Archivio per Ottobre 2007

Rapide news dal mondo: Cina, Polonia, Svizzera, Birmania

E’ tempo di elezioni, per chi può permetterselo naturalmente. In Cina, per esempio, esprimere una propria preferenza è un lusso che non tutti si possono permettere. Eppure il Partito Comunista cinese ha chiuso i lavori del congresso, promettendo aperture democratiche interne al partito e armonia sociale. Promesse, questo il problema. Alla vigilia delle Olimpiadi di Pechino 2008, la Cina cavalca l’onda dello sviluppo economico investendo sulla capacità di sfruttamento della manodopera e sulla possibilità di infrangere quelli universalmente riconosciuti come diritti umani. Figurarsi quelli del lavoro. Il vero punto non è lo sviluppo economico. E’ facile parlare di ricchezza di un Paese quando si sottopongono i lavoratori ad orari estenuanti e mal retribuiti. Dopotutto anche in Egitto sono state costruite le Piramidi, di certo non con la grande felicità degli schiavi che vi lavoravano.

E’ tempo di elezioni dicevo. In Polonia, per esempio. Continua a leggere ‘Rapide news dal mondo: Cina, Polonia, Svizzera, Birmania’

Due parole sulle Primarie e sul Partito Democratico

Con le Primarie del Partito Democratico si è creato un ottimo precedente. Non voglio usare parole eccessivamente entusiastiche o provvidenzialistiche, ma di questa iniziativa in futuro farà discutere. Gli aspetti negativi ci sono eccome, ma nel suo complesso quando penso alle elezioni primarie del 14 ottobre, mi viene in mente un grande momento di partecipazione democratica. Parto, quindi, con i lati positivi.

E’ la prima volta che un nascituro partito chiede il parere al proprio potenziale elettorato su chi dovrà guidarlo a livello regionale e nazionale. Ed è la prima volta che candidati diversi ( non solo giovani ) si affiancano alla classica dirigenza dei due partiti. Un esplicito richiamo ai temi della trasparenza, del dialogo e del vero riformismo.

Purtroppo la posta in gioco non era trascurabile: assicurarsi un posto in Paradiso all’Assemblea Costituente e, soprattutto, l’elezione dei segretari regionali dei partiti, ha portato il confronto a tramutarsi in scontro.

Sarò sincero. Chi ho apprezzato di più in questa campagna per le primarie è stato il Ministro Bindi. Forse perché ho una propensione istintiva a sostenere chi vuole rompere con gli schemi tradizionali, soprattutto chi difficilmente accetta a capo chino lo status delle cose e si sottomette alle decisioni di cooptazione. Bindi è andata contro tutto questo, ha ricevuto l’appoggio di quelli che hanno inventato il concetto di Ulivo e che meglio lo rappresentano: Arturo Parisi e Romano Prodi.

Veltroni è stato ed è il Segretario del cambiamento. Purtroppo è stato il candidato della maggioranza di entrambi i partiti fondatori ed è stato suo malgrado affiancato e sostenuto da personalità del partito poco piacevoli. Ma ho votato per lui.

Non si tratta di una scelta che va contro principi, tutt’altro. La considero la scelta più coerente. Ho contribuito, infatti, a sostenere, in Campania, una lista che si oppone allo strapotere dell’asse De Mita-Bassolino-Iervolino. E sono tra quel 30% di irpini che ha scelto di dire no al servilismo, di dire no al clientelismo, insomma di dire no a tutto ciò che in Campania rappresenta già il Vecchio del PD. L’ho fatto non “disperdendo” il voto alla lista di Bindi, ma sostenendo quello che a mio parere c’è di buono nello schieramento di Veltroni. Per far prevalere, nel Partito Democratico, quella componente di innovazione che ha scelto di sostenere Veltroni.

I risultati del Nazionale si sapevano quasi in tempo reale, per quanto riguarda il mio ambito sto aspettando ancora l’esito della votazione per il segretario regionale della Campania. C’è stata puzza di brogli e, giustamente, si sono fatti ricorsi. E sono proprio i brogli, l’unanimismo e le liste bloccate quello che proprio non mi è piaciuto di queste primarie. Ma i forti devono garantirsi. Come avversarli, allora? I modi sono due: o sostenere chi già lo fa oppure, soluzione sicuramente più impegnativa ma decisamente migliore, candidarsi.

