in modo da portarli a Cagliari da 1000 a 2000 e a Sassari da 350 a 1000, la Regione assicura a tutti i ragazzi fuori sede una sovvenzione di 5000 euro l´anno per una abitazione nella città che li ospita.

Che dire, se tutte le regioni governate dalla Sinistra avessero intrapreso una iniziativa del genere, i consensi del Governo sarebbero scesi sotto zero. Quando lo capiranno?

Le proposte per una Università migliore

Allora, domani 14 novembre è prevista la manifestazione nazionale del movimento studentesco, pe protestare contro i tagli previsti dalla legge 133 al sistema universitario.

Devo dire che la protesta degli studenti ha avuto due effetti significativi:

  • Ha ottenuto un parziale dietrofront da parte del Governo, soprattutto in materia di blocco del turnover
  • Ha avviato un dibattito interessante sulle prospettive che riguardano l’Università italiana

Soprattutto riguardo al secondo punto, mi sto informando su una serie di proposte vicine al Prf. Roberto Perotti, professore all’Università Bocconi. Molto vicino alle posizioni che Mario Monti ha dichiarato di sostenere al programma Otto e Mezzo e che, devo dire, sta riscuotendo un certo successo anche tra i professori della Federico II.

In prima battuta si prospetterebbe un aumento delle tasse per gli studenti, bilanciato da un sistema ben architettato di borse di studio, per gli studenti appartenenti ai ceti meno abbienti. Tutto questo assieme ad un meccanismo di incentivi e disincentivi che dovrebbe scaricare le responsabilità di chi fa baronaggio direttamente sugli stessi baroni.

La soluzione sembrerebbe interessante, anche se penso farà storcere il naso a più di una persona, soprattutto quando si sente parlare di un aumento delle tasse. Vedremo. Intanto godetevi questo bellissimo striscione ;)

A chi volesse farsi un’idea più precisa consiglio di vedere questi video:

Otto e Mezzo – Ospite Mario Monti

Le Storie – Ospite Roberto Perotti

America Democratica

Barak Obama in Pennsylvania e Columbia

Barak Obama in Pennsylvania e Columbia

Se quasi ogni televisione del mondo dedica uno speciale alle elezioni presidenziali americane, un motivo c’è. E’ palese che la scelta del prossimo presidente USA condizionerà la politica di tutto il mondo. In un certo senso, proprio per il potere che ha, la figura del presidente americano dovrebbe essere eletta da tutti i popoli del mondo.

Utopie a parte, sembra che qualcuno già abbia noto il vincitore. Tutti danno Barak Obama come ultrafavorito, con alle spalle John McCain, veterano del Vietnam il cui impegno principale in questa campagna elettorale sembra essere stato quello di prendere le dovute distanze da George W. Bush.

Una riflessione sul presidente uscente. La Storia insegna sempre da chi sta la parte della ragione, tranne alcuni rarissimi casi. Ma non siamo in uno di questi. A ragione, gli otto anni di presidenza Bush Jr saranno ricordati come il medioevo dell’America. Assieme a Bush crollano tutti quei commentatori, giornalisti e politici italiani che lo hanno sostenuto: da Giuliano Ferrara, a Vittorio Feltri, da Fiamma Nirenstein. Fino ad arrivare al suo più grande, se non unico, alleato-amico nel G8, Silvio Berlusconi. Naturalmente.

E’ tutta gente che ha sostenuto la politica neoconservatrice di Bush, la guerra in Iraq, il protezionismo, la dottrina della guerra preventiva, la dottrina economica che ha portato alla recente crisi. Non dimenticherò mai Fiamma  Nirenstein mentre difendeva l’attacco all’Iraq alla conferenza delle Azzorre, oppure Il Foglio o Il Giornale, che a giorni alterni pubblicavano in prima pagina le prove sulle armi di distruzione di massa possedute da Saddam Hussein e sul conivolgimento dell’Iraq con le vicende di Al Quaida. Tutte frottole, tutte bugie. Questi signori e tutto il centrodestra italiano, a giudizio della Storia, sono stati in errore.

Detto questo, veniamo ai fatti più recenti.

