Archivia per Settembre 2007

Birmania, Internet e libertà. Il video shock della morte del reporter giapponese e della protesta dei monaci.

La Birmania urla democrazia. E la Rete, in questo contesto, fa da eco a questo urlo. La protesta organizzata dai monaci buddisti è riuscita a balzare all’ attenzione dei media grazie ai filmati inviati su Youtube dagli oppositori alla dittatura. Ora non è come ai tempi della rivolta 8888 ( così chiamata perché avvenne l’8 agosto 1988). Oggi il muro di silenzio costruito dal regime militare attorno al Paese è stato bucato da Internet.

Ora l’informazione può farla chiunque. Ed è il popolo dei navigatori a decidere a quale evento dare maggiore enfasi, senza la necessità di avere agganci diretti con redazioni giornalistiche oppure agenzie di stampa. In questo senso la rivoluzione del web 2.0 introdotta con Youtube, con il sistema dei Blog, con i social network, costituisce l’essenza di quello che sarà il ruolo di Internet nei prossimi anni: l’abbattimento di qualsiasi ostacolo alla comunicazione, per tutti.

Ed in casi come quello della Birmania, la possiblità di aprire una porta sul movimento di protesta che si sta organizzando, può anche salvare delle vite e cambiare un Paese. Internet diventa sempre più sinonimo di libertà.

Adesso la palla passa alle democrazie, all’ONU e alla opinione pubblica. Sta a loro (e a noi) fare in modo che la protesta dei monaci buddisti e degli oppositori politici non sia solo un argomento per riempire i titoli dei giornali per qualche giorno. Bisogna fare pressioni per una transizione verso un regime democratico. A questo processo chiunque può dare il proprio contributo. Come segno di solidarietà alla opposizione democratica, infatti, ieri ed oggi chi vuole può indossare qualcosa di rosso. Rosso come la tonaca dei monaci che, assieme ad altre migliaia di persone, stanno rischiando la vita per sostenere il principio della libertà dell’individuo.

I nuovi equilibri del centrosinistra italiano.

L’avvento del Partito Democratico sta creando non pochi movimenti di rimescolamento all’interno del centrosinistra. Evidentemente c’era la necessità di un piccolo terremoto che sconvolgesse gli equilibri che, ormai, duravano da troppo tempo. Il fattore che regolava questi equilibri era il proprietario di Forza Italia. Per lui si sono spaccati i socialisti, per lui Mastella è finito nel centrosinistra, per lui l’Udc ha creato una opposizione un pò più “distaccata” dal resto della Cdl. L’avvento del PD sta cambiando le carte in tavola. E nasce in un clima in cui è forte non la disattenzione o il disinteresse, ma la delusione generale verso la politica. E’ obbligato, quindi, a darsi delle regole quantomeno popolari, ad utilizzare le primarie, ad introdurre il 50% di donne nelle liste, giovani e cercare di favorire un ricambio generazionale. A dire il vero non tutte queste attese sono state rispettate completamente. Basti pensare al meccanismo delle primare, in particolare al meccanismo di votazione. Nonostante tutto il centrosinistra compatto abbia criticato aspramente la legge elettorale “Porcellum” di Calderoli, il PD nasce inquinato del meccanismo delle liste bloccate. Se da una parte questo ha consentito alla precedente dirigenza di assicurarsi un posto in paradiso all’assemblea costituente, dall’altra ha causato un forte danno di immagine.

Il fattore positivo, però, è che chi si oppone a tutto questo è dentro il gioco, non ha abbandonato la battaglia. Sia all’interno dello schieramento pro-Veltroni, sia dalla parte di Rosy Bindi. Certo, si potrà obbiettare che sono primarie un pò all’italiana. Primarie che vedono un voto che serve a ratificare una scelta già fatta. Anche il sottoscritto avrebbe preferito che i candidati alla segreteria del PD fossero stati di più, magari anche meno sconosciuti. Avrei certamente gradito un confronto televisivo, almeno tra Veltroni e Rosy Bindi. Ma in Italia vigono, purtroppo, regole non scritte: in una competizione, il favorito non concede dibattiti. Si tratta comunque di prove tecniche di de-oligarchizzazione in un Paese abituato alle scelte cadute dall’alto. Ed io prenderò parte a questo processo di consultazione democratica per portare avanti la mia idea di democratico. Perché non partecipare è come rassegnarsi all’idea dei più.

A sinistra del PD stanno invece per formarsi due entità, una già quasi completamente definita, un’altra meno. La prima è il PS. Quello che a gennaio 2008 si chiamerà Partito Socialista. Un partito che molti hanno definito come una “scampagnata dei vecchi compagni del PSI”, ma che sta raccogliendo adesioni forti, come quella di Gavino Angius e Franco Grillini, usciti dai DS e confluiti, per ora, nella Sinistra Democratica di Fabio Mussi. Il PS si richiamerà ai valori della laicità e del PSE. Con lo scopo di ridare un riferimento italiano al socialismo democratico europeo. Per quanto mi riguarda il riferimento potrà essere ( e sarà ) di sicuro il PD. Ancora più a sinistra sta amalgamandosi la “Cosa Rossa”. C’è chi come mussi vuole chiamarla Sinistra Italiana, chi solo Sinistra. Fatto sta che rappresenta l’unione della maggioranza della Sinistra Democratica, di Rifondazione Comunista, dei Verdi, del Pdci. Un soggetto forte, quindi, di stampo massimalista. Ne rimangono fuori solo due. Ironia della sorte, i nemici storici per eccellenza. Di Pietro e Mastella. Mi auguro che Antonio Di Pietro porti l’Italia dei Valori all’interno del PD. Mastella probabilmente aderirà al progetto pro-Family di Savino Pezzotta, con la rimanenza dell’Italia di mezzo, e probabilmente l’Udc. Ad una sola condizione, la solita: o comanda lui o non se ne fa nulla. Del resto non gli converrebbe allontanarsi dal suo partito su base personalistica per aderire ad un progetto in cui lui stesso non è la figura principale. Non è abituato.