Per chi non lo sapesse: Questo è il sen. Sergio De Gregorio

 

Non commento. Trascrivo semplicemente le parole tratte del libro “La Casta” di Gian Antonio Stella a proposito di Sergio De Gregorio (la cui storiella politica è visibile qua), eletto nella maggioranza di Governo con Idv ( è un ex PSI- ex Forza Italia – ex Democrazia Cristiana per le Autonomie) grazie ai voti del centrosinistra, diventato presidente della Commissione Difesa del Senato con i voti del centrodestra. Oggi il Governo è slittato per il suo voto contrario.

“Sapete come è nato il partitino Italiani nel Mondo di proprietà di Sergio De Gregorio? … C’era una volta un’impresa a Fuorigrotta, aperta nel giogno 2002 da un “amico benefattore” e dedita, diceva la ragione sociale, alla “distribuzione e commercializzazione all’ingrosso e al dettaglio di prodotti tessili”. Era iscritta col nome Italiani nel Mondo. Un nome magico, che qualche mese dopo l’”amico” (un certo Claudio Mele) registrò all’ufficio brevetti….Parallelamente spunta sotto il Vesuvio un’”associazione culturale Italiani nel Mondo” che, “ideata nel giugno 2001 dal giornalista Sergio De Gregorio…intende promuovere il marchio e l’immagine del Made in Italy al di fuori dei confini nazionali”. … Obbiettivo consacrato nella competizione musicale Italiani nel Mondo Festival trasmessa da una Tv locale. …

Nell’ottobre 2004 il nostro futuro senatore e Angelo Tramontano, un deputato regionale di Forza Italia, fondano dal notaio la “Italiani nel Mondo Radio e Tivù Srl”. E’ il primo mattone di un piccolo impero: “Italiani nel mondo Channel”, “Italiani nel Mondo Immobiliare”, “Italiani nel Mondo Servizi Immobiliari”… Tutte in pugno a Sergio De Gregorio e tutte piazzate nella stessa brutta palazzina di colore incerto di Fuorigrotta, in via Terracina 431.

“Italiani nel Mondo Channel” nasce il 10 giugno 2005 con un capitale di 10.000 euro ma la settimana dopo ingloba il marchio “Italiani nel Mondo” ( quello dei prodotti tessili e del cuoio) e aumenta il capitale di 2 milioni di euro. Miracolo! E da dove vengono tutte quelle banconote? Niente banconote: il “capitale” è un documento.

La perizia giurata firmata pochi giorni prima da un giovane “tributarista”, Andrea Vetromile, miracolosamente individuato dal nostro futuro senatore nonostante non sia sull’elenco telefonico e malgrado figuri non come commercialista ma come “consulente del lavoro”. Perizia secondo la quale il prodigioso marchio “Italiani nel Mondo” (sempre quello dei prodotti tessili e del cuoio) vale appunto quella cifra enorme. Direte: ma non apparteneva a Claudio Mele? Boh…Certo è che il giorno dopo sboccia un documento in cui Mele, indifferente al fatto che il suo marchio valga ora 4 miliardi di vecchie lire, dona generosamente tutto a De Gregorio. Che a questo punto comincia a vendere in giro quote della magica società incassando in pochi giorni 100.000 euro di qua, 29.000 di là, 250.000 di là ancora… Un giochino meraviglioso…Al punto che in autunno, cioè sei mesi prima di candidarsi con l’implacabile moralizzatore Antonio Di Pietro, il nostro lo rifà.” 

Ecco, quindi, uno che siede nel Senato della Repubblica. Sapere che le sorti di un governo (qualsiasi esso sia) dipendono da un “Coso” del genere mi fa venire i brividi…

Tempo fa qualcuno parlò di democrazia…

Pubblico un brano tratto dal bellissimo spettacolo di Paolo Rossi “Il signor Rossi e la Costituzione”, riguardante un monologo di Pericle. Come spiegato, a parte qualche aggiunta improvvisata, le parole sono le stesse di quelle scritte al periodo delle città-stato, quando ad Atene nascevano i primi rudimenti di democrazia.

Voglio sottolineare una cosa. Il proporre questo video non è demagogia o populismo. Lo propongo per richiamare tutti ad un semplice concetto: la politica non è fatta solo di concetti complicati, di leggi finanziarie, di coefficienti, scaoloni, scalini o di aliquote IRPEF.

