Archivio per Novembre 2007

Il cittadino vuole solo trasparenza: a partire dalla legge elettorale

Tutti fanno a gara ad interpretare i sentimenti dell’elettorato.

Riguardo Berlusconi, non lo ritengo capace di concepire qualcosa che abbia un cammino diverso da quello che è l’insieme dei suoi personali interessi. In cinque anni di governo si è impegnato a far approvare misure che proteggessero lui ed i suoi. E gli alleati ne hanno pagato il prezzo (Altro che avere le mani legate).

Sartori fa notare che la legge Frattini sul conflitto di interessi ha avuto fin dalla sua promulgazione un solo caso di applicazione: quello dovuto al capo di Forza Italia. E’ un dato verificabile. E questo significa che la legge è stata praticamente cucita attorno ai suoi interessi.

E sono letteralmente schifato del mercimonio che adesso sta facendo del voto di milioni di elettori del centrodestra che prima vengono sbattuti in un contenitore che si chiama Partito delle Libertà, contenitore che il giorno dopo viene rinnegato per ammessa colpa di forma (creando il capro espiatorio della necessità di aspettare le questioni burocratiche legate ai rimborsi elettorali).

Quindi, tolto Berlusconi di mezzo per i motivi di cui sopra, questa è la situazione di adesso: si vuol tornare al proporzionale. Non è solo una questione di forma o un tecnicismo riservato ai vecchi politologhi. E’ una questione di fondamentale importaza perché è la premessa di quelle che possono essere le future alleanze di chi andrà a governare l’Italia.

Il requisito che io pretendo di avere da un meccanismo elettorale decente è la trasparenza. Ossia gli elettori devono scegliere chi li andrà a governare senza poi cadere nel pericolo che, una volta passate le elezioni, ci siano accordi sottobanco.

Questo significa che se un elettore vota Alleanza Nazionale perché non crede sia valido il programma propagandato dal Partito Democratico, non si può trovare a vedere al governo Alleanza Nazionale e il Partito Democratico. Non si può, in campagna elettorale, creare un clima acceso di avversione e pretendere che il giorno dopo ci sia la Grande Coalizione.
E’ una pura presa in giro.

Se il Paese è spaccato in due, non è detto che a governarlo debba essere un mix tra le parti. Ha il diritto di governare chi ha la maggioranza e si deve lavorare perché le maggioranze siano stabili ed in grado di attuare le proprie proposte programmatiche.

Quindi, a mio parere, non solo deve essere nota in anticipo la coalizione di riferimento e il candidato premier. Di più. Io sono del parere che deve essere noto in anticipo anche il Governo che si intende proporre. Per evitare spartizioni sottobanco.

Quindi sì ad una legge elettorale che garantisca trasparenza, governabilità, che non permetta gli accordi oscuri, che imponga a chi è eletto la coerenza con il mandato che i cittadini gli hanno attribuito.

Venghino Signori, Venghino! Che c’è il Partito Nuovo.

Signori, siamo all’ennesimo colpo di marketing.

Avete presente quando un prodotto industriale diventa vecchio e poco attraente? C’è chi si siede a tavolino e riflette sul come e perché il prodotto abbia potuto perdere il favore dei consumatori e c’è chi si limita a fare un piccolo restyling senza però cambiare nulla. Sperando che la teoria del “consumatore intelligente” vada a farsi benedire e che il generico acquirente, attratto dalla nuova etichetta con su scritto un bel “NUOVO” in mezzo ad un sacco di stelline, possa comunque comprare il prodotto.

Si pensi, ora, di riportare questo spaccato di vita di azienda in politica. Il vecchio prodotto è Forza Italia, quello nuovo con su la scritta “NUOVO!” con le stelline è Il Popolo delle Libertà o Partito delle Libertà. Sì, perchè il nome ancora non è stato deciso. Anzi, poichè sono per un popolo che decide, non hanno fatto le primarie, non hanno aperto alla società civile, non hanno messo su un meccanismo di democrazia interna, non hanno deciso di far convergere forze diverse. Di più.

Hanno pubblicato su Internet un sondaggio, per decidere il nome del nuovo soggetto. Che volete di più dalla vita?

Venghino Signori, Venghino! Che c’è il Partito Nuovo.

Signori, siamo all’ennesimo colpo di marketing.

