Archivio per Aprile 2008

25 aprile

Il 25 aprile del 1945 l’Italia si liberava dall’illusione fascista e nazista. E lo faceva dopo anni di lotta, anni di morti, ma soprattutto anni in cui la gente prendeva coscienza che erano essi stessi gli artefici del destino del proprio Paese. Perché liberare l’Italia non significava lasciar combattere gli altri. Liberare l’Italia significava combattere, ognuno, i nazifascisti. E tutti, dai rivoluzionari comunisti agli attivisti di Forza Nuova, abbiamo il dovere di ringraziare quei partigiani.

Quando penso al 25 aprile, quindi, penso alla volontà che diventa azione. Oggi, invece, c’è una volontà di cambiamento che rimane volontà e basta. E la politica incarna perfettamente questo tipo di tendenza.

I dibattiti politici, gli scontri e le campagne elettorali diventano noiosi, perché si è invertito l’ordine naturale delle cose: la contesa dei posti di comando, per essere legittimata, solo alla fine diventa scontro ideologico. Dovrebbe essere l’esatto contrario.

Si sente l’esigenza cambiare la pelle ad una politica che non interessa più, perché non affronta questioni interessanti. La politica parla poco e male di ambiente, parla poco e male di etica, parla poco e male di soluzioni ai problemi e, quando ne parla, ha poco di concreto.

Ieri c’è stato il V2 Day, per protestare contro il tipo di Informazione che ogni Italiano è costretto a subire, e per promuovere tre referendum in iniziativa popolare: abolizione dell’ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e abolizione della legge Gasparri.

Oltre che di Informazione si è discusso anche di rifiuti, di giustizia. Insomma si è tornati ad Informare, a suscitare dibattiti, a rendere protagonista la gente. Naturalmente i TG ne hanno parlato pochissimo, e per quel poco che ne hanno parlato, hanno dipinto il tutto come un “evento contro”. Sbagliando, naturalmente.

Come direbbe Berlinguer

Volevo cominciare scrivendo che ogni Nazione ha il governo che si merita. Non è del tutto esatto se penso alle varie dittature o regimi in cui il potere è preso con la forza. Ma quella frase si sarebbe perfettamente adattata al caso delle elezioni politiche 2008 in Italia.

Come noto, Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni come da previsione. Ora, non è mia intenzione fare lo sproloquio di quelli che ritengo siano tutti i lati oscuri del Presidente del Consiglio italiano. Che siano noti o meno noti, quello che è emerso dagli scrutini è che di tutte queste faccende agli italiani non importa nulla.

Ed è ancora più triste che ci si ritrova, dal 1994 ormai, a ragionare in termini di berlusconismo e antiberlusconismo. Non di Destra o di Sinistra, non di idee, ma ogni consultazione elettoreale diventa sempre un referendum nei confronti del Presidente del Milan ( devo ammetterlo, la cosa bella di Berlusconi è che lo si può chiamare in mille modi diversi :) ).

Veltroni ha voluto dare un forte segnale da questo punto di vista ma, un pò per gli eventi, un pò per i tempi ridotti, il messaggio ancora non è stato recepito.

Ciò che passerà alla storia, sarà la scomparsa di una Sinistra comunista dal prossimo Parlamento. Una Sinistra più legata alle idee della difesa dei diritti dei lavoratori, non sempre in modo ragionevole devo dire, piuttosto che a delle istanze rivoluzionarie. Una Sinistra di governo insomma. Mi auguro che nel Parlamento il Pd sappia rappresentare anche i bisogni di questa parte del Paese; anche su questo si gioca la credibilità di Veltroni.

Ho la sensazione che bisognerà prepararsi ad un periodo di smentite e gaffe, ma anche di provvedimenti impopolari e non sempre nell’interesse della maggioranza degli italiani. Ripongo, però, ancora una speranza in quella che dovrebbe essere la mia generazione. E questa speranza la voglio sintetizzare, non a caso, con una frase di Enrico Berlinguer.

 

« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. »

La lotta alle mafie e i programmi

Il crimine e la politica procedono spesso di pari passo. Il parlamento che si appresta ad essere cambiato porta in dote 24 condannati in via definitiva, più una moltitudine di gente indagate per i reati più diversi.Man mano che si scende dalla scena nazionale a quella locale il coinvolgimento aumenta, l’intreccio diventa sempre più stretto e pericoloso. Salvatore Cuffaro, tra poco ex governatore della Sicilia, Udc, condannato in primo grado per favoreggiamento a singole personalità mafiose, ce lo ritroveremo spesso tra i piedi. Marco Follini, ora capolista al Senato per il Pd per il collegio Campania II, ai tempi della militanza nell’Udc dichiarò che “Cuffaro è una brava persona”. Obblighi di partito.

Si scende ancora e spuntano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. In Campania sono 48 le amministrazioni sciolte almeno una volta per camorra. E le infiltrazioni sono trasversali: quando ci sono i soldi di mezzo, l’ideologia conta poco.

L’annientamento di mafia, camorra, sacra corona unita, ndrangheta ecc. porterebbe ad uno sviluppo per il sud, imprenditoriale, turistico, culturale, alimentare, insomma dalla fine della criminalità organizzata ci si può aspettare solo conseguenze positive.

Eppure il crimine porta voti, condiziona scelte, manipola il consenso. E’ difficile rifiutare l’appoggio delle cosche, soprattutto in campagna elettorale. Fino ad oggi, infatti, non si era mai visto un attacco così diretto e duro alla criminalità organizzata come quello fatto da Walter Veltroni, in occasione delle sue visite a Catanzaro e Caserta.

E, ripeto, una cosa simile non si era mai vista. Alla luce di tutto questo si potrebbe già dire chi ha vinto e chi ha perso


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