La politica è fatta di idee semplici. Che spesso rispecchiano il sentire comune. Fare politica significa ripartire proprio da questi principi.

PS Questo video fu, a suo tempo, censurato in una trasmissione della Rai perché lo si riteneva un attacco verso una sola parte politica. A seguito di polemiche fu ripreso e ritrasmesso a Ballarò. Io consiglierei di vedere l’intero spettacolo.

Tempo fa qualcuno parlò di democrazia…

Pubblico un brano tratto dal bellissimo spettacolo di Paolo Rossi “Il signor Rossi e la Costituzione”, riguardante un monologo di Pericle. Come spiegato, a parte qualche aggiunta improvvisata, le parole sono le stesse di quelle scritte al periodo delle città-stato, quando ad Atene nascevano i primi rudimenti di democrazia.

Voglio sottolineare una cosa. Il proporre questo video non è demagogia o populismo. Lo propongo per richiamare tutti ad un semplice concetto: la politica non è fatta solo di concetti complicati, di leggi finanziarie, di coefficienti, scaoloni, scalini o di aliquote IRPEF.

La politica è fatta di idee semplici. Che spesso rispecchiano il sentire comune. Fare politica significa ripartire proprio da questi principi.

PS Questo video fu, a suo tempo, censurato in una trasmissione della Rai perché lo si riteneva un attacco verso una sola parte politica. A seguito di polemiche fu ripreso e ritrasmesso a Ballarò. Io consiglierei di vedere l’intero spettacolo.

La perenne ricerca di una guida forte

L’Italia, più di altri Paesi, presenta una tendenza particolare. Quella di affidarsi, in politica, ad un uomo forte e determinato che guidi le masse. Gli esempi si susseguono nella storia. Limitandosi a considerare gli ultimi decenni cito Mussolini ( il Re gli affidò il Governo a seguito di una manifestazione di forza), Berlusconi, un pò anche Beppe Grillo. Ed il centrosinistra fatica a trovare un leader perché lo cerca ugualmente forte e determinato come Berlusconi. Aggressivo. Penso che la tendenza a ricercare figure dalle spiccate doti di comando venga da lontano, un pò gli italiani se la portano nel DNA. Ma se da un lato l’eccessiva identificazione può favorire la partecipazione ( il che è positivo), dall’altro rischia di ammazzare il dialogo, per il semplice fatto che la gente si limita solo a sottoscrivere le iniziative dell’ “uomo forte”, senza batter ciglio. E’ una partecipazione fasulla, quindi, non propositiva. E questo è negativo. Per questa motivazione vado in genere contro la “personalizzazione” delle iniziative. Bisogna identificarsi in un’idea più che in un uomo. Anche perché dell’uomo non si hanno garanzie di lealtà. Lo stesso discorso sicuramente non vale per le idee. Con la nascita del Partito Democratico in un certo senso si è voluta una svolta. Quello che sarà il suo leader, Walter Veltroni, sembra aver scelto una strada diversa. Sicuramente per dare un segnale di rottura con il passato. Da questo punto di vista, invece, la Francia ha scelto una personalità diversa. Nicolas Sarkozy, Presidente della Francia e già Ministro degli Interni ai tempi di Chirac. Da sempre lo ha contraddistinto il rigore e la rigidità. Ed è proprio al “Sarkò” che si riferisce il montaggio fotografico apparso in copertina all’Economist. Lo si paragona, per tendenze di leadersimo, a Napoleone.

 

Mostrare che la politica serve a qualcosa

In questi giorni di dibattito va molto il tema dell’antipolitica. Già ho avuto modo di spiegare il mio pensiero su questo tema, dicendo che il Paese necessita di trasparenza nel rapporto tra il cittadino con le istituzioni. Ed in questo Internet non può fare altro che bene.

In Gran Bretagna, la corona inglese pubblica un report annuale in cui vengono specificate sie le voci di entrate che quelle di uscite. Tutte. Il report è accessibile da tutti a questo indirizzo. Non a tutti, poi, è noto che mediamente la macchina del Quirinale spende quattro volte i soldi spesi dall’entourage della Regina d’Inghilterra. Quattro volte! E che i bilanci del Quirinale sono per la maggior parte riservati.( Fonte: La Casta, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Rizzoli).