Altro problema sarà quello delle alleanze. Ma questa è un’altra storia…

Due notizie “leggere”

Facendo un giro sulla rassegna stampa ho trovato due articoli simpatici. Ebbene sì, anche leggendo i giornali ci si può divertire. Per questo, per non far torto a nessuno, ho deciso di citarli tutti e due. E con un breve commento.

Paolo Cirino Pomicino, è uno dei 24 parlamentari italiani italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva con sentenza della corte di cassazione per finanziamento illecito tangenti enimont e per corruzione per fondi neri ENI. Dopo aver fatto una fermata all’ Udeur di Mastella, è transitato verso la Dc per le Autonomie di Gianfranco Rotondi. Che lo ha messo alla direzione di “La Discussione”, l’organo politico del partitino. Dalle colonne del giornale lo stesso Rotondi oggi inneggia a Berlusconi come il nuovo De Gaulle, auspicando una nuova coalizione che veda inclusi anche alcuni ministri del centrosinistra e con a capo, naturalmente, Silvio. Un uomo nuovo a capo di una nuova coalizione.

Rimanendo in tema di fantasticherie, è stato scoperto un bluff ai danni di Pierferdinando Casini. Un gruppo di ragazzi ha messo su un blog civetta dal quale Casini avrebbe annunciato il suo passaggio all’attuale maggioranza. Ben 230 persone ci sono cascate. La conclusione della burla? Una querela.

Gli autori si confessano così:

Ebbene sí, era tutta una finta. Casini ci ha giá denunciati alla Polizia Postale e quindi é meglio chiudere qui. Naturalmente il blog non é scritto da Casini ma dagli stessi autori di mastellatiodio.blogspot.com. La nostra é solo stata un´innocente provocazione, il nostro modo di protestare contro questa classe politica inetta e fuori dal mondo.
Speriamo di non dover pagare conseguenze pesanti per questo gesto, in ogni caso dubitiamo che il sito resti disponibile in rete ancora per molto. Ma finché non ci oscurano o non ci sbattono dentro noi rimaniamo online in attesa dei vostri consigli e commenti.
E comunque, signor Casini, é stato interessante vedere cosa molti cittadini hanno voglia di dirti e cosa pensano di te, non credi?

Per ora dicono di noi: Panorama, Reuters, Noi Press e ne seguiranno altri sicuramente entro la giornata.

Alla prossima.

Due notizie “leggere”

Facendo un giro sulla rassegna stampa ho trovato due articoli simpatici. Ebbene sì, anche leggendo i giornali ci si può divertire. Per questo, per non far torto a nessuno, ho deciso di citarli tutti e due. E con un breve commento.

Paolo Cirino Pomicino, è uno dei 24 parlamentari italiani italiani che hanno ricevuto condanne penali in via definitiva con sentenza della corte di cassazione per finanziamento illecito tangenti enimont e per corruzione per fondi neri ENI. Dopo aver fatto una fermata all’ Udeur di Mastella, è transitato verso la Dc per le Autonomie di Gianfranco Rotondi. Che lo ha messo alla direzione di “La Discussione”, l’organo politico del partitino. Dalle colonne del giornale lo stesso Rotondi oggi inneggia a Berlusconi come il nuovo De Gaulle, auspicando una nuova coalizione che veda inclusi anche alcuni ministri del centrosinistra e con a capo, naturalmente, Silvio. Un uomo nuovo a capo di una nuova coalizione.

Rimanendo in tema di fantasticherie, è stato scoperto un bluff ai danni di Pierferdinando Casini. Un gruppo di ragazzi ha messo su un blog civetta dal quale Casini avrebbe annunciato il suo passaggio all’attuale maggioranza. Ben 230 persone ci sono cascate. La conclusione della burla? Una querela.

Gli autori si confessano così:

Ebbene sí, era tutta una finta. Casini ci ha giá denunciati alla Polizia Postale e quindi é meglio chiudere qui. Naturalmente il blog non é scritto da Casini ma dagli stessi autori di mastellatiodio.blogspot.com. La nostra é solo stata un´innocente provocazione, il nostro modo di protestare contro questa classe politica inetta e fuori dal mondo.
Speriamo di non dover pagare conseguenze pesanti per questo gesto, in ogni caso dubitiamo che il sito resti disponibile in rete ancora per molto. Ma finché non ci oscurano o non ci sbattono dentro noi rimaniamo online in attesa dei vostri consigli e commenti.
E comunque, signor Casini, é stato interessante vedere cosa molti cittadini hanno voglia di dirti e cosa pensano di te, non credi?

Per ora dicono di noi: Panorama, Reuters, Noi Press e ne seguiranno altri sicuramente entro la giornata.

Alla prossima.

Università IN prestito: un commento alla proposta Zingales

Luigi Zingales insegna finanza alla Graduate School of business dell’Università di Chicago. È membro dello European Corporate Governance Institute, del National Bureau of Economic Research e del Center for Economic Policy Research. Nel 2003 ha vinto il premio Bernacer per il miglior giovane economista europeo.

In un articolo comparso su L’Espresso e reperibile online a questo indirizzo, Zingales propone un percorso di riforme per aumentare il rendimento del sistema delle università in Italia.

La proposta è: invece di regalare ad ogni studente 18 mila euro di tasse l’anno, basterebbe trasformare questo sussidio a fondo perduto in un prestito. Se gli studenti dovranno restituire il sussidio, chiederanno corsi sempre più qualificati. Ed i professori incapaci resteranno senza mercato. All’obiezione secondo cui questa riforma scoraggerebbe i più poveri, Zingales risponde che si tratta di una falsità. Perché se il sussidio si trasforma in prestito, chiunque ha acceso oggi all’università, l’avrebbe al nuovo sistema.

