Ieri si è svolto (finalmente) il confronto tv tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico. Mentre lo guardavo, in differita, pensavo: che tristezza.
Non tanto per i contenuti, non tanto per i toni. Il confronto in realtà c’è stato. I tra se la sono suonata di santa ragione. Ignazio Marino si è tolto un pò di sassolini dalle scarpe, facendo emergere i lati contraddittori dei due competitors. Ma anche Bersani, che ai buoni propositi di Franceschini di fare una opposizione “dura e pura” ha ricordato come ad avviare la stagione del “dialogo dei ma anche” fosse stato proprio lui assieme a Veltroni.
La tristezza è un’altra. E mi viene pensando alle primarie negli Stati Uniti. Ricordo che in Italia non si parlava d’altro nei TG, ricordo che sul web impazzavano i sondaggi della Gallup, ricordo che le televisioni facevano a gara per ospitare il confronto tra i candidati.
Confronto che non si teneva solo sulla webtv del Partito Democratico che, diciamoci la verità, in Italia nessuno guarda. Ma sulla CNN. Ripeto, sulla CNN. Probabilmente la più importante (sicuramente la più famosa) emittente statunitense per quanto riguarda le news e la politica.
In Italia, invece, si è relegato tutto ad una tv di nicchia. E questo perché? La risposta è naturale quanto la domanda: per nascondere l’eventuale successo del candidato outsider Marino (che c’è stato).
Queste primarie all’italiana non vanno bene: liste bloccate, confronti su emittenti che nessuno guarda. Franceschini e Bersani hanno voluto un confronto come quello che c’è stato. Ignazio Marino l’aveva richiesto a Ballarò, Porta a Porta, sulle tv nazionali insomma. Lo dico perché me l’ha detto lui.
Se questa è la gestione del momento più democratico del partito, come si può pensare che, una volta eletti, Franceschini o Bersani, possano portare il cambiamento?
Io non l’ho capito, spiegatemelo un pò.













Carissimo Antonio,
oggi non condivido il tuo articolo (è una delle rare volte).
Secondo me il confronto è stato affidato a you-dem per diversi motivi.
Uno: perchè in TV un eventuale confronto tra tre candidati del pd sarebbe stato sottoposto ad una serie di regole (quali la par condicio, con conseguente contraddittorio presente in studio) che l’avrebbe esposto al rischio d’inquinamento.
Due: per ovvi motivi di tempo.
Tre: quanti avrebbero garantito lo spazio sufficiente?
Inoltre non dimenticare che il confronto era preteso da Marino, vero, ma Franceschini si è sempre dichiarato disponibile (a patto che fosse un confronto a tre. Necessaria quindi la presenza di Bersani che fino a ieri si è fatto negare)
Un abbraccio.
Adriano.
Vogliamo fare le primarie, ok. Facciamole come si deve però. Il più importante confronto TV l’hanno fatto alla CNN, non su una webtv che nessuno vede. Ed è stato più di uno. Confronti in TV e confronti dal vivo.
Adrià, quante ore al giorno vedi YouDem?
Il “duello” non è stato fatto neanche prima delle convenzioni dei circoli! come se gli iscritti non ne avessero bisogno. Questo in parte è vero, visto che molti hanno votato sotto indicazione dei capibastone…. Read More
Primo punto:
Ci sono programmi come “In 1/2 ora” di lucia annunziata, in cui l’ospite è unico e c’è un giornalista a fare domande. Non mi sembra violi la par condicio. Quante volte a Porta a Porta fanno le interviste monotematiche?
Secondo punto:
I classici tempi di una trasmissione di approfondimento politico. Non vedo la tragedia
Terzo punto:
Franceschini ha un grande pregio, parla come se fosse il candidato di nicchia del Pd, come se chi lo ascolta non avesse seguito i suoi discorsi in precedenza. Forse sarebbe il caso di ricordare che lui è stato vicesegretario del Pd e segretario fino ad oggi. E tutto quello che ha fatto il Pd dal 2007 ad oggi è da imputare anche a lui.
La questione del confronto “a tre” è stata una trovata degli ultimi tempi. Prima Franceschini non voleva il confronto, a lui bastava la visibilità naturale che aveva da segretario del Pd. E infatti:
http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/pdf/rad44451.tmp.pdf
Poi, ha cambiato idea. Sul nucleare devo dare atto che ha detto no dall’inizio, a differenza di Bersani.