Archivio per Agosto 2008

L’energia che dà la morte

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L'energia che dà la morte

In situazioni delicate come quella che riguarda il Caucaso, più che in altre situazioni, prima di poter esprimere un parere è opportuno informarsi adeguatamente. Purtroppo non è semplice trovare il bandolo della matassa sul conflitto in atto tra Russia e Georgia. Certo è che non si tratta di questioni di patriottismo, come magari si può essere portati a credere.

Il  problema vero è che sono stati scombussolati gli equilibri internazionali, le zone di influenza non sono più contigue bensì a macchia di leopardo. I Paesi che una volta erano satelliti dell’URSS stanno voltando le spalle alla Russia di Putin (non di Medvedev) per mettersi sotto l’ala protettrice di Bush. Previa concessione di lauti privilegi, naturalmente. Il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo, l’allargamento dello scudo spaziale agli ex Paesi del Patto di Varsavia, le rivoluzioni colorate sono tutti colpi incassati dalla Russia. Fino ad arrivare all’ultimo, cruciale punto: il controllo delle risorse energetiche.

Già. La Georgia ospita alcuni dei pochissimi corridoi energetici ( metano e oleodotti ) che alimentano i Paesi del blocco occidentale e che non attraversano la Russia. Un’opportunità da sfruttare, quindi, la presunta violazione da parte della Georgia della tregua del ‘92. Violazione tutta da verificare, natuarlmente, visto che i georgiani rivolgono a Mosca le stesse accuse. Idem per l’Abkhazia.

A quanto sembra, sulla questione Caucasica la Russia non ha intenzione di cedere. Il riconoscimento dell’indipendenza di Ossezia del sud e Abkhazia unito alla sospensione dei rapporti con la NATO sono solo le ultime mosse annunciate.

Deplorevole è che ancora una volta a farne le spese sono i civili, la cui morte viene comunque considerata un prezzo da pagare per il riassestamento degli equilibri internazionali.

Anche questo, quindi, come la maggior parte dei conflitti in atto, deriva da contese sull’energia. Ed è paradossale come la stessa energia che permette ad un popolo di fiorire e svilupparsi, sia indirettamente la causa della distruzione di altri. Tutto questo necessita un forte cambiamento. Di sicuro non è semplice andare contro il Guadagno, il Profitto e le possibilità di arricchirsi in maniera veloce e poco dispendiosa, soprattutto se è viva la possibilità di speculare, vista la carenza di risorse.

Ma un cambiamento ci deve essere. Da questo punto di vista l’amministrazione Bush ha contribuito a creare situazioni di instabilità sparse per il mondo. Lo spiraglio, adesso, sembra essere Barak Obama. C’è già chi lo paragona a Bob Kennedy, oppure al più famoso fratello John. Per adesso l’unica cosa certa è che un altro presidente Repubblicano negli Stati Uniti sarebbe sintomo di una ricerca di continuità con la politica neoconservatorista ed unilateralista di oggi.

Una catastrofe da evitare a tutti i costi

Abbagli d’estate

E’ passato un po di tempo dall’ultimo intervento sul blog. Causa forza maggiore si potrebbe dire, un po di impegni concentrati. Ma si è trattato solo di una piccola pausa.

Intanto di fatti degni di nota ne sono accaduti. Degni di nota per la loro gravità, naturalmente.

Si parte dalla figura di un ministro della Repubblica che con un bel dito medio eretto getta del fango sull’Inno d’Italia. Sappiamo tutti che Bossi non è nuovo a questo tipo di pratiche. Svariati video su Internet delineano i tratti di questo leader, meglio di qualsiasi editoriale o biografia.

Il vero punto scandaloso è stato vedere l’indifferenza che ha accompagnato un gesto che in qualsiasi altro Paese avrebbe causato le dimissioni di un intero esecutivo. Ma la contraddizione più forte è stata certamente quella di vedere la disinvoltura con cui una parte della maggioranza di Governo difendeva l’operato di Bossi, quando solo poche settimane prima si era scagliata contro Beppe Grillo accusandolo di attacchi alle istituzioni più alte dello Stato. Cose che capitano.

Di questi tempi, invece, è in primo piano l’elogio che ha fatto il Newsweek sull’operato dei primi cento giorni del quarto governo Berlusconi. Gli è stato attribuito il merito di aver ripulito Napoli, soprattutto.

Ora non so quali siano le fonti del Newsweek. Da parte mia posso dire che a Napoli si può dire che ci abito e che l’immondizia è tutt’altro che sparita. Le periferie sono ancora sommerse dei cumuli di monnezza e, fatto ancora più grave, non è stato avviato un piano razionale per la diffusione della cultura sulla raccolta differenziata, bensì ci si è limitati solo a spostare alcune tonnellate di rifiuti dal centro del capoluogo campano fino ad alcune zone dell’entroterra. Primi tra tutti i comuni della provincia di Avellino che, a fronte di un impegno che in alcuni casi ha fatto scuola riguardo la raccolta differenziata, si sono visti arrivare le montagne di rifiuti che non è stato possibile trasferire in Germania. E questo sarebbe progresso? E questa sarebbe impostare una strategia seria per fronteggiare l’emergenza? Per quanto mi riguarda ci si è limitati solo a rattoppare grossolanamente un vestito già vecchio.

Il Newsweek magari dimentica il prestigio dell’Italia che va a farsi benedire quando, in piena crisi Russia-Georgia, il ministro degli Affari Esteri Franco Frattini preferisce crogiolarsi al sole delle  Maldive, facendosi sostiture dal sottosegretario Scotti. Oppure dimentica le accuse di ritorno ad una cultura di stampo fascista, conseguente alle iniziative volte a contrastare l’immigrazione clandestina. Il prendere le impronte ai bambini rom, l’inasprimento delle condizioni di vita per coloro che giacciono in quelli che erano i vecchi CPT. Dimentica i mancati interventi per contrastare il precariato nel lavoro, dimentica gli scandali delle intercettazioni, dimentica lo spaventoso conflitto di interessi in cui si trova il Presidente del Consiglio.

Forse è proprio questo il punto chiave, si dimentica, e si finisce per elogiare una figura in apparenza forte, ma che alla prova dei fatti affronta poco e male i problemi per la cui risoluzione il popolo gli ha dato il mandato di governare il Paese.

In fondo anche su questo si potrebbe chiudere un occhio. Dopo tutto anche Churchill stimava Mussolini, considerandolo un grande Statista.

Sono le classiche sviste della Storia


Antonio Tirri
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Obama Sorry 4 Berlusconi

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