Il 25 aprile del 1945 l’Italia si liberava dall’illusione fascista e nazista. E lo faceva dopo anni di lotta, anni di morti, ma soprattutto anni in cui la gente prendeva coscienza che erano essi stessi gli artefici del destino del proprio Paese. Perché liberare l’Italia non significava lasciar combattere gli altri. Liberare l’Italia significava combattere, ognuno, i nazifascisti. E tutti, dai rivoluzionari comunisti agli attivisti di Forza Nuova, abbiamo il dovere di ringraziare quei partigiani.
Quando penso al 25 aprile, quindi, penso alla volontà che diventa azione. Oggi, invece, c’è una volontà di cambiamento che rimane volontà e basta. E la politica incarna perfettamente questo tipo di tendenza.
I dibattiti politici, gli scontri e le campagne elettorali diventano noiosi, perché si è invertito l’ordine naturale delle cose: la contesa dei posti di comando, per essere legittimata, solo alla fine diventa scontro ideologico. Dovrebbe essere l’esatto contrario.
Si sente l’esigenza cambiare la pelle ad una politica che non interessa più, perché non affronta questioni interessanti. La politica parla poco e male di ambiente, parla poco e male di etica, parla poco e male di soluzioni ai problemi e, quando ne parla, ha poco di concreto.
Ieri c’è stato il V2 Day, per protestare contro il tipo di Informazione che ogni Italiano è costretto a subire, e per promuovere tre referendum in iniziativa popolare: abolizione dell’ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e abolizione della legge Gasparri.
Oltre che di Informazione si è discusso anche di rifiuti, di giustizia. Insomma si è tornati ad Informare, a suscitare dibattiti, a rendere protagonista la gente. Naturalmente i TG ne hanno parlato pochissimo, e per quel poco che ne hanno parlato, hanno dipinto il tutto come un “evento contro”. Sbagliando, naturalmente.












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