I motivi per cui non sono d’accordo con quanto detto da Zingales sono diversi.

Innanzitutto credo sia molto meglio istituire un soggetto terzo ( magari una autorità garante) finanziato dal sistema delle tasse universitarie, che in maniera indipendente premi, in termini di ulteriori finanziamenti, gli istituti Universitari che più si distinguono per qualità della didattica, della ricerca e delle strutture. E nello stesso tempo bisogna creare le condizioni per le quali ogni istituto universitario possa fornire una didattica quantomeno a livello delle richieste di mercato. Una sorta di federalismo universitario di tipo solidale.  Altra proposta è quella di creare un meccanismo che consenta di valutare la qualità della didattica del corpo docenti. Un professore molto competente nella sua materia non è detto che sia anche in grado di spiegarla. E’ infatti da premiare la capacità di trasmettere la conoscenza. Da questo punto di vista si è fatto davvero poco. I feedback degli studenti non sono mai presi in seria considerazione, anche se a dire il vero non si hanno sempre tutti i torti. Ed i professori “potenti” finiscono sempre col consolidare la propria posizione dominante all’interno del sistema universitario, nonostante la scarsa disponibilità e propensione all’insegnamento.  Ulteriore proposta è quella di obbligare i docenti ad interfacciarsi con le nuove tecnologie per l’organizzazione e la comunicazione con gli studenti. Sono ancora moltissimi gli istituti in cui gli studenti sono costretti a mettersi in auto e macinare chilometri solo per prenotarsi ad un appello di esame.

In definitiva, non sono convinto che il fattore prestito sia la soluzione ai problemi del sistema universitario italiano. Soprattutto in presenza di un mercato del lavoro che si prefigura sempre più precario e che non valorizza come dovrebbe le competenze che si acquisiscono all’interno dell’Università.  Tra i tanti strumenti che è possibile fornire agli studenti per fare in modo che richiedano corsi sempre più qualificati, quello di caricarli dell’ulteriore onere di un prestito credo non sia per nulla opportuno.

Editoriale di Mazza: un video da Guinness dei primati

Forse sto esagerando con i post su Grillo, ma ci sono alcuni fatti che hanno l’obbligo di essere almeno commentati.

Quando Berlusconi dà dei coglioni a quelli che votano a sinistra nessuno dice niente, quando usa toni da rivolta nessuno dice niente, quando Bossi invoca LE ARMI e la rivolta nessuno dice niente e quando qualcuno si permette di attaccare la partitocrazia e la Casta allora nasce il rischio che qualcuno faccia bravate?

Vogliono capirlo o no che Grillo è un comico e non un politico? Come possono pretendere che parli senza usare il vaffanculo. Il suo è spettacolo! E’ la classica storia del dito e della luna. Beppe Grillo è solo il dito,  magari quello medio… l’attenzione deve andare ai contenuti!

Sono rimasto deluso più di tutti dalle dichiarazioni di Giampaolo Pansa che ha dato la sua solidarietà a Mazza… Finanche il suo compagno di partito, Fini, l’ha bollata come una esagerazione.

La risposta al fenomeno Grillo la offre Zapatero.

I media italiani ( non l’Italia ) hanno preso atto da poco tempo che esiste un fenomeno Grillo. C’è una confusione, però, che fanno anche i bravi commentatori, editorialisti e giornalisti. Perché hanno fatto questo ragionamento: al V-Day hanno firmato oltre 300.000 persone——>sul palco del V-Day c’era Beppe Grillo——>Beppe Grillo ha un movimento che conta almeno 300.000 perone. Niente di più sbagliato.Il vecchio Beppe non può essere trattato come il “classico” leader di un movimento. Non lo è. Più che altro è un catalizzatore e uno speaker (con modi a volte discutibili ) di un risentimento verso la mala politica. E’ stato fortunato perché è arrivato per primo e perché ha un minimo di coerenza. Ed è coerente perché non si è mai candidato in prima persona ( e non credo lo farà mai ), i suoi sostenitori non glielo avrebbero mai perdonato. Grillo infatti è stato condannato per omicidio colposo, non può quindi andare contro una proposta di legge che porta la sua firma (anche se non sarebbe difficile trovare un parlamentare che l’abbia fatto ma questa è un’altra storia…). Poi non può commettere lo stesso errore del movimento dell’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini che incitava alla disattenzione verso il sistema democratico post-fascista e poi scese a patti con la Democrazia Cristiana.

Il sistema politico, sentendosi minacciato dalla popolarità politica di Grillo in campo politico, si è messo a criticarlo. Populista, Qualunquista ( riferendosi al Qualunquismo storico), Demagogico, Inappropriato. Ma le risposte concrete quali sono state? In un Paese dove un libro che denuncia lo schifo del sistema politico vende più di un milione di copie ( quindi sarà almeno letto dal triplo delle persone) io mi preoccuperei di dare almeno dei segnali sul fatto che la politica e il sistema dei partiti possano fare qualcosa. Ma per vedere iniziative belle, popolari e, diciamolo, di sinistra, bisogna andare fuori Italia.

Il Corriere della Sera di oggi riporta che dall’esecutivo di Zapatero viene l’attuazione della proposta di finanziare i giovani dai 22 ai 30 anni che vogliono rendersi indipendenti con un contributo di 220 € mensili per l’affitto di una casa, per ben quattro anni e ne presterà altri 600 per la caparra. Questo per coloro che non superano i 22 mila euro annui di reddito.