Stanotte qualcuno farà le ore piccole per seguire questa elezione. Personalmente mi auguro di non provare la stessa delusione che ebbi ai tempi dello scontro Bush-Al Gore. Otto anni fa cominciavo le prime osservazioni critiche della politica in tv. Volevo decidere da che parte stare. Fortunatamente, nonostante la non lunghissima esperienza, scelsi tra me di sostenere quello che sarebbe diventato un Nobel per la Pace.

In qualsiasi modo finiscano, quindi, il vero vincitore di queste elezioni è già noto. Il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà Il Cambiamento. Sta agli americani, adesso, decidere chi lo personifica meglio. La mia opinione è Barak Obama. Un uomo figlio della globalizzazione potrebbe portare il mondo fuori dai danni fatti dalla globalizzazione. Un pò frase ad effetto, ma ha le sue ragioni. Per la sua storia, per i suoi studi, per la sua vita. Per aver aver fumato marjiuana, per aver sentito l’esigenza di riscoprire le proprie radici, per l’impegno sociale. Ma anche per essere il primo presidente di colore della storia. Obama ha tutte le carte in regola per essere un buon Presidente.

Attenzione, però, a non farsi trasportare dall’elemento mediatico di Obama. Attenzione a non cadere nell’errore che gli italiani hanno fatto con Silvio Berlusconi. Obama ha speso un capitale in campagna elettorale, sia contro Hillary Clinton che poi contro lo stesso McCain. Ed i popoli dell’Europa percepiscono la figura di Obama attraverso il filtro della telecamera. Qualche maligno potrebbe pensare che il suo consenso derivi dai soldi che ha speso in immagine. In parte è anche vero. Ma ciò che sgombra il campo da ogni dubbio è il suo passato, i suoi discorsi, il suo programma.

Oggi il mondo necessita di un cambiamento. E Barak Obama sembra l’unica speranza per uscire dall’empasse. Aspettando che il vento del cambiamento soffi anche in Italia.

Obama for President

Il risveglio delle coscienze

Da Wikipedia:

La legge n. 133 del 6 agosto 2008 è la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge n. 112 del 25 giugno 2008, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria.

Ha suscitato, tra l’altro, diffuse proteste nel mondo universitario ed accademico. Tre sono i punti maggiormente criticati:

  • Taglio di 1.441,5 milioni di € al fondo di finanziamento ordinario (FFO) nel quinquennio 2009/2013
  • Blocco del turn-over al di sotto del 20% fino al 2011 (una nuova assunzione del personale univesitario ogni 10 posti liberati)
  • Possibilità di trasformazione per le università in fondazioni private con una votazione a maggioranza del 50%+1 da parte del Senato accademico.
  • Se ci fosse qualcuno che ancora non l’avesse capito, questi sono i motivi per cui gli studenti ( compreso io ), i docenti ed i rettori protestano.

    Nel mio caso specifico, la Federico II di Napoli si regge sul sopracitato FFO per far fronte alle spese, visto che gli introiti provenienti dalle tasse degli studenti a stento riescono a coprire la metà degli stipendi di professori, ricercatori e personale tecnico amministrativo, così come spiegato in questo prospetto.

    categoria numerosità lordo annuo stimato totale parziale
    prof ordinari 193 70.000 13.510.000
    prof associati 143 49.000 7.007.000
    ricercatori 164 34.300 5.625.200
    personale TA 300 20.000 6.000.000
    totale stipendi 32.142.200
    Tasse studenti 17.000 1.000 17.000.000

    Le modifiche volute dal decreto Gelmini, ma che in realtà dovrebbe chiamarsi Decreto Gelmini-Berlusconi-Tremonti, produrranno questi effetti.