Di proposte concrete potrebbero essercene tante. Credo che le più significative debbano essere rivolte alla trasparenza. Si deve risparmiare sulla politica? Si aboliscano le Province, che costano quanto una finanziaria. O almeno si trasferiscano alcune delle competenze ai comuni o alle Prefetture. Si riducano le comunità montane. Si taglino i finianziamenti ai giornali privati che superino un determinato fatturato.Poi, perché i cittadini hanno l’opportunità di eleggere direttamente il primo ministro e non hanno la possibilità di sapere in anticipo, quando viene presentato il programma elettorale, la lista dei ministri che comporrà il Governo? Nel caso del Centrosinistra, forse, si aveva paura del fatto che un Clemente Mastella come Guardasigilli avesse potuto creare qualche protesta negli elettori? Bene, allora non lo si metta.

Grillo dice che Mastella è il capro espiatorio di un sistema che vede coinvolti tutti i politici. Questo è vero solo nel senso che non è solo lui il responsabile dei problemi della politica italiana. Ma direi che ne incarna molti.

Una idea me la sono fatta anche ieri sera, alla trasmissione Porta a Porta. Chi vuole, può rivederla in streaming a questo indirizzo. Spero presto di poter pubblicare dei filmati brevi con i momenti salienti della trasmissione.

Mastella si è scagliato contro il Prof. Giovanni Sartori, quasi unanimemente considerato uno dei massimi esperti mondiali di politologia. C’è chi come Edmondo Berselli sull’Espresso gli chiede cosa fare in questo momento oggettivamente difficile per la politica italiana (l’articolo lo si può leggere qui). Uno dei suoi saggi più famosi dovrebbe essere a mio parere un must per chi si avvicina al mondo della politica, si intitola “Democrazia, cosa è” .

Mastella ha dichiarato che i politici italiani vengono pagati meno del dovuto ( come mostrato da questo articolo), che le indennità, i rimborsi, i viaggi pagati, costituiscono qualcosa di positivo perché permetterebbero a tutti di poter svolgere adeguatamente la vita di parlamentare. Giustamente Sartori gli ha ricordato che non si capisce come mai solo i parlamentari italiani debbano godere di questo tipo di indennità ( la paga dei parlamentari italiani è di gran lunga superiore a quella dei parlamentari dei singoli Paesi d’Europa).

Ancora, Clemente ha continuato inneggiando al fatto che sia lui che la moglie fanno politica per volontà dei cittadini. Forse dimentica che la moglie Sandra Lonardo è Presidente del Consiglio Regionale della Campania, come conseguenza di un accordo con Bassolino, perché inserita in un “Listino” ai tempi delle elezioni regionali del 2005. Nessun cittadino ha mai scritto il nome di Sandra Mastella per votarla a Presidente del Consiglio Regionale. E’ stata frutto di una nomina.

Un altro avento singolare capitato a Napoli.
Oggi noto un manifesto dei Popolari Udeur di Napoli (appena riesco ad averlo ne pubblico una foto) che prendono le difese del loro leader. Un intero manifesto, speso a dire no all’attacco a Mastella. Vi chiedo: avete mai visto un partito che si prodiga di avviare una campagna per delegittimare chi delegittima il leader? Sarò giovane, ma una cosa del genere non la ricordo. Questo cosa significa? Vuol dire che Mastella è l’Udeur e l’Udeur è Mastella. Se l’attuale ministro di Giustizia uscisse di scena, cosa sarebbe del suo Partito? Esisterebbe ancora?

Credo proprio di no.

Putroppo è così, quando si parla di caste, di antipolitica, anzi di mala politica si finisce sempre col parlare anche di Clemente Mastella… E’ vero, a volte sembro quasi ripetitivo. Ma credo anche che ci siano cose che si devono sapere.

Mediamorfosi: Internet come fonte di informazione. Affidabile o pericolosa?

Che la Rete abbia rivoluzionato gli stili di vita dell’umanità intera è un dato di fatto.