Il costo della manovra è di 435 milioni di euro. Cioè 9,5 milioni di euro in meno rispetto a quanto speso dalla Camera dei Deputati solo per la locazione del cosiddetto “complesso Marini” a Roma, senza essere diventata proprietaria neanche del campanello di uno degli appartamenti.

Soldi buttati…

Il Golpe Borghese

Forse non tutti sono a conoscenza, e a dire il vero non a tutti interessa, che la democrazia italiana è stata più volte in pericolo. E non sto parlando delle accuse di attentati alla democrazia che quasi giornalmente si lanciano centrodestra e centrosinistra. Sto parlando di Colpi di Stato.
Tutti i tentativi di sovvertire l’ordine democratico in Italia sono stati opera di gruppi di chiara matrice neofascista, collegata a personaggi oscuri come il “principe nero” Junio Valerio Borghese o Stefano Delle Chiaie. E proprio a questi due personaggi è collegato il Golpe Borghese, detto anche golpe dei forestali del 7 dicembre 1970.

Junio Valerio Borghese era un ex comandante della X MAS che dopo l’Armistizio rimase dalla parte della Repubblica di Salò e della Germania Nazista. Il piano del golpe prevedeva l’occupazione dei Ministeri della Difesa, dell’Interno, della RAI, l’assassinio del capo della polizia Angelo Vicari e il rapimento dell’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Era pronto anche il proclama da leggere alla Nazione, dagli studi della Rai occupata naturalmente:

“Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo [...]. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli, per intenderci, che volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi [...]. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno d’amore: Italia, Italia, Viva Italia!”

Ma all’ultimo momento, quando tutto era già pronto, a seguito di una telefonata di cui ancora oggi non si conosce nè chi l’ha fatta, tantomeno il contenuto, Borghese diede l’alt.

I cospiratori erano appartenenti alle forze armate, dalla forestalle all’aeronautica militare con il contributo (qui viene il bello) della Mafia, della Banda della Magliana, dei Servizi segreti deviati, della P2 e della CIA.

Proprio a proposito della CIA e degli Stati Uniti, nel 2005 sono saltate fuori nuove rivelazioni. Da parte di un ex medico di Rieti, Adriano Monti, che sarebbe dovuto diventare il nuovo Ministro degli Esteri del governo che si sarebbe insediato a seguito del Golpe.
Monti rivela di aver informato del tentativo di Colpo di Stato un certo Otto Skorzeny, un ex-nazista austriaco che su incarico di Hitler aveva liberato Benito Mussolini il 12 settembre 1943, reclutato dalla CIA come combattente anticomunista.
Quando nel 1970 Monti lo incontrò in Spagna, dice Monti,
“Gli chiesi se poteva dare la conferma che da parte di certi ambienti dell’intelligence americana si guardava con rispetto ad un’iniziativa del genere. Dopo un ponderato pomeriggio d’attesa, la risposta fu “sì”. A condizione che ci fosse un personaggio da loro indicato, un nome della politica italiana che doveva dare la garanzia. Avrebbe docuto essere praticamente un presidente in pectore di questa specie di governo militare o paramilitare, Giulio Andreotti.

E poi precisa : “Se lui fosse d’accordo, non lo so”.

Andreotti naturalmente smentisce, dice: “Mi sono sempre trovato bene nel sistema democratico”.

Come si può vedere, le ombre di questo golpe si prolungano fino ad oggi. Fino ad un susseguirsi di indagini, documenti trasmessi a procure, che non hanno fatto altro che complicare la già contorta vicenda.

Quello che è certo, è che gli Stati Uniti sapevano e appoggiarono l’iniziativa, come fecero del resto in Cile, per scongiurare una deriva politica di stampo comunista in Italia.

Borghese si avvalse anche della collaborazione della loggia massonica deviata P2. Erano molti i piduisti coinvolti tra cui lo stesso “Gran Maestro” Licio Gelli a cui era stato affidato il compito di guidare un gruppo di armati per il rapimento del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Vennero chiamati i killer di Cosa Nostra per uccidere il capo della polizia Angelo Vicari. Lo rivelano i pentiti Tommaso Buscetta e Antonino Caldarone.

Insomma un intrigo a livelli alti, inimmaginabili per alcuni.

Il golpe Borghese è stato oggetto della satira del film “Vogliamo i colonnelli” con Ugo Tognazzi e “Colpo di Stato” di Luciano Salce

Cecchi Paone e il balletto di opinioni

Doveva essere la risposta di Mediaset a Piero Angela. E’ rimasta negli annali della storia della tv la sua protesta al premio Telegatto, quando il Grande Fratello ricevette il premio come trasmissione culturale dell’anno. E ora partecipa all’Isola dei Famosi. Questioni di coerenza. Certo questa non è la prima volta che cambia idea: prima simpatizzante del Partito Repubblicano, poi candidato in Forza Italia, poi aderisce ai Riformatori Liberali, poi si affianca a Grillini e partecipa alla costituente socialista guidata da Boselli. Per non parlare dei momenti di alta televisione a seguito dei litigi e insulti con Vittorio Sgarbi ( prima o poi qualche parola su quest’uomo dovrò scriverla ). Insomma anche Alessandro Cecchi Paone è entrato nell’altarino dei simboli della TV spazzatura. Quando si dice W la cultura…

Un nuovo ‘94. Una vecchia soluzione

Adesso è ufficiale: chi vuole avere consensi in politica non ha che da cavalcare l’antipolitica. A dire il vero quella di antipolitica è una definizione un pò impropria. Io preferirei l’esatto contrario. Definirei antipolitica quella che traspare dalle dichiarazioni ai TG, dagli incontri tra Apicella e Berlusconi a Porta a Porta, dallo strapotere di Bassolino e De Mita in Campania, dalle genialate scellerate di Calderoli ecc. Chiamerei Politica, invece, quella associata alle proposte, al concetto di Primarie del PD, quella che viene fuori dai partecipanti al V-Day, quella delle iniziative che partono dal basso e dalla discussione, quella che si fa anche sui Blog.

