

Forse non tutti sono a conoscenza, e a dire il vero non a tutti interessa, che la democrazia italiana è stata più volte in pericolo. E non sto parlando delle accuse di attentati alla democrazia che quasi giornalmente si lanciano centrodestra e centrosinistra. Sto parlando di Colpi di Stato.
Tutti i tentativi di sovvertire l’ordine democratico in Italia sono stati opera di gruppi di chiara matrice neofascista, collegata a personaggi oscuri come il “principe nero” Junio Valerio Borghese o Stefano Delle Chiaie. E proprio a questi due personaggi è collegato il Golpe Borghese, detto anche golpe dei forestali del 7 dicembre 1970.
Junio Valerio Borghese era un ex comandante della X MAS che dopo l’Armistizio rimase dalla parte della Repubblica di Salò e della Germania Nazista. Il piano del golpe prevedeva l’occupazione dei Ministeri della Difesa, dell’Interno, della RAI, l’assassinio del capo della polizia Angelo Vicari e il rapimento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Era pronto anche il proclama da leggere alla Nazione, dagli studi della Rai occupata naturalmente:
“Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo [...]. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intenderci, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi [...]. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia, Italia, Viva Italia!”
Ma all’ultimo momento, quando tutto era già pronto, a seguito di una telefonata di cui ancora oggi non si conosce nè chi l’ha fatta, tantomeno il contenuto, Borghese diede l’alt.
I cospiratori erano appartenenti alle forze armate, dalla forestalle all’aeronautica militare con il contributo (qui viene il bello) della Mafia, della Banda della Magliana, dei Servizi segreti deviati, della P2 e della CIA.
Proprio a proposito della CIA e degli Stati Uniti, nel 2005 sono saltate fuori nuove rivelazioni. Da parte di un ex medico di Rieti, Adriano Monti, che sarebbe dovuto diventare il nuovo Ministro degli Esteri del governo che si sarebbe insediato a seguito del Golpe.
Monti rivela di aver informato del tentativo di Colpo di Stato un certo Otto Skorzeny, un ex-nazista austriaco che su incarico di Hitler aveva liberato Benito Mussolini il 12 settembre 1943, reclutato dalla CIA come combattente anticomunista.
Quando nel 1970 Monti lo incontrò in Spagna, dice Monti,
“Gli chiesi se poteva dare la conferma che da parte di certi ambienti dell’intelligence americana si guardava con rispetto ad un’iniziativa del genere. Dopo un ponderato pomeriggio d’attesa, la risposta fu “sì”. A condizione che ci fosse un personaggio da loro indicato, un nome della politica italiana che doveva dare la garanzia. Avrebbe docuto essere praticamente un presidente in pectore di questa specie di governo militare o paramilitare, Giulio Andreotti“.
E poi precisa : “Se lui fosse d’accordo, non lo so”.
Andreotti naturalmente smentisce, dice: “Mi sono sempre trovato bene nel sistema democratico”.
Come si può vedere, le ombre di questo golpe si prolungano fino ad oggi. Fino ad un susseguirsi di indagini, documenti trasmessi a procure, che non hanno fatto altro che complicare la già contorta vicenda.
Quello che è certo, è che gli Stati Uniti sapevano e appoggiarono l’iniziativa, come fecero del resto in Cile, per scongiurare una deriva politica di stampo comunista in Italia.
Borghese si avvalse anche della collaborazione della loggia massonica deviata P2. Erano molti i piduisti coinvolti tra cui lo stesso “Gran Maestro” Licio Gelli a cui era stato affidato il compito di guidare un gruppo di armati per il rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Vennero chiamati i killer di Cosa Nostra per uccidere il capo della polizia Angelo Vicari. Lo rivelano i pentiti Tommaso Buscetta e Antonino Caldarone.
Insomma un intrigo a livelli alti, inimmaginabili per alcuni.
Il golpe Borghese è stato oggetto della satira del film “Vogliamo i colonnelli” con Ugo Tognazzi e “Colpo di Stato” di Luciano Salce
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