Supponiamo che l’attenzione dei media su di una questione qualsiasi sia fotografabile. Ebbene nel caso del V-Day sarebbe interessante fare lo stesso confronto che si è soliti fare per mostrare i benefici di una dieta o di un attrezzo ginnico: Prima e Dopo l’8 di settembre. Al prima appartengono i silenzi ed una tendenza quasi ad ignorare l’accaduto: parole vaghe, qualche foto di repertorio, articoletti in sesta pagina. Al dopo appartiene sicuramente la sfilza di editoriali, lettere, articoli in prima pagina, servizi televisivi, speciali TV e chi più ne ha più ne metta. Le oltre trecentomila persone che hanno sottoscritto le proposte di legge avanzate dallo staff del comico genovese, evidentemente, hanno fatto un pò paura.
La classe di quelli che vengono pagati come politici e intellettuali non ha accolto di buon grado questa iniziativa. Magari avrebbero preferito che a mettere il timbro al V-Day fosse stato un uomo nuovo della politica, al massimo un Nanni Moretti, non un comico che fa il moralista per professione. Ma le cose sono andate diversamente. E allora si vede Marco Follini che incita Veltroni a dire che su Grillo non la pensa come Di Pietro. Si vedono i soliti commenti di “quelli di Berlusconi”: “demagogico, populista, qualunquista”. Si vede Casini che addirittura è inorridito perché, pur non essendo presente alla manifestazione, è convinto di aver ascoltato parole dure contro la persona di Marco Biagi. Neanche il comico Daniele Luttazzi approva le proposte di legge che vengono fuori dal V-Day: quindi per lui Sì ai condannati in Parlamento, Sì alle liste bloccate senza voti di preferenza e Sì agli incarichi dei parlamentari per più di due legislature. Contento lui.
E c’è, poi, Sergio Romano. Diplomatico, profondo conoscitore della politica italiana ed europea, più volte ambasciatore, collaboratore di alcuni tra i più prestigiosi quotidiani e tra le più prestigiose riviste d’Italia. Sul Corriere della Sera di oggi, Romano scrive che la cultura occidentale è piena di attori, teatranti e comici che si sono prestati alla politica. A cominciare da Aristofane, fino a citare i francesi Montand e Colucci, passando per il partito dell’Uomo Qualunque ed i girotondi di Nanni Moretti. La popolarità delle loro azioni, scrive, è destinata a calare dopo un breve entusiasmo.
Su tutto questo ci sono alcune cose da dire. Qualunquista è chi dice “Sono tutti ladri, sono tutti condannati”. Non chi fa nomi e cognomi. Questo non è qualunquismo, queste sono azioni concrete. C’è chi critica l’iniziativa di Grillo, poi, perché proviene da un comico moralista (a me per primo non faceva piacere che una iniziativa del genere provenisse da un comico). Ma la colpa di tutto questo è di Grillo che l’ha avviata o della Politica che non sa rispondere alle esigenze dei cittadini? Se le famose tre proposte di legge fossero partite da Prodi (permettetemi una nota di fantasticheria), si sarebbe assicurato una popolarità sufficiente a far rimanere a galla il Governo per anni. Altro che Senatori a vita.
Certo, Grillo è un megafono spaventoso. Spesso esagera per esigenze di spettacolo. Ma il punto è questo: ora si ragiona più sul ruolo di Beppe Grillo che sulle iniziative del V-Day: Grillo in politica? Grillo cadidato alle europee 2009? Grillo a capo di un partito? E sulle proposte? Chi ci ragiona? Mai visto un dibattito.
Poi Romano scrive che queste iniziative sono destinate a calare. Io sono convinto del contrario per svariati motivi. Il primo è l’humus: Grillo conta su una rete di supporto che non si limita solo a quelli che pagano il biglietto per vedere i suoi spettacoli. E, soprattutto, non è gerarchica. Dietro ci sono i Meetup, ci sono i Blog, ci sono i forum di discussione, le chat. Da cui partono iniziative concrete da tempo. Se tutti parlano di questa come fosse la prima iniziativa di Grillo e dei Meetup o hanno la memoria corta o non sanno ciò di cui parlano.
Come fare, allora, a fare in modo che non sia più Beppe il primo a dover presentare iniziative del genere? La risposta è sempre la stessa. Si chiama partecipazione.









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