Bisogna cavalcare questo senso di insoddisfazione, dicevo. Per ottenere nuovi consensi.  Come nel ‘94, nel periodo immediatamente successivo a tangentopoli. Secondo un articolo comparso oggi su Libero, l’homo novus è ( indovinate un pò ) Silvio Berlusconi. O almeno lui è convinto di esserlo. Visto, però, che 71 anni di cui 13 nell’arena mediatico-politica si fanno sentire, bisogna trovare un’erede, una personalità di facciata che continui a fare iniezioni di berlusconismo con un’etichetta nuova, preferibilmente in tacchi a spillo. Ed ecco che oggi sul quotidiano Libero compare in prima pagina un articolo di Fausto Carioti che titola “La Favorita”. Si riferisce a Michela Vittoria Brambilla. Su questo blog ho già dato modo di vedere a chi lo volesse su quali basi sta nascendo la futura “cosa” del centrodestra, soprattutto in riferimento alla nuova pupilla rossa di Berlusconi. Ma la politica italiana ha davvero bisogno di questa minestra riscaldata? Sarebbe giunto il momento di dire Basta.

Un nuovo ‘94. Una vecchia soluzione

Adesso è ufficiale: chi vuole avere consensi in politica non ha che da cavalcare l’antipolitica. A dire il vero quella di antipolitica è una definizione un pò impropria. Io preferirei l’esatto contrario. Definirei antipolitica quella che traspare dalle dichiarazioni ai TG, dagli incontri tra Apicella e Berlusconi a Porta a Porta, dallo strapotere di Bassolino e De Mita in Campania, dalle genialate scellerate di Calderoli ecc. Chiamerei Politica, invece, quella associata alle proposte, al concetto di Primarie del PD, quella che viene fuori dai partecipanti al V-Day, quella delle iniziative che partono dal basso e dalla discussione, quella che si fa anche sui Blog.

Bisogna cavalcare questo senso di insoddisfazione, dicevo. Per ottenere nuovi consensi.  Come nel ‘94, nel periodo immediatamente successivo a tangentopoli. Secondo un articolo comparso oggi su Libero, l’homo novus è ( indovinate un pò ) Silvio Berlusconi. O almeno lui è convinto di esserlo. Visto, però, che 71 anni di cui 13 nell’arena mediatico-politica si fanno sentire, bisogna trovare un’erede, una personalità di facciata che continui a fare iniezioni di berlusconismo con un’etichetta nuova, preferibilmente in tacchi a spillo. Ed ecco che oggi sul quotidiano Libero compare in prima pagina un articolo di Fausto Carioti che titola “La Favorita”. Si riferisce a Michela Vittoria Brambilla. Su questo blog ho già dato modo di vedere a chi lo volesse su quali basi sta nascendo la futura “cosa” del centrodestra, soprattutto in riferimento alla nuova pupilla rossa di Berlusconi. Ma la politica italiana ha davvero bisogno di questa minestra riscaldata? Sarebbe giunto il momento di dire Basta.

V-Day After. Qualcosa è veramente accaduto.

Supponiamo che l’attenzione dei media su di una questione qualsiasi sia fotografabile. Ebbene nel caso del V-Day sarebbe interessante fare lo stesso confronto che si è soliti fare per mostrare i benefici di una dieta o di un attrezzo ginnico: Prima e Dopo l’8 di settembre. Al prima appartengono i silenzi ed una tendenza quasi ad ignorare l’accaduto: parole vaghe, qualche foto di repertorio, articoletti in sesta pagina. Al dopo appartiene sicuramente la sfilza di editoriali, lettere, articoli in prima pagina, servizi televisivi, speciali TV e chi più ne ha più ne metta. Le oltre trecentomila persone che hanno sottoscritto le proposte di legge avanzate dallo staff del comico genovese, evidentemente, hanno fatto un pò paura.

La classe di quelli che vengono pagati come politici e intellettuali non ha accolto di buon grado questa iniziativa. Magari avrebbero preferito che a mettere il timbro al V-Day fosse stato un uomo nuovo della politica, al massimo un Nanni Moretti, non un comico che fa il moralista per professione. Ma le cose sono andate diversamente. E allora si vede Marco Follini che incita Veltroni a dire che su Grillo non la pensa come Di Pietro. Si vedono i soliti commenti di “quelli di Berlusconi”: “demagogico, populista, qualunquista”. Si vede Casini che addirittura è inorridito perché, pur non essendo presente alla manifestazione, è convinto di aver ascoltato parole dure contro la persona di Marco Biagi. Neanche il comico Daniele Luttazzi approva le proposte di legge che vengono fuori dal V-Day: quindi per lui Sì ai condannati in Parlamento, Sì alle liste bloccate senza voti di preferenza e Sì agli incarichi dei parlamentari per più di due legislature. Contento lui.

E c’è, poi, Sergio Romano. Diplomatico, profondo conoscitore della politica italiana ed europea, più volte ambasciatore, collaboratore di alcuni tra i più prestigiosi quotidiani e tra le più prestigiose riviste d’Italia. Sul Corriere della Sera di oggi, Romano scrive che la cultura occidentale è piena di attori, teatranti e comici che si sono prestati alla politica. A cominciare da Aristofane, fino a citare i francesi Montand e Colucci, passando per il partito dell’Uomo Qualunque ed i girotondi di Nanni Moretti. La popolarità delle loro azioni, scrive, è destinata a calare dopo un breve entusiasmo.

