Archivio per 8 Settembre 2007

Clemente ora si fa scudo di Benigni

Mastella prende in braccio BenigniCome ho scritto in un post precedente, ogni tanto faccio un giro sul blog di Clemente Mastella per vedere che aria tira da quelle parti. Mi piace chiamarlo il blog con le palle, sia per l’impostazione grafica che per i tipi di post che scrive. Ma gli riconosco un impegno che non tutti hanno avuto il coraggio di assumersi: cerca di rispondere al maggior numero di commenti ai suoi post, o almeno a quelli che non censura. Fatto sta che non sono poche le magagne che vengono fuori.

L’ultima vede come protagonista Roberto Benigni. Grazie a Clem il grande Roberto, adesso, è diventato il testimonial per la difesa di questo indulto. Dico questo perché c’è indulto e indulto. Prima di continuare, un piccolo inciso. Ho visto lo spettacolo di Benigni a Telese, bellissimo, ed ho ascoltato bene le sue parole. Parlò del sentimento della pietà ( che diceva introdotto da Gesù ), pietà intesa come amore disinteressato, cioè non necessariamente corrisposto e non necessariamente dovuto. E si riferì anche all’indulto. A tal proposito, cito dal blog di Mastella un brano raccontato da Benigni durante lo show. Io ero allo spettacolo, ma sinceramente non ricordo le parole esatte come Mastella:

Un giorno tre militari romani stavano picchiando un poveraccio per strada. Gesù fermò il centurione che si accaniva e gli disse: Fermati! Che cosa fai? E quello gli rispose- “ma che ti frega di questo disgraziato…questo è..l’ultimo”. “No-rispose Gesù- l’ultimo sei tu! Questo è il primo!”.

Mastella non fa niente per niente: ha offerto a tutti la possibilità di vedere uno show straordinario come quello di Benigni e contemporaneamente si è guadagnato un argomento di difesa quando viene attaccato sull’indulto. Il senso del suo discorso, infatti, è “Che mi attaccate a fare, l’ha detto anche Benigni che l’indulto è giusto”.

Benigni parlava del sentimento della pietà. Un sentimento nobile. Ma come ho detto prima c’è indulto e indulto. Io non definirei poveraccio un Tanzi, un Cragnotti, un Fazio o chi, grazie all’indulto, esce per reati di mafia, bancarotta fraudolenta e chi più ne ha più ne metta. Se l’indulto avesse fatto uscire i poveracci, i poveri cristi, allora sarebbe stato certamente un provvedimento più condivisibile. Dell’indulto, invece, ne hanno beneficiato i più grandi impostori che abbiamo avuto in questo Paese, gente che ha mandato in fumo i risparmi sudati delle famiglie, gente che era dentro per associazionie per delinquere di stampo mafioso. E questi non sono poveracci.


Antonio Tirri
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