
Il mondo sull'orlo del baratro
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E’ probabile che, almeno per adesso, pochi cittadini si stiano rendendo conto della crisi in cui versa il sistema finanziario. Penso sia chiaro che il problema è stato innescato dal forte indebitamento delle famiglie americane.
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I Colpevoli
Un articolo di Gatti comparso sul Il Sole 24 Ore si è rivelato davvero utile per far luce sui responsabili di questa crisi.
- Phil Gramm, consigliere economico di John McCain per il quale si prevede un ruolo di primissimo ruolo in una futura amministrazione McCain. Si è adoperato più di tutti perché il sistema finanziario Usa fosse il meno regolato possibile. ( Un motivo in più per votare Obama ).
- George W. Bush. Giunto alla fine del suo secondo mandato, probabilmente sarà uno dei presidenti più criticati nella storia degli Stati Uniti. Le sue responsabilità in questa crisi si possono individuare con un modello errato di sostegno ai consumi: incentivare il credito facile. Quello, per intenderci, dei subprime: concedere prestiti a soggetti che non possono acccedere ai tassi di interesse di mercato, per problemi di insolvenze passate. Un virgolettato di George “La gente spesso vorrebbe comprare una casa, ma non ha soldi per l’anticipo… I contratti sono troppo complicati… Quindi faremo sì che venga semplificata la documentazione richiesta… Infine, abbiamo bisogno di maggiori capitali… E sono fiero di annunciare che Fannie Mae ha recepito questo bisogno… E che anche Freddie Mac è disposto a fare la sua parte”.
- Banche di investimento, che hanno messo praticamente in opera i famosi mutui di scarsa qualità.
Questo per capire un pò di più di cosa si sta parlando.
I Commenti
Abbiamo scoperto che l’Italia non è la sola nazione del mondo in cui gli ottimi compensi dei dirigenti aziendali non corrispondono ad altrettanto fantastiche doti manageriali.
Richard Fuld, ad esempio, presidente e amministratore delegato della Lehman Brothers (ora in bancarotta) ha maturato una buona uscita di 22 milioni di dollari.
Stanley O’Neil, ex CEO di Merrill Lynch lascia il suo ufficio realizzando una pensione di 161 milioni di dollari, lasciando un buco di 40 miliardi di dollari.
Alla luce di tutto questo le conclusioni non sono una esclusiva degli economisti. Adesso si sta correndo ai ripari, garantendo i depositi e tranquillizzando i risparmiatori. Ma il problema è informare.
Informare che è questo tipo di capitalismo a rivelarsi marcio. La folle corsa ai “sùbiti guadagni” di dantesca memoria, ha portato ad un aumento della speculazione ( compro a 10 e rivendo a 200 ) che ha prosperato in un mercato regolato da norme votate da politici complici dei grandi gruppi bancari. Ed è quì che si pone il problema dell’etica in politica ed in economia. Ed è anche qui che si manifestano le contraddizioni più forti dei conflitti di interesse. E, lo ricordo, questo Paese si fonda sui conflitti di interesse.
Pensando a questa crisi, a cui tutti stanno cercando di porre rimedio incentivando un intervento dello Stato nel sistema finanziario, mi chiedo se gli avvertimenti di quelli che erano bollati come pazzi visionari No-global fossero fondati. Quei movimenti di contestazione che denunciavano prima una globalizzazione selvaggia, senza regole, che favorisce i gruppi economicamente più grandi e solidi a scapito di quelli più piccoli. Una globalizzazione che partorisce i “Fat Cats” che nelle stanze dei bottoni della politica e della finanza ingrassano alle spalle dei cittadini.
Forse c’è bisogno davvero di riscrivere le regole di un capitalismo malato. Augurandosi, magari, che queste stesse regole non siano redatte da coloro che hanno condotto il mondo sull’orlo del baratro.









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