Su tutto questo ci sono alcune cose da dire. Qualunquista è chi dice “Sono tutti ladri, sono tutti condannati”. Non chi fa nomi e cognomi. Questo non è qualunquismo, queste sono azioni concrete. C’è chi critica l’iniziativa di Grillo, poi, perché proviene da un comico moralista (a me per primo non faceva piacere che una iniziativa del genere provenisse da un comico). Ma la colpa di tutto questo è di Grillo che l’ha avviata o della Politica che non sa rispondere alle esigenze dei cittadini? Se le famose tre proposte di legge fossero partite da Prodi (permettetemi una nota di fantasticheria), si sarebbe assicurato una popolarità sufficiente a far rimanere a galla il Governo per anni. Altro che Senatori a vita.

Certo, Grillo è un megafono spaventoso. Spesso esagera per esigenze di spettacolo. Ma il punto è questo: ora si ragiona più sul ruolo di Beppe Grillo che sulle iniziative del V-Day: Grillo in politica? Grillo cadidato alle europee 2009? Grillo a capo di un partito? E sulle proposte? Chi ci ragiona? Mai visto un dibattito.

Poi Romano scrive che queste iniziative sono destinate a calare. Io sono convinto del contrario per svariati motivi. Il primo è l’humus: Grillo conta su una rete di supporto che non si limita solo a quelli che pagano il biglietto per vedere i suoi spettacoli. E, soprattutto, non è gerarchica. Dietro ci sono i Meetup, ci sono i Blog, ci sono i forum di discussione, le chat. Da cui partono iniziative concrete da tempo. Se tutti parlano di questa come fosse la prima iniziativa di Grillo e dei Meetup o hanno la memoria corta o non sanno ciò di cui parlano.

Come fare, allora, a fare in modo che non sia più Beppe il primo a dover presentare iniziative del genere? La risposta è sempre la stessa. Si chiama partecipazione.

11 settembre

Di proposito non ho inserito l’anno 2001 nel titolo di questo post. Semplicemente perché non voglio parlare solo dell’11 settembre 2001. C’è un’altra data, l’11 settembre 1973. Che è il giorno del colpo di Stato operato dal generale Augusto Pinochet ai danni del governo di Salvador Allende in Cile. E c’è un filo che lega queste due date.

Salvador Allende, socialista, è stato Presidente del Cile a partire dal 1970, democraticamente eletto, posto a capo di una coalizione che vedeva uniti socialisti, socialdemocratici, comunisti e cristiano-democratici. Negli anni in cui spirava il vento della rivoluzione socialista in sud america, Allende fu criticato da Fidel Castro in occasione della sua visita in Cile, perché non aveva attuato in maniera completa e totale la Rivoluzione. A causa dell’aumento spropositato dell’inflazione e della mancanza di materie prime il Cile precipitò in una situazione di caos che portò il generale Augusto Pinochet ad attuare un violento colpo di Stato ai danni di Allende ed instaurare una violentissima dittatura militare. Si macchiò della morte di 2.095 dissidenti e della “scomparsa” di altri 1.102 oppositori. Gli “scomparsi” vanno annoverati, naturalmente, tra i deceduti. Oltre 30.000 persone torturate. La vicenda Pinochet meriterebbe un’enciclopedia, soprattutto per come il genenerale è stato finanziato, per come ha agito e per come ha deriso la comunità internazionale sfuggendo ai processi che lo vedevano incriminato per violazione dei diritti umani. E Pinochet fu sostenuto sia dagli Stati Uniti che dal Vaticano, che vedevano in lui un ottimo deterrente alla diffusione del Socialismo. Grande scalpore ha suscitato il messaggio consegnato il 18 settembre 1993 a Pinochet da parte di papa Giovanni Paolo II:

«Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa, Signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale. Giovanni Paolo II.»

Anche il terrorista Osama Bin Laden e l’ex dittatore iracheno Saddam Hussein sono stati destinatari di finanziamenti americani rispettivamente nel periodo della Resistenza afghana all’URSS e della guerra all’Iran dell’Ayatollah Komeyni. Ma di questo se ne parla molto poco.

L’11 settembre 2001 è accaduta una tragedia: 2992 morti e migliaia di feriti. Ma la ferita più grande è stata quella dell’Orgoglio dell’America intera che, per la prima volta nella sua storia, si è vista minacciata dall’interno. In risposta si è innescata una catena di azioni mirate a colpire i presunti centri di potere dei terroristi, fino ad arrivare all’Iraq. Dall’11 settembre 2001 è partita, quindi, la strategia della Guerra Preventiva, figlia diretta del neoconservatorismo neoconservatrice dell’amministrazione Bush. Un fallimento totale che ha avuto la sola conseguenza di destabilizzare ulteriormente il già precario equilibrio mediorientale. Facendo precipitare anche l’Occidente in una spirale di terrore e allarmi.

Il culmine è stato, poi, raggiunto con la Guerra in Iraq. Tutt’oggi non è stata trovata alcuna connessione tra Al Quaeida e Saddam Hussein, per non parlare delle famose armi di distruzione di massa, niente. E non vuol dire poco.

Oltre ad essere il giorno della commemorazione delle vittime degli attentati di New York e del ricordo di Salvador Allende, l’11 settembre a mio parere contiene un ulteriore messaggio: la politica di interferire nelle questioni di stato di qualsiasi Paese, al fine di un rapido tornaconto per la propria nazione, non sempre porta ai risultati sperati. Spesso si ha l’esatto opposto.

Riprendono gli aggiornamenti della Rassegna Stampa

Procede l’attività quotidiana della Rassegna Stampa della Camera dei Deputati. Uno strumento utilissimo perché offre la possibilità di leggere diversi quotidiani e settimanali direttamente su Internet, in maniera comoda e gratuita. La ripresa si è fatta attendere ma, credetemi, ne vale davvero la pena.