Avete presente quando un prodotto industriale diventa vecchio e poco attraente? C’è chi si siede a tavolino e riflette sul come e perché il prodotto abbia potuto perdere il favore dei consumatori e c’è chi si limita a fare un piccolo restyling senza però cambiare nulla. Sperando che la teoria del “consumatore intelligente” vada a farsi benedire e che il generico acquirente, attratto dalla nuova etichetta con su scritto un bel “NUOVO” in mezzo ad un sacco di stelline, possa comunque comprare il prodotto.

Si pensi, ora, di riportare questo spaccato di vita di azienda in politica. Il vecchio prodotto è Forza Italia, quello nuovo con su la scritta “NUOVO!” con le stelline è Il Popolo delle Libertà o Partito delle Libertà. Sì, perchè il nome ancora non è stato deciso. Anzi, poichè sono per un popolo che decide, non hanno fatto le primarie, non hanno aperto alla società civile, non hanno messo su un meccanismo di democrazia interna, non hanno deciso di far convergere forze diverse. Di più.

Hanno pubblicato su Internet un sondaggio, per decidere il nome del nuovo soggetto. Che volete di più dalla vita?

E un altro ottantenne parla di fase nuova della politica italiana

Per qualcuno la prima approvazione della finanziaria al Senato è sata una vittoria. Per altri una sconfitta. Per altri ancora il (solito) nuovo inizio. Tra questi ultimi c’è sicuramente una folta schiera di deputati, senatori e non meglio identificati che vedono la recente approvazione della legge finanziaria come la più ricca occasione per un rimpasto in grande stile. Prima di scrivere qualche commento sui fatti che stanno animando in questi giorni sia i giornali che i salotti politici di mezza televisione terrestre ( la satellitare fortunatamente si salva), faccio un pò il quadro della situazione.

L’attenzione è rivolta tutta sul senatore Lamberto Dini,76 anni, già presidente del Consiglio nel ‘95, poi iscritto alla Margherita. Lo scorso primo ottobre annuncia la sua rinuncia ad aderire al progetto del Partito Democratico e presenta il movimento “Liberaldemocratici“, ispirato a valori moderati.

Al nuovo movimento, cucito appositamente attorno alla persona di Lamberto Dini ( e ritengo che la simpatica allusione nel simbolo alle iniziali del suo leader non fa altro che confermare quanto detto), hanno aderito tre senatori ( merce preziosissima di questi tempi), un deputato e un sottosegretario.

Dini ha auspicato un superamento dell’attuale governo ( e io credo dell’attuale centrosinistra), ponendosi in contrasto con il Partito Democratico, e con una politica economica del Governo troppo votata, a detta di lui, alla spesa sociale.

Devo dire che un comportamento di responsabilità c’è stato con il suo voto favorevole alla legge Finanziaria. E questa responsabilità deriva da due aspetti di non trascurabile importanza:

1. Andare alle elezioni con questa legge elettorale ( il famoso “Porcellum”), avrebbe consegnato all’Italia un’altra maggioranza che maggioranza non sarebbe stata.

2. Non c’è una valida alternativa all’attuale Governo. E questo perché i rapporti tra le forze politiche non sono ancora stabilizzati: il Partito Democratico ancora deve strutturarsi ( non c’è neanche il simbolo) e ancora non è in grado di sapere quali saranno i suoi alleati, così come non lo sa Casini, Mastella o lo stesso Dini.

Dini ora rappresenta il Cavallo di Troia che il centrodestra potrebbe utilizzare per cercare di tornare a controllare parte del Potere che conta in questo Stato.

La strategia della spallata, infatti, non ha fatto altro che rinforzare Prodi. Questi ha potuto paventare il ritorno di Berlusconi al governo come collante per la sua coalizione. Ma se si cerca di offrire un approdo ai dissidenti del centrosinistra ( che stavolta non sono Rossi e Turigliatto), soprattutto con la prospettiva di un governo tecnico che traghetti il Paese verso elezioni anticipate con una nuova legge elttorale e soprattutto con un patto in termini di una futura alleanza programmatica, allora la situazione per Prodi è ben pericolosa.

