La Birmania urla democrazia. E la Rete, in questo contesto, fa da eco a questo urlo. La protesta organizzata dai monaci buddisti è riuscita a balzare all’ attenzione dei media grazie ai filmati inviati su Youtube dagli oppositori alla dittatura. Ora non è come ai tempi della rivolta 8888 ( così chiamata perché avvenne l’8 agosto 1988). Oggi il muro di silenzio costruito dal regime militare attorno al Paese è stato bucato da Internet.
Ora l’informazione può farla chiunque. Ed è il popolo dei navigatori a decidere a quale evento dare maggiore enfasi, senza la necessità di avere agganci diretti con redazioni giornalistiche oppure agenzie di stampa. In questo senso la rivoluzione del web 2.0 introdotta con Youtube, con il sistema dei Blog, con i social network, costituisce l’essenza di quello che sarà il ruolo di Internet nei prossimi anni: l’abbattimento di qualsiasi ostacolo alla comunicazione, per tutti.
Ed in casi come quello della Birmania, la possiblità di aprire una porta sul movimento di protesta che si sta organizzando, può anche salvare delle vite e cambiare un Paese. Internet diventa sempre più sinonimo di libertà.
Adesso la palla passa alle democrazie, all’ONU e alla opinione pubblica. Sta a loro (e a noi) fare in modo che la protesta dei monaci buddisti e degli oppositori politici non sia solo un argomento per riempire i titoli dei giornali per qualche giorno. Bisogna fare pressioni per una transizione verso un regime democratico. A questo processo chiunque può dare il proprio contributo. Come segno di solidarietà alla opposizione democratica, infatti, ieri ed oggi chi vuole può indossare qualcosa di rosso. Rosso come la tonaca dei monaci che, assieme ad altre migliaia di persone, stanno rischiando la vita per sostenere il principio della libertà dell’individuo.









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