Il link è in alto a destra

La libertà di stampa in Italia e le sue conseguenze

Mappa della libertà in Europa
Sul sito di Freedom House ( la Casa delle Libertà, quella vera, non quella che abbiamo qui) che ho visitato poco fa compare una mappa davvero vergognosa per l’Italia tutta. Riguarda la libertà di stampa nel mondo. Ingrandendo si arriva all’immagine che si può vedere in alto. Tutta l’Europa occidentale è marcata in verde, colore riferito alle aree in cui l’informazione è realmente libera. Solo l’Italia, tra le grandi potenze, è segnata in giallo. Da noi l’informazione è solo parzialmente libera. Siamo ai livelli dell’Albania e della Turchia. Naturalmente queste condizioni non valgono solo per i giornali, ma di più per le televisioni. Molto più appetibili per il grande bacino di utenza che riescono a raccogliere. Quali possono essere le conseguenze di una simile limitazione alla libertà? Mi trattengo dal fermarmi e scrivere per primo Silvio Berlusconi, vado oltre. La conseguenza primaria di una simile limitazione è la creazione della Casta ( come la chiamano Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo). Una classe politica che non sente più il bisogno di rendere conto al cittadino del proprio operato, semplicemente perché il cittadino stesso non ne è adeguatamente informato. Solo l’Espresso in questi giorni sta facendo luce sullo scandalo degli appartamenti comprati da personalità politiche di prim’ordine al centro di Roma e pagati quattro soldi. Ma spesso molte iniziative vengono ammazzate in culla. Basti pensare al caso RAIOT, rivissuto grazie ad Internet, oppure all’assenza completa di una sola inchiesta sulla vita e le fortune di Silvio Berlusconi. Se ne sono occupati solo i network ed i giornali stranieri. L’Economist di qualche tempo fa titolava “Why Mr. Berlusconi is Unfit to lead Italy” (Perché Berlusconi non è adatto a governare l’Italia). L’americana PBS ha mandato in onda un servizio-inchiesta su Berlusconi per la trasmissione Wide Angle. Ne propongo alcuni spezzoni qui sotto. Un altro documentario francese circola su Internet. Eppure in Italia si vedono solo Quiz, Maria De Filippi, giochini tv e talk show dementi. E la Casta continua a mangiare, sulle spalle dei poveri fessi che pensano a tutt’altro. Nella sua rubrica del Bestiario, Pansa confessa di non sapere a chi bisogna credere e a chi bisogna affidare la guida di questa repubblica da rifare. Neanche io lo so. Ma credo di sapere qual è il primo passo da fare. Si chiama partecipazione: riprendersi i partiti, riprendersi le assemblee, usare Internet come veicolo di informazioni, attivarsi. Solo in questo modo si può abbattere questa Casta. Soltanto in questo modo.

Clemente ora si fa scudo di Benigni

Mastella prende in braccio BenigniCome ho scritto in un post precedente, ogni tanto faccio un giro sul blog di Clemente Mastella per vedere che aria tira da quelle parti. Mi piace chiamarlo il blog con le palle, sia per l’impostazione grafica che per i tipi di post che scrive. Ma gli riconosco un impegno che non tutti hanno avuto il coraggio di assumersi: cerca di rispondere al maggior numero di commenti ai suoi post, o almeno a quelli che non censura. Fatto sta che non sono poche le magagne che vengono fuori.

L’ultima vede come protagonista Roberto Benigni. Grazie a Clem il grande Roberto, adesso, è diventato il testimonial per la difesa di questo indulto. Dico questo perché c’è indulto e indulto. Prima di continuare, un piccolo inciso. Ho visto lo spettacolo di Benigni a Telese, bellissimo, ed ho ascoltato bene le sue parole. Parlò del sentimento della pietà ( che diceva introdotto da Gesù ), pietà intesa come amore disinteressato, cioè non necessariamente corrisposto e non necessariamente dovuto. E si riferì anche all’indulto. A tal proposito, cito dal blog di Mastella un brano raccontato da Benigni durante lo show. Io ero allo spettacolo, ma sinceramente non ricordo le parole esatte come Mastella:

Un giorno tre militari romani stavano picchiando un poveraccio per strada. Gesù fermò il centurione che si accaniva e gli disse: Fermati! Che cosa fai? E quello gli rispose- “ma che ti frega di questo disgraziato…questo è..l’ultimo”. “No-rispose Gesù- l’ultimo sei tu! Questo è il primo!”.

Mastella non fa niente per niente: ha offerto a tutti la possibilità di vedere uno show straordinario come quello di Benigni e contemporaneamente si è guadagnato un argomento di difesa quando viene attaccato sull’indulto. Il senso del suo discorso, infatti, è “Che mi attaccate a fare, l’ha detto anche Benigni che l’indulto è giusto”.

Benigni parlava del sentimento della pietà. Un sentimento nobile. Ma come ho detto prima c’è indulto e indulto. Io non definirei poveraccio un Tanzi, un Cragnotti, un Fazio o chi, grazie all’indulto, esce per reati di mafia, bancarotta fraudolenta e chi più ne ha più ne metta. Se l’indulto avesse fatto uscire i poveracci, i poveri cristi, allora sarebbe stato certamente un provvedimento più condivisibile. Dell’indulto, invece, ne hanno beneficiato i più grandi impostori che abbiamo avuto in questo Paese, gente che ha mandato in fumo i risparmi sudati delle famiglie, gente che era dentro per associazionie per delinquere di stampo mafioso. E questi non sono poveracci.

Nuova uscita di Veltroni: d’accordo con il V-Day

Con un tono forse non troppo disponibile, ma il V-Day riscontra l’approvazione anche del candidato in pectore alla segreteria del PD Walter Veltroni.

Nuova uscita di Veltroni: d’accordo con il V-Day

Con un tono forse non troppo disponibile, ma il V-Day riscontra l’approvazione anche del candidato in pectore alla segreteria del PD Walter Veltroni.