Sono convinto che molti (giovani soprattutto) avrebbero difficoltà a vedersi senza tutti i servizi che offre Internet, dai servizi bancari ai rapporti con le istituzioni, dal visitare i propri siti preferiti all’uso di qualche messenger. Non ultima è la possibilità di potersi informare. A questo proposito ha fatto notizia l’ultima mossa del quotidiano più autorevole al mondo, il New York Times che, con largo anticipo rispetto alla concorrenza, ha deciso di rendere disponibile online non solo l’intero archivio della testata, ma anche l’edizione del giorno. Pensare che il Corriere dela Sera in Italia, le Monde in Francia o El Pais in Spagna possano fare una mossa del genere sarebbe impensabile. Qui da noi, più nel dettaglio, si discute non se aprire ad Internet l’informazione tradizionale, ma se considerare attendibile quella che già c’è. Di più, c’è chi vede nella Rete il Sesto Potere, dopo il Quarto Potere (l’editoria) raccontato da Orson Wells e il Quinto ( la Televisione) raccontato da Sidney Lumet. Internet quindi come un potente mezzo di condizionamento della pubblica opinione. Il ragionamento non è del tutto campato in aria ma ci sono alcuni aspetti da chiarire.

Primo. E’ singolare come tutto questo fervore attorno alla capacità di Internet di manipolare il cervello dei navigatori stia uscendo fuori all’indomani del V-Day. Molti ancora non riescono a spiegarsi come abbia fatto Grillo a far convergere tutte quelle adesioni alle sue proposte. Quei molti dimenticano che il suo Blog non è stato l’unico strumento di “divulgazione”: lo sono stati i suoi spettacoli in giro per l’Italia e ancor di più i video su Youtube e quelli scaricabili in peer to peer. Certo il linguaggio semplice e aggressivo ha quantomeno sollecitato la curiosità del navigatore medio, ma davanti al Grillo da spettacolo c’è tutto uno staff che ha lavorato ad iniziative abbastanza concrete, descritte nel documento de “Le primarie dei cittadini” non così famoso come le invettive del comico genovese.

Secondo: Internet è un mezzo di comunicazione un pò diverso dalla stampa, dalla Tv, dalla radio. Le informazioni che veicola non sono soggette a monopoli o posizioni dominanti. Anzi. Tutte le informazioni possono arrivare potenzialmente al singolo. Le posizioni dominanti è il navigatore stesso a deciderle. E chiunque con un minimo di esperienza può mettere su una piattaforma di comunicazione da fare invidia ai grandi colossi della informazione. Questo, però, non significa che su Internet circola solo informazione di qualità. Proprio per la sua possibilità di dare a tutti uno spazio in egual misura, molto spesso in Rete si trovano alcune scorie che assomigliano a notizie. Basti pensare alle varie teorie sui complotti ( dall’11 settembre 2001 agli ufo), che comunque non hanno un grande seguito dal punto di vista del bacino di utenza.

Terzo: la presenza in Rete di informazione di scarso livello porta alla responsabilizzazione del navigatore: chi è veramente interessato ad essere informato, abbandona il ruolo di passivo utilizzatore dei media, ruolo costruito ad hoc dalla TV, per passare allo stadio dell’ homo criticus, ossia un uomo capace di selezionare l’informazione ed analizzarla in maniera critica. Coloro che saranno plasmati dal predicatore di turno ci saranno sempre, ma sono una sistematicità in qualsiasi società civile. In questo caso, però, sono di meno.

Quarto: Furio Colombo in una intervista a TV7 discuteva con Gianni Riotta sul declino del giornalismo italiano. Si prenda, ad esempio, l’informazione politica. Non è altro che uno scambio di botta e risposta da litigio, quasi come fosse uno scenario tratto dalla più plastificata e vuota delle Telenovelas. Si è perso il giornalismo d’inchiesta ( sopravvive a stento Report e qualche speciale ), si è persa l’analisi critica per far posto al sensazionalismo. Lo stesso che ha tenuto in vita il Caso di Cogne e che adesso alimenterà la tragedia di Garlasco. A tutto questo Internet può contribuire in modo determinante, perché favorisce la nascita di soggetti che si svincolano dai modelli comuni per assumere una struttura propria. Ed il movimento che si sta creando attorno alla protesta in Birmania non è altro che una conferma che queste discontinuità esistono.

A dispetto di tutte le critiche, la Rete non puotrà mai essere un sesto potere. Perché per ogni predicatore di facilonerie e per ogni qualunquista, ci sarà almeno un blogger, una testata o un media che fa informazione in maniera utile. Tutto è nelle mani dei navigatori. Purché sappiano scegliere…


Antonio Tirri
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