Il Partito Democratico: l’Europa e gli ideali

Quando le idee sono poche e povere, c’è necessità di importale. In questi termini qualcuno ha commentato la nascita del Partito Democratico in Italia, riferendosi direttamente al Partito Democratico americano.

Fortunatamente non si tratta di una verità oggettiva.

Io sostengo l’esatto contrario: l’Italia si è fatta precursore della politica europea. Il fatto di avere intuito che gli ideali della socialdemocrazia e del cristianesimo democratico, avessero più punti di convergenza che di divergenza e il coraggio ( costretto, devo dire, anche dai fatti) di intraprendere un progetto di Partito su questa convinzione è stato un vero punto di innovazione, che si deve in buona parte a Romano Prodi.

Quando scrivo che si tratta di un processo forzato dai fatti mi riferisco soprattutto alle difficoltà che hanno avuto gli ideali della socialdemocrazia e del liberal-socialismo a fare breccia nel sentire della cittadinanza, difficoltà dovute non alla impopolarità in sè di questi ideali, ma al fatto che in Italia ha pesato e pesa molto il veto storico del Vaticano sulla Sinistra, in particolar modo sui postcomunisti.

Per quanto mi riguarda ho seguito con attenzione la nascita del Pd, nella speranza che si realizzasse l’opportunità di abbattere questi muri. E ora che il Pd si sta formando è il momento opportuno per lavorare affinché non si cada in un grande errore. Quello del rinnegare le ideologie storiche che sono nate in Italia ed in Europa, che sono patrimonio del sentire politico di molti italiani ed europei, con il solo scopo di allargare indistintamente la base elettorale. I principi di base devono essere solidi e disambigui.

Adesso che il Pd è nato, deve, quindi, stabilire due livelli di discussione. Un livello che è soggetto a diversificazioni, come è giusto che sia in un grande partito di massa.

Un altro, invece, che riguarda i principi base, le certezze di ferro:

  • Liberalismo: Il Pd deve essere un partito liberale, che accetta le regole del libero mercato, della sana concorrenza e che accetta il profitto come impulso all’agire dell’uomo.
  • Socialismo: Il Pd deve rifiutare tutte le forme di asservimento che un esercizio improprio delle libertà (anche economiche) comporta. Deve essere promotore della giustizia sociale, deve evitare che la proprietà, intesa come strumento di emancipazione, si possa trasformare in un mezzo di oppressione per chi non possiede nulla.
  • Ambientalismo: Il Pd deve favorire una politica di sviluppo sostenibile, cercando di rendersi indipendente dalle pressioni delle lobby e delle multinazionali dell’energia, incentivando lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, della cultura del riciclo, traducendo questi impegni anche in proposte di sgravi esconomici.
  • Laicità: Stato e Chiese sono separati. Ogni Confessione deve poter esprimere i propri pareri sui temi che riguardano aspetti eticamente sensibili e la sfera religiosa in generale. Deve, poi, avere la possibilità di comunicarli ai fedeli. Parallelamente una confessione religiosa non può imporre il proprio credo, nè pretendere di trasformarlo in legge dello Stato.

Qualche attento avrà notato che buona parte di questi pilastri sono gli stessi del Liberal-Socialismo. Ed è per questa ragione che il Partito Democratico non può non appartenere a quella famiglia europea che rappresenta il punto di riferimento per le culture socialiste, democratiche e liberali. Ad oggi, il riferimento è il PSE.

1 Risposta a “Il Partito Democratico: l’Europa e gli ideali”


  1. 1 Andrea Plex Pisauro 08/07/2008 alle 2:40 pm

    questo mi conferma che la vera differenza tra i socialisti liberali del PS e quelli che provano ad esserlo nel PD è molto spesso il giudizio che si dà sulle vicende relative alla Giustizia…
    Siamo coetanei e quasi colleghi comunque!


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