La notizia della chiusura della Grotta Azzurra è stata un pugno allo stomaco. Forse perché è l’ultimo e più significativo segnale che le cose in Campania non vanno bene per niente. E bisogna correre ai ripari.
Questa “gente” non si rende conto di vivere in uno dei luoghi più belli del mondo. Vorrebbero rovinare tutta la Campania così come stanno rovinando Napoli, inquinando il territorio sversando la monnezza nelle cave, contaminando le falde acquifere. Vermi e schiuma sulle spiagge campane perché il depuratore di Cuma ha smesso di funzionare.
Mozzarella alla diossina, perché quelle povere bufale chissà quali sostenze tossiche ingeriscono. E ora la notizia di qualche sprovveduto che riversa bottiglie di vetro nei fondali di Capri o qualche ristoratore che sversa liquami nel mare vicino la Grotta Azzurra. Proprio lui, che del turismo ci vive. Si può essere più miopi?
Non capiscono che ad essere colpiti sono loro stessi, i propri figli e la loro prospettiva di vita in queste zone. Perché tolto il buon cibo, tolti i vini, tolte le bellezze del mare e della montagna, tolto il turismo, la Campania muore.
Ma non solo. Quando si sentono storie di camorra, corruzione, mala sanità, mala politica, disoccupazione, la risposta che un campano o un napoletano ti può dare è intonare una canzone e dire “Basta ca ce sta ‘o sole, ca c’è rimasto ‘o mare…”. E’ la terra che consola. E adesso vogliono toglierci anche questo.
Sul Mattino di oggi dice Crescenzio Sepe, cardinale e aricivescovo di Napoli «Dannati quelli che vivono di camorra, sopraffazione, prepotenza. Dannati quelli che non prestano soccorso ai naufraghi che perdono la vita».
Io aggiungerei all’elenco anche questi usurpatori del territorio.












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