    • Tagliando i fondi veicolabili con il FFO, si porteranno le Università a dover gestire una situazione estremamente critica, perchè non possono riuscire a far fronte al pagamento degli stipendi. La didattica, quindi, sarà in pericolo. Allo stesso tempo l’Ateneo non potrà fornire in alcun modo i servizi necesari allo studente per potergli assicurare una formazione quantomeno decente, dalle aule alle postazioni informatiche, finanche ai libretti universitari.
    • Il blocco delle assunzioni porterà alla chiusura indiscriminata dei corsi di laurea. E non si sta parlando di quei corsi in “Scienze del Benessere Animale” ma di Corsi che andranno a formare la futura classe dirigente di questo Paese. La qualità della didattica sarà anche in questo caso colpita, dovendo un numero esiguo di professori, gestire uno sproporzionato numero di alunni, sia dal punto di vista degli esami che delle lezioni frontali.
    • La trasformazione delle Università in Fondazioni di Diritto Privato non è obbligatoria. Lo diventerà nei fatti nel momento in cui la riduzione del FFO costringerà gli Atenei a dover tramutare il proprio stato giuridico per poter di conseguenza aumentare le tasse ( adesso non lo si può fare, si è sottoposti a dei vincoli), anche in maniera spropositata. Gli studenti che fino ad oggi hanno pagato meno di 1000 euro all’anno di tasse universitarie, saranno costretti a sborsare una cifra almeno 10 volte maggiore. L’Università non sarà, dunque, di tutti, ma sarà solo di quell’ èlite di persone che potranno permettersela. Il figlio dell’operaio dovrà continuare a fare l’operaio e solo il figlio del dirigente d’azienda potrà diventare a sua volta dirigente d’azienda. Tutt’al più il figlio del ladro.

    Stiamo passando ad un sistema che premia la disuguaglianza. E con quale scusa? viene sbandierato lo spauracchio del “Non ci sono soldi”.

    La replica a questa affermazione richiederebbe pagine e pagine di commenti. Il problema è che i tagli si fanno nei confronti di quei settori che non sono in grado di costituire una lobby, un gruppo di pressione nei confronti del Governo. Basta ricordare il caso del fallimenti di Alitalia. Il Governo Berlusconi ha accollato ai contribuenti italiani la ragguardevole somma di 500 milioni di euro, per pagare una stagione di fallimenti di Alitalia ma soprattutto per favorire una cordata di imprenditori voluta da lui come stratagemma per vincere le elezioni. Più di un terzo dei tagli ai fondi del FFO.

    Forse non è chiaro: la sua più riuscita manovra elettorale gliel’abbiamo pagata noi!

    E lo stesso discorso si potrebbe fare con i finaziamenti alle grandi banche in crisi, con le agevolazioni ai gruppi imprenditoriali, consentendo loro di fare utili con denaro pubblico. Ma basta anche pensare ai semplici sgravi fiscali che sono stati concessi per il passaggio al digitale terrestre. Addirittura 1000€ a famiglia di detrazioni, quando non si permette di detrarre neanche un centesimo delle tasse universitarie.

    Allora sembra chiaro che è tutto un sistema a funzionar male, è l’intera classe politica che non ha lungimiranza nelle proprie azioni.

    E quando il mondo studentesco si mobilita per protestare contro un Governo ( ma anche una opposizione ) che dimostra di tenere ben poco al futuro dei suoi ragazzi, che dimostra di ragionare con logiche di breve periodo, che si bollano i manifestanti come quattro gatti facinorosi.

    Io, invece, dico che si tratta di un risveglio delle coscienze, che per la prima volta ha interessato gli studenti dai tempi del ‘68. Una presa di posizione che è stato un doppio schiaffo, sia per chi governa sia per chi pensa di fare opposizione. L’autonomia nell’agire.

    Ed è per questo che manifesto a fianco di questi ragazzi, per una istruzione pubblica, per una istruzione che sia davvero per tutti. Perchè, come è stato detto in una recente assemblea, l’Università è rimasto l’unico e l’ultimo ascensore sociale che consente al figlio di un operaio di diventare dirigente d’azienda. In un Paese che di ascensori è davvero sprovvisto.

    I want your money

    Il mondo sullorlo del baratro

    Il mondo sull'orlo del baratro

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    E’ probabile che, almeno per adesso, pochi cittadini si stiano rendendo conto della crisi in cui versa il sistema finanziario. Penso sia chiaro che il problema è stato innescato dal forte indebitamento delle famiglie americane.

    .


    I Colpevoli

    Un articolo di Gatti comparso sul Il Sole 24 Ore si è rivelato davvero utile per far luce sui responsabili di questa crisi.

