Riporto il testo di un articolo per me illuminante, comparso su “Il Fatto Quotidiano” del 29 settembre, a firma di Luca Telese (l’ideatore e conduttore di Tetris, per intenderci)
PD A MACCHIA DI LEOPARDO: IL PARTITO CHE NON C’E’
Dopo il primo giro di boa Bersani all 53% Franceschini al 38% Marino all’8% (ma decisivo). Al sud il voto d’opinione non si vede
Dice Furio Colombo: “il Partito Democratico non proietta l’ombra”. Una immagine folgorante, per spiegare il paradosso di un congresso che non produce dibattito nel paese, di una conta che scandisce il suo appello nella stanze chiuse. Sabato e domenica si è celebrato il turno più importante si è votato in centinaia di sezioni. E cosa si scopre di nuovo? A prima vista poco.
Un voto ai raggi X. In realtà molto, su di un partito che viene passato ai raggi X di una prova elettorale. Pierluigi Bersani (per ora) vince bene con il 53%. Dario Franceschini perde, sorprendentemente con il 38%, anche se non è del tutto fuorigioco. Ignazio Marino, con il suo 8% ormai consolidato (forse di più), entra nel ballottaggio a tre ed è destinato a diventare il king maker. Perchè? Per due motivi: perchè se nelle primarie con i cittadini Bersani non raggiungerà la soglia del 51%, i voti dei suoi delegati saranno determinanti per eleggere il vincitore della sfida. E poi perchè i numeri regione per regione dimostrano una grande potenzialità di consenso fuori dagli apparati, diventano il paradigma del congresso, e sono per certi versi clamorosi. Percentuali sballate. Ad esempio. Il chirurgo ottiene in tutte le città da Roma in su percentuali fra il 20 e il 30% (con punte del 35%). Mentre invece precipita al 3% e rotti in Puglia, Calabria, Campania. In tutto il Sud si è prodotto un risultato a macchia di leopardo”. Dove i signori delle tessere sono a favore di Franceschini, i voti si riversano sul segretario. Dove accade il contrario le percentuali si ribaltano. In pratica è stato cancellato il voto di opinione.











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