
L’avvento del Partito Democratico sta creando non pochi movimenti di rimescolamento all’interno del centrosinistra. Evidentemente c’era la necessità di un piccolo terremoto che sconvolgesse gli equilibri che, ormai, duravano da troppo tempo. Il fattore che regolava questi equilibri era il proprietario di Forza Italia. Per lui si sono spaccati i socialisti, per lui Mastella è finito nel centrosinistra, per lui l’Udc ha creato una opposizione un pò più “distaccata” dal resto della Cdl. L’avvento del PD sta cambiando le carte in tavola. E nasce in un clima in cui è forte non la disattenzione o il disinteresse, ma la delusione generale verso la politica. E’ obbligato, quindi, a darsi delle regole quantomeno popolari, ad utilizzare le primarie, ad introdurre il 50% di donne nelle liste, giovani e cercare di favorire un ricambio generazionale. A dire il vero non tutte queste attese sono state rispettate completamente. Basti pensare al meccanismo delle primare, in particolare al meccanismo di votazione. Nonostante tutto il centrosinistra compatto abbia criticato aspramente la legge elettorale “Porcellum” di Calderoli, il PD nasce inquinato del meccanismo delle liste bloccate. Se da una parte questo ha consentito alla precedente dirigenza di assicurarsi un posto in paradiso all’assemblea costituente, dall’altra ha causato un forte danno di immagine.
Il fattore positivo, però, è che chi si oppone a tutto questo è dentro il gioco, non ha abbandonato la battaglia. Sia all’interno dello schieramento pro-Veltroni, sia dalla parte di Rosy Bindi. Certo, si potrà obbiettare che sono primarie un pò all’italiana. Primarie che vedono un voto che serve a ratificare una scelta già fatta. Anche il sottoscritto avrebbe preferito che i candidati alla segreteria del PD fossero stati di più, magari anche meno sconosciuti. Avrei certamente gradito un confronto televisivo, almeno tra Veltroni e Rosy Bindi. Ma in Italia vigono, purtroppo, regole non scritte: in una competizione, il favorito non concede dibattiti. Si tratta comunque di prove tecniche di de-oligarchizzazione in un Paese abituato alle scelte cadute dall’alto. Ed io prenderò parte a questo processo di consultazione democratica per portare avanti la mia idea di democratico. Perché non partecipare è come rassegnarsi all’idea dei più.
A sinistra del PD stanno invece per formarsi due entità, una già quasi completamente definita, un’altra meno. La prima è il PS. Quello che a gennaio 2008 si chiamerà Partito Socialista. Un partito che molti hanno definito come una “scampagnata dei vecchi compagni del PSI”, ma che sta raccogliendo adesioni forti, come quella di Gavino Angius e Franco Grillini, usciti dai DS e confluiti, per ora, nella Sinistra Democratica di Fabio Mussi. Il PS si richiamerà ai valori della laicità e del PSE. Con lo scopo di ridare un riferimento italiano al socialismo democratico europeo. Per quanto mi riguarda il riferimento potrà essere ( e sarà ) di sicuro il PD. Ancora più a sinistra sta amalgamandosi la “Cosa Rossa”. C’è chi come mussi vuole chiamarla Sinistra Italiana, chi solo Sinistra. Fatto sta che rappresenta l’unione della maggioranza della Sinistra Democratica, di Rifondazione Comunista, dei Verdi, del Pdci. Un soggetto forte, quindi, di stampo massimalista. Ne rimangono fuori solo due. Ironia della sorte, i nemici storici per eccellenza. Di Pietro e Mastella. Mi auguro che Antonio Di Pietro porti l’Italia dei Valori all’interno del PD. Mastella probabilmente aderirà al progetto pro-Family di Savino Pezzotta, con la rimanenza dell’Italia di mezzo, e probabilmente l’Udc. Ad una sola condizione, la solita: o comanda lui o non se ne fa nulla. Del resto non gli converrebbe allontanarsi dal suo partito su base personalistica per aderire ad un progetto in cui lui stesso non è la figura principale. Non è abituato.
Altro problema sarà quello delle alleanze. Ma questa è un’altra storia…









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