Dicono che l’unico a non averlo ancora capito, per ora, è Silvio Berlusconi. ( Fini, Casini e la Lega ormai chiedono all’unisono questo dialogo a doppio taglio ). In realtà io penso che lo abbia capito meglio di tutti. Si tratta semplicemente di una questione di garanzie. Silvio, infatti, è ben cosciente del fatto che questa sarebbe la giusta occasione per poter (finalmente) mettere in discussione la sua leadership, ed è per questo che chiede elezioni anticipate. Venendo meno l’appoggio del Palazzo, ritorna a fare propaganda con i Gazebo a chiedere elezioni anticipate, sperando di tornare ad unire tutti attorno alla sua figura in vista di un voto imminente. Ma dovrà capire che ormai sono i più a chiedere il dialogo ed aprire alle riforme.

E adesso? Il poi è difficile da sapere. E sicuramente non si è qui a cercare di azzeccare il futuro con una sfera di cristallo, ma per cercare di analizzare quello che succede e le conseguenze delle “manovre” di chi ha la pretesa di avere le competenze per governare questo Paese.

Trovo deprimente ciò che sta accadendo. E le motivazioni sono molte. Il grido al nuovo viene da un personaggio che parte gia vecchio. Non lo fa per un consenso che viene dal basso, si è creato la sua bella squadra di tre senatori e un deputato, pensando di poter creare una crisi di governo. E questo perché? Perché la spesa sociale è alta, perché si va in pensione troppo presto, perché non si vuole il nucleare. Io questo allarme non lo vedo. Anzi, prendo atto del fatto che l’Unione sia una coalizione burrascosa, dove si discute ( per fortuna) e dove ( sempre per fortuna) non ci sono posizioni unanimi su tutto. Ma basta ricordare che il patto tra il Governo e le parti sociali c’è stato. Che i sindacati hanno fatto un referendum per ratificare questo patto. Che l’ala sinistra dell’Unione avrebbe di sicuro dato battaglia, ma penso che si sarebbe arresa di fronte alla opinione della maggioranza.

In realtà la maggior parte di questi problemi derivano dall’essere ritornati al proporzionale. Se solo si fosse votato con una legge elettorale in grado di dare stabilità anche ad una coalizione vincente per un pugno di voti, sicuramente l’attuale Governo avrebbe avuto un potere decisionale maggiore ed un condizionamento inferiore di quelle che molti chiamano “ali estreme” ma che spesso non fanno altro che difendere gli interessi di una porzione di elettorato che è in aumento.

I meccanismi della legge elettorale, quindi, non sono cavilli astrusi la cui strutturazione sarebbe più semplice delegare ad un politologo, ma rappresentano il vero cardine della democrazia, poiché consentono ad una alleanza di poter attuare il programma presentato ai cittadini. Per questo motivo dovrebbe essere approvata da una larga parte del Parlamento, ed è per questo che la legge elettorale attuale è stata approvata a stretta maggioranza dalla coalizione precedente di centrodestra.

Soprattutto è stata approvata da quelli che adesso gridano al cambiamento e alla stabilità, dimostrando di essere, però, di memoria corta, visto che i primi a mettere l’Italia in queste condizioni sono stati loro, offrendo il proprio Sì al Porcellum. Per evitare fraintendimenti, mi riferisco a Casini e l’Udc.

Fenomenologia dell’inciucio. Ovvero: Perché ci si accorda solo sull’indulto?

La legge elettorale e il pacchetto sicurezza

Ci sono alcuni momenti in cui in politica si mettono da parte le polemiche legate alla conflittualità tra gli schieramenti per cercare di perseguire un interesse comune. Dove l’aggettivo “comune” dovrebbe essere scritto in maiuscolo, per indicare che il beneficiario ultimo sono i cittadini, lo Stato. La maggior parte delle volte, invece, accade una cosa diversa: l’interesse comune non è quello dello Stato, ma è l’interesse dei partiti.

Sicuramente ci sono state situazioni in cui il parlamento si è dimostrato compatto nel sostenere l’operato del Governo, su entrambi i fornti. E immaginavo che una intesa si potesse raggiungere su altri due fronti: la legge elettorale e il pacchetto sicurezza.