Cosa penso del V-Day

V-Day

Qualcuno avrà forse notato un bannerino in basso a destra che invita a partecipare al V-Day indetto da Beppe Grillo e dal suo staff. In un film della passata stagione la V stava per Vendetta, qui la V sta per Vaffanculo.

L’8 settembre prossimo in 120 città d’Italia e in 20 città del mondo si raccoglieranno delle firme per una proposta di legge popolare i cui punti sono:

  1. Impossibilità per un condannato in via definitiva a candidarsi al Parlamento
  2. Limitare a due legislature la soglia oltre la quale non si può più essere eletti
  3. Ripristinare la preferenza diretta per la elezione dei parlamentari

Nel primo post di questo blog ho elencato i condannati in via definitiva che siedono oggi nei banchi del parlamento. Sono 24. Se si contano tutti gli indagati e tutti coloro che hanno beneficiato della prescrizione si arriva a quota 81. Quasi il 10 percento dei parlamentari. I reati sono vari: frode fiscale, truffa, finanziamento illecito, corruzione, associazione a delinquere, attentato alla Costituzione, favoreggiamento mafioso, persino omicidio ecc. Una situazione insostenibile per un Paese civile e democratico. E l’interdizione all’elezione in Parlamento è un ottimo provvedimento. Certo escluderei i reati di opinione e quelli minori ( il furto di un pollo dal pollaio non lo vedo come un motivo valido per ostacolare una candidatura), ma la base resta validissima.

La seconda proposta di legge prevede di limitare a due legislature, il numero di volte in cui è possibile candidarsi al Parlamento. A questo proposito ricordo che l’Italia è la nazione più gerontocratica del mondo. L’età media dei parlamentari supera i 60 anni. Il leader di Forza Italia ha addirittura 70 anni, il futuro segretario del Partito Democratico ne ha 52. Alle primarie Enrico Letta (al di sotto dei 40 anni) raggiungerà secondo i sondaggi un 7%, per non parlare di quello che spero non diventi mai il futuro segretario del PD in Campania, Ciriaco De Mita ( 79 anni! ). Il limite di due legislature potrebbe sembrare molto stretto. Diceva qualcuno che i Berlinguer ed i De Gasperi non avrebbero potuto dare il loro contributo all’Italia se ci fosse stata questa legge. Un pò è anche vero, anche se il contributo non lo si offre solo in Parlamento, ma anche nei partiti. Ma una situazione come quella italiana pone un problema la cui risoluzione non può essere affidata alla buona coscienza dei candidati.

La terza proposta evita che i candidati possano essere decisi a tavolino dalle segreterie di partito. Senza il consenso dell’elettorato. E gli effetti di questa porcata li abbiamo visti tutti.

Quindi invito tutti a partecipare al V-Day e firmare.

Un’ultima riflessione sulla condizione in cui versa l’Italia.

E’ triste, molto triste che una iniziativa del genere debba essere presa da un uomo che di professione fa il comico. Non un politico, un cittadino privato, un movimento della società civile. Un comico. E il fastidio che sta creando questa inziativa la si può vedere dall’indifferenza della stampa. Mai una menzione significativa o un servizio dedicato. Nulla.

Non mi sono mai piaciuti troppo i moralisti e coloro che sanno sempre cosa è giusto fare.

Ma questa volta sono a pieno con Beppe Grillo. Vai Beppe!

Tutte le informazioni qui

Il modello del PD era nella Margherita

Una proposta per il logo del PDQuesto articolo comparso sull’edizione di Europa del 2 agosto scorso titolava che “La Margherita non c’è più”: le varie correnti si sono mescolate, riorganizzate, hanno scelto sedi diverse e adesso sostengono candidati diversi alla guida del PD. Questo non dovrebbe far pensare, però, alla Margherita come un partito litigioso e conflittualistico. Tutt’altro. Denota vivacità, assenza di figure troppo egemoniche, pensiero libero. Vengono dal partito del fiorellino i candidati alle primarie del PD Enrico Letta e soprattutto Rosy Bindi, a cui va riconosciuto sicuramente il grande merito di aver richiamato tutti al vero senso delle primarie: niente cooptazione ma partecipazione. Paradossalmente si è arrivati alla condizione secondo cui una cattolica democratica ( che aveva esplicitamente detto di non voler morire socialista ) parla di partecipazione, parla di DICO, parla di alleanze con la sinistra radicale, mentre il candidato DS Veltroni parla di nuove alleanze al centro. Dietro di sè ha tutto l’appoggio della Quercia (Bersani e Colombo hanno ritirato le loro candidature) e della maggioranza della Margherita. Se tutto ciò, da una parte, è andato a vantaggio del sindaco di Roma perché si trova con un forte sostegno alle spalle, dall’altra è proprio questo sostegno quasi unanime a danneggiarlo. E questo perché quando sono tutti d’accordo c’é aria di spartizione del potere.

L’immagine sopra è una proposta per il logo del Partito Democratico.

Scandaloso.

Collegato al post “Chi o cosa è davvero la Lega?” pubblico il video qui sopra che è una delle punte più alte di ignoranza mai attribuite ad un uomo pubblico.

DICO SI, DICO NO

L’Italia è l’unico Paese del blocco occidentale che ancora non sì è dotato di strumenti legislativi per la regolarizzazione delle coppie di fatto. Poco male, dirà qualcuno. Non sempre la bontà di una legge è proporzionale al numero di Paesi che l’ha adottata. Infatti questo non è il punto di partenza di un ragionamento, ma il punto di arrivo. Il punto di partenza è che l’Italia è un Paese in cui la gente crede di essere libera di pensare, ma non lo è. L’iter della proposta di legge sui DICO è uno dei tanti esempi. Si è alzato un polverone talmente fitto di stupidaggini, da chi urlava all’attentato al Papa a chi credeva