    • Phil Gramm, consigliere economico di John McCain per il quale si prevede un ruolo di primissimo ruolo in una futura amministrazione McCain. Si è adoperato più di tutti perché il sistema finanziario Usa fosse il meno regolato possibile. ( Un motivo in più per votare Obama ).
    • George W. Bush. Giunto alla fine del suo secondo mandato, probabilmente sarà uno dei presidenti più criticati nella storia degli Stati Uniti. Le sue responsabilità in questa crisi si possono individuare con un modello errato di sostegno ai consumi: incentivare il credito facile. Quello, per intenderci, dei subprime: concedere prestiti a soggetti che non possono acccedere ai tassi di interesse di mercato, per problemi di insolvenze passate. Un virgolettato di George “La gente spesso vorrebbe comprare una casa, ma non ha soldi per l’anticipo… I contratti sono troppo complicati… Quindi faremo sì che venga semplificata la documentazione richiesta… Infine, abbiamo bisogno di maggiori capitali… E sono fiero di annunciare che Fannie Mae ha recepito questo bisogno… E che anche Freddie Mac è disposto a fare la sua parte”.

    • Banche di investimento, che hanno messo praticamente in opera i famosi mutui di scarsa qualità.

    Questo per capire un pò di più di cosa si sta parlando.

    I Commenti
    Abbiamo scoperto che l’Italia non è la sola nazione del mondo in cui gli ottimi compensi dei dirigenti aziendali non corrispondono ad altrettanto fantastiche doti manageriali.

    Richard Fuld, ad esempio, presidente e amministratore delegato della Lehman Brothers (ora in bancarotta) ha maturato una buona uscita di 22 milioni di dollari.
    Stanley O’Neil, ex CEO di Merrill Lynch lascia il suo ufficio realizzando una pensione di 161 milioni di dollari, lasciando un buco di 40 miliardi di dollari.

    Alla luce di tutto questo le conclusioni non sono una esclusiva degli economisti. Adesso si sta correndo ai ripari, garantendo i depositi e tranquillizzando i risparmiatori. Ma il problema è informare.

    Informare che è questo tipo di capitalismo a rivelarsi marcio. La folle corsa ai “sùbiti guadagni” di dantesca memoria, ha portato ad un aumento della speculazione ( compro a 10 e rivendo a 200 ) che ha prosperato in un mercato regolato da norme votate da politici complici dei grandi gruppi bancari. Ed è quì che si pone il problema dell’etica in politica ed in economia. Ed è anche qui che si manifestano le contraddizioni più forti dei conflitti di interesse. E, lo ricordo, questo Paese si fonda sui conflitti di interesse.

    Pensando a questa crisi, a cui tutti stanno cercando di porre rimedio incentivando un intervento dello Stato nel sistema finanziario, mi chiedo se gli avvertimenti di quelli che erano bollati come pazzi visionari No-global fossero fondati. Quei movimenti di contestazione che denunciavano prima una globalizzazione selvaggia, senza regole, che favorisce i gruppi economicamente più grandi e solidi a scapito di quelli più piccoli. Una globalizzazione che partorisce i “Fat Cats” che nelle stanze dei bottoni della politica e della finanza ingrassano alle spalle dei cittadini.

    Forse c’è bisogno davvero di riscrivere le regole di un capitalismo malato. Augurandosi, magari, che queste stesse regole non siano redatte da coloro che hanno condotto il mondo sull’orlo del baratro.