Di legge elettorale ormai si parla dal giorno dopo l’insediamento di Prodi a Palazzo Chigi. C’è chi “porta” il modello francese, chi quello modello tedesco, chi ha segnalato la new entry del modello spagnolo. Naturalmente il punto sulla legge elettorale non è legato all’esigenza di voler fornire all’Italia un sistema che garantisca governabilità, alternanza e chiarezza delle alleanze. Ognuno, invece, è impegnato a tirare l’acqua al proprio mulino: i piccoli partiti, per paura di perdere il loro potere di condizionamento, sostengono il proporzionale. I grandi partiti, invece, per consolidare e stabilizzare la propria posizione, preferiscono il sistema maggioritario. Ora sempra che quasi tutte le forze politiche siano d’accordo sul modello tedesco ( sul quale avrei personalmente qualche riserva), ma sembrano tutti concordi almeno sul voler cancellare la legge elettorale vergogna del “porcellum” di Calderoli. Un meccanismo approvato subito prima delle elezioni politiche, a stretta maggioranza di centrodestra, per porre un freno all’eventuale successo del centrosinistra.
In casi come la stesura della legge elettorale, come dicevo, mi sarei aspettato un accordo tra le parti. Accordo che puntualmente non c’è stato.

Così come non c’è stato l’accordo sul pacchetto sicurezza. Da pochi giorni, infatti, l’Italia ha scoperto di essere in preda ald una invasione rumena. Chi ha davvero dimestichezza con i dati, sa bene che il problema in Italia non sono certo gli immigrati. Il problema vero è costituito dalle organizzazioni criminali che sfruttano le già precarie condizioni di chi fugge da un Paese di guerra, o di fame, per inserirlo nei circoli della droga e della malavita.

Il delitto di Roma, e la consueta esagerazione dei giornali, hanno inculcato nell’opinione pubblica la concezione che il problema della sicurezza in Italia sia l’immigrazione. Senza sapere che chi ha i dati che contano dice l’esatto contrario: solo la minima parte delle rapine, degli omicidi e degli scippi è compiuta da cittadini stranieri. Il governo, comunque, risponde alle pressioni della stampa con un decreto ad hoc, un pacchetto di misure di cui non entro nel merito. Basta solo citare due cose:

1)Chi sperava di capire cosa preveda il testo del governo dai vari TG, ha perso la speranza: ormai si parla solo di un testo asservito alle richieste di rifondazione, oppure di testo equilibrato e giusto.
2)Il centrodestra ha deciso di non votarlo.

Questo cosa significa? Che questa è un’altra delle occasioni perse dalla politica per riconquistare la fiducia del cittadino. Fino ad oggi, infatti, come ricorda Ferruccio De Bortoli, c’è stata collegialità solo su un a proposta: l’indulto.

Possibile, quindi, che questo Parlamento e questa Politica sia in grado di trovare un accordo solo quando si tratta di favorire i “furbetti del quartierino” alleati dei partiti?

E perché in questioni cruciali come la sicurezza non c’è nemmeno l’ombra di un accordo? Immagino che la risposta sia semplice: se il centrodestra avrebbe votato il testo del Governo, non avrebbe potuto cavalcare l’onda del disagio connesso alla mancanza di sicurezza degli italiani.

Fenomenologia dell’inciucio. Ovvero: Perché ci si accorda solo sull’indulto?

La legge elettorale e il pacchetto sicurezza

Ci sono alcuni momenti in cui in politica si mettono da parte le polemiche legate alla conflittualità tra gli schieramenti per cercare di perseguire un interesse comune. Dove l’aggettivo “comune” dovrebbe essere scritto in maiuscolo, per indicare che il beneficiario ultimo sono i cittadini, lo Stato. La maggior parte delle volte, invece, accade una cosa diversa: l’interesse comune non è quello dello Stato, ma è l’interesse dei partiti.

Sicuramente ci sono state situazioni in cui il parlamento si è dimostrato compatto nel sostenere l’operato del Governo, su entrambi i fornti. E immaginavo che una intesa si potesse raggiungere su altri due fronti: la legge elettorale e il pacchetto sicurezza.

