

Di proposito non ho inserito l’anno 2001 nel titolo di questo post. Semplicemente perché non voglio parlare solo dell’11 settembre 2001. C’è un’altra data, l’11 settembre 1973. Che è il giorno del colpo di Stato operato dal generale Augusto Pinochet ai danni del governo di Salvador Allende in Cile. E c’è un filo che lega queste due date.
Salvador Allende, socialista, è stato Presidente del Cile a partire dal 1970, democraticamente eletto, posto a capo di una coalizione che vedeva uniti socialisti, socialdemocratici, comunisti e cristiano-democratici. Negli anni in cui spirava il vento della rivoluzione socialista in sud america, Allende fu criticato da Fidel Castro in occasione della sua visita in Cile, perché non aveva attuato in maniera completa e totale la Rivoluzione. A causa dell’aumento spropositato dell’inflazione e della mancanza di materie prime il Cile precipitò in una situazione di caos che portò il generale Augusto Pinochet ad attuare un violento colpo di Stato ai danni di Allende ed instaurare una violentissima dittatura militare. Si macchiò della morte di 2.095 dissidenti e della “scomparsa” di altri 1.102 oppositori. Gli “scomparsi” vanno annoverati, naturalmente, tra i deceduti. Oltre 30.000 persone torturate. La vicenda Pinochet meriterebbe un’enciclopedia, soprattutto per come il genenerale è stato finanziato, per come ha agito e per come ha deriso la comunità internazionale sfuggendo ai processi che lo vedevano incriminato per violazione dei diritti umani. E Pinochet fu sostenuto sia dagli Stati Uniti che dal Vaticano, che vedevano in lui un ottimo deterrente alla diffusione del Socialismo. Grande scalpore ha suscitato il messaggio consegnato il 18 settembre 1993 a Pinochet da parte di papa Giovanni Paolo II:
«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.»
Anche il terrorista Osama Bin Laden e l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein sono stati destinatari di finanziamenti americani rispettivamente nel periodo della Resistenza afghana all’URSS e della guerra all’Iran dell’Ayatollah Komeyni. Ma di questo se ne parla molto poco.
L’11 settembre 2001 è accaduta una tragedia: 2992 morti e migliaia di feriti. Ma la ferita più grande è stata quella dell’Orgoglio dell’America intera che, per la prima volta nella sua storia, si è vista minacciata dall’interno. In risposta si è innescata una catena di azioni mirate a colpire i presunti centri di potere dei terroristi, fino ad arrivare all’Iraq. Dall’11 settembre 2001 è partita, quindi, la strategia della Guerra Preventiva, figlia diretta del neoconservatorismo neoconservatrice dell’amministrazione Bush. Un fallimento totale che ha avuto la sola conseguenza di destabilizzare ulteriormente il già precario equilibrio mediorientale. Facendo precipitare anche l’Occidente in una spirale di terrore e allarmi.
Il culmine è stato, poi, raggiunto con la Guerra in Iraq. Tutt’oggi non è stata trovata alcuna connessione tra Al Quaeida e Saddam Hussein, per non parlare delle famose armi di distruzione di massa, niente. E non vuol dire poco.
Oltre ad essere il giorno della commemorazione delle vittime degli attentati di New York e del ricordo di Salvador Allende, l’11 settembre a mio parere contiene un ulteriore messaggio: la politica di interferire nelle questioni di stato di qualsiasi Paese, al fine di un rapido tornaconto per la propria nazione, non sempre porta ai risultati sperati. Spesso si ha l’esatto opposto.









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