Quella che è una assoluta necessità del sistema politico si è trasformata in uno dei tanti slogan che alimentano i dibattiti dei talk show televisivi, gli interventi pubblici e le operazioni di immagine.
La riduzione a slogan è un atto dovuto, per mettersi al riparo da una scelta che si rivlea necessaria alla luce dei fatti, ma che potrebbe minacciare l’integrità di un sistema politico ora rigido ed immobile.
Si parla, naturalmente, della partecipazione dei giovani alla vita pubblica e dei partiti.
Tutto nasce da un clamoroso errore di valutazione, che sia voluto o meno è indifferente. Sarebbe comunque grave.
Il grande sbaglio è nella valutazione di un’implicazione.
Diciamo che per proteggersi le spalle dalle accuse di rigidità dei propri apparati organizzativi, e di conseguente sterilità delle proposte, la “nuova” dirigenza ha compreso l’importanza di un ritorno in politica dei giovani.
Il cittadino italiano sente il bisogno di persone che abbiano poco a che fare con un sistema vecchio, un sistema per il quale si ha l’impressione che le scelte scaturiscano non come naturale conseguenza di un sentire, di un insieme di valori forti (una volta si chiamavano ideologie), ma da una serie di condizionamenti economici e di potere. Bene.
Data per certa la necessità di avere giovani in politica, si cade nel famoso errore di implicazione cui accennavo prima.
E’ il rinnovamento della politica che ha come conseguenza la presenza dei giovani, non il contrario. In altri termini, la partecipazione giovanile è condizione necessaria ma non sufficiente per un ritorno alla politica vera. La presenza di un volto giovanile non basta, da sola, a dimostrare che il partito abbia avviato un processo di rinnovamento. Basterebbe, allora, che qualche potente di turno piazzasse un suo protetto e/o manovrato perché si dia la percezione del profondo cambiamento, quando in realtà non si è creato nulla di significativo, se non un guscio nuovo per contenuti vecchi.
Il primo passo deve essere, allora, l’avvio di una serie di iniziative che restituiscano ai giovani la possiblità di potersi esprimere, di poter dibattere e di poter essere formati. E tutto questo parte dai luoghi fisici dell’incontro e dalla costituzione dei movimenti giovanili intesi come una componente irrinunciabile dei partiti, più che una necessità di immagine. Questo è il nodo centrale, offrire concrete possibilità. Perchè oggi si sente quasi la nostalgia di quel secondo dopoguerra in cui le grandi fratture nei partiti erano causate da modi differenti di intendere il bene comune, piuttosto che da logiche di spartizione del potere.













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