Di legge elettorale ormai si parla dal giorno dopo l’insediamento di Prodi a Palazzo Chigi. C’è chi “porta” il modello francese, chi quello modello tedesco, chi ha segnalato la new entry del modello spagnolo. Naturalmente il punto sulla legge elettorale non è legato all’esigenza di voler fornire all’Italia un sistema che garantisca governabilità, alternanza e chiarezza delle alleanze. Ognuno, invece, è impegnato a tirare l’acqua al proprio mulino: i piccoli partiti, per paura di perdere il loro potere di condizionamento, sostengono il proporzionale. I grandi partiti, invece, per consolidare e stabilizzare la propria posizione, preferiscono il sistema maggioritario. Ora sempra che quasi tutte le forze politiche siano d’accordo sul modello tedesco ( sul quale avrei personalmente qualche riserva), ma sembrano tutti concordi almeno sul voler cancellare la legge elettorale vergogna del “porcellum” di Calderoli. Un meccanismo approvato subito prima delle elezioni politiche, a stretta maggioranza di centrodestra, per porre un freno all’eventuale successo del centrosinistra.
In casi come la stesura della legge elettorale, come dicevo, mi sarei aspettato un accordo tra le parti. Accordo che puntualmente non c’è stato.

Così come non c’è stato l’accordo sul pacchetto sicurezza. Da pochi giorni, infatti, l’Italia ha scoperto di essere in preda ald una invasione rumena. Chi ha davvero dimestichezza con i dati, sa bene che il problema in Italia non sono certo gli immigrati. Il problema vero è costituito dalle organizzazioni criminali che sfruttano le già precarie condizioni di chi fugge da un Paese di guerra, o di fame, per inserirlo nei circoli della droga e della malavita.

Il delitto di Roma, e la consueta esagerazione dei giornali, hanno inculcato nell’opinione pubblica la concezione che il problema della sicurezza in Italia sia l’immigrazione. Senza sapere che chi ha i dati che contano dice l’esatto contrario: solo la minima parte delle rapine, degli omicidi e degli scippi è compiuta da cittadini stranieri. Il governo, comunque, risponde alle pressioni della stampa con un decreto ad hoc, un pacchetto di misure di cui non entro nel merito. Basta solo citare due cose:

1)Chi sperava di capire cosa preveda il testo del governo dai vari TG, ha perso la speranza: ormai si parla solo di un testo asservito alle richieste di rifondazione, oppure di testo equilibrato e giusto.
2)Il centrodestra ha deciso di non votarlo.

Questo cosa significa? Che questa è un’altra delle occasioni perse dalla politica per riconquistare la fiducia del cittadino. Fino ad oggi, infatti, come ricorda Ferruccio De Bortoli, c’è stata collegialità solo su un a proposta: l’indulto.

Possibile, quindi, che questo Parlamento e questa Politica sia in grado di trovare un accordo solo quando si tratta di favorire i “furbetti del quartierino” alleati dei partiti?

E perché in questioni cruciali come la sicurezza non c’è nemmeno l’ombra di un accordo? Immagino che la risposta sia semplice: se il centrodestra avrebbe votato il testo del Governo, non avrebbe potuto cavalcare l’onda del disagio connesso alla mancanza di sicurezza degli italiani.

Addio a Enzo Biagi

Alle otto di questa mattina si è spento uno degli ultimi grandi giornalisti italiani dal secondo dopoguerra. A differenza di Montanelli, Enzo Biagi ha sempre avuto un debole per la televisione. Sono famose le sue interviste a Pasolini, Berlusconi, Benigni e le sue inchieste trasmesse da Il Fatto e da Rotocalco Televisivo.

Con Montanelli lo ha accomunato, oltre l’amore per la professione, anche una certa inimicizia nei confronti di Silvio Berlusconi che, nel 2002, pronunciò il famoso Editto Bulgaro a seguito del quale Biagi venne estromesso dalla televisione.

In suo ricordo, pubblico i video sul famoso editto bulgaro e sull’ultima puntata del Fatto.

In conclusione, questa è la prima puntata del suo ritorno in TV dopo la sconfitta del centrodestra alle ultime elezioni politiche

Addio Enzo

Anche l’email di Google è arrivata al 2.0

2.0 ora si associa al nuovo Web, quello dei social network e dei blog. I contenuti creati dagli utenti insomma. Anche l’email di Google, la famosa GMail, sta per giungere alla versione 2.0. Naturalmente il 2.0 di GMail non ha nulla a che vedere con il 2.0 del web. Ma le novità significative ci sono comunque:

  • Integrazione col protocollo IMAP
  • Nuovo gestore dei contatti
  • Nuovo Editor di testo

Maggiori informazioni qui. E gli screenshots qui sotto, dal sito blogoscoped:

Continua a leggere ‘Anche l’email di Google è arrivata al 2.0′

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Antonio Tirri
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