    Manovrati

    Manovrati

    Manovrati

    Quella che è una assoluta necessità del sistema politico si è trasformata in uno dei tanti slogan che alimentano i dibattiti dei talk show televisivi, gli interventi pubblici e le operazioni di immagine.
    La riduzione a slogan è un atto dovuto, per mettersi al riparo da una scelta che si rivlea necessaria alla luce dei fatti, ma che potrebbe minacciare l’integrità di un sistema politico ora rigido ed immobile.
    Si parla, naturalmente, della partecipazione dei giovani alla vita pubblica e dei partiti.
    Tutto nasce da un clamoroso errore di valutazione, che sia voluto o meno è indifferente. Sarebbe comunque grave.
    Il grande sbaglio è nella valutazione di un’implicazione.
    Diciamo che per proteggersi le spalle dalle accuse di rigidità dei propri apparati organizzativi, e di conseguente sterilità delle proposte, la “nuova” dirigenza ha compreso l’importanza di un ritorno in politica dei giovani.
    Il cittadino italiano sente il bisogno di persone che abbiano poco a che fare con un sistema vecchio, un sistema per il quale si ha l’impressione che le scelte scaturiscano non come naturale conseguenza di un sentire, di un insieme di valori forti (una volta si chiamavano ideologie), ma da una serie di condizionamenti economici e di potere. Bene.
    Data per certa la necessità di avere giovani in politica, si cade nel famoso errore di implicazione cui accennavo prima.
    E’ il rinnovamento della politica che ha come conseguenza la presenza dei giovani, non il contrario. In altri termini, la partecipazione giovanile è condizione necessaria ma non sufficiente per un ritorno alla politica vera. La presenza di un volto giovanile non basta, da sola, a dimostrare che il partito abbia avviato un processo di rinnovamento. Basterebbe, allora, che qualche potente di turno piazzasse un suo protetto e/o manovrato perché si dia la percezione del profondo cambiamento, quando in realtà non si è creato nulla di significativo, se non un guscio nuovo per contenuti vecchi.
    Il primo passo deve essere, allora, l’avvio di una serie di iniziative che restituiscano ai giovani la possiblità di potersi esprimere, di poter dibattere e di poter essere formati. E tutto questo parte dai luoghi fisici dell’incontro e dalla costituzione dei movimenti giovanili intesi come una componente irrinunciabile dei partiti, più che una necessità di immagine. Questo è il nodo centrale, offrire concrete possibilità. Perchè oggi si sente quasi la nostalgia di quel secondo dopoguerra in cui le grandi fratture nei partiti erano causate da modi differenti di intendere il bene comune, piuttosto che da logiche di spartizione del potere.

    L’energia che dà la morte

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    L'energia che dà la morte

    In situazioni delicate come quella che riguarda il Caucaso, più che in altre situazioni, prima di poter esprimere un parere è opportuno informarsi adeguatamente. Purtroppo non è semplice trovare il bandolo della matassa sul conflitto in atto tra Russia e Georgia. Certo è che non si tratta di questioni di patriottismo, come magari si può essere portati a credere.

    Il  problema vero è che sono stati scombussolati gli equilibri internazionali, le zone di influenza non sono più contigue bensì a macchia di leopardo. I Paesi che una volta erano satelliti dell’URSS stanno voltando le spalle alla Russia di Putin (non di Medvedev) per mettersi sotto l’ala protettrice di Bush. Previa concessione di lauti privilegi, naturalmente. Il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, l’allargamento dello scudo spaziale agli ex Paesi del Patto di Varsavia, le rivoluzioni colorate sono tutti colpi incassati dalla Russia. Fino ad arrivare all’ultimo, cruciale punto: il controllo delle risorse energetiche.

    Già. La Georgia ospita alcuni dei pochissimi corridoi energetici ( metano e oleodotti ) che alimentano i Paesi del blocco occidentale e che non attraversano la Russia. Un’opportunità da sfruttare, quindi, la presunta violazione da parte della Georgia della tregua del ‘92. Violazione tutta da verificare, natuarlmente, visto che i georgiani rivolgono a Mosca le stesse accuse. Idem per l’Abkhazia.

    A quanto sembra, sulla questione Caucasica la Russia non ha intenzione di cedere. Il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia unito alla sospensione dei rapporti con la NATO sono solo le ultime mosse annunciate.

    Deplorevole è che ancora una volta a farne le spese sono i civili, la cui morte viene comunque considerata un prezzo da pagare per il riassestamento degli equilibri internazionali.

    Anche questo, quindi, come la maggior parte dei conflitti in atto, deriva da contese sull’energia. Ed è paradossale come la stessa energia che permette ad un popolo di fiorire e svilupparsi, sia indirettamente la causa della distruzione di altri. Tutto questo necessita un forte cambiamento. Di sicuro non è semplice andare contro il Guadagno, il Profitto e le possibilità di arricchirsi in maniera veloce e poco dispendiosa, soprattutto se è viva la possibilità di speculare, vista la carenza di risorse.

    Ma un cambiamento ci deve essere. Da questo punto di vista l’amministrazione Bush ha contribuito a creare situazioni di instabilità sparse per il mondo. Lo spiraglio, adesso, sembra essere Barak Obama. C’è già chi lo paragona a Bob Kennedy, oppure al più famoso fratello John. Per adesso l’unica cosa certa è che un altro presidente Repubblicano negli Stati Uniti sarebbe sintomo di una ricerca di continuità con la politica neoconservatorista ed unilateralista di oggi.

    Una catastrofe da evitare a tutti i costi

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    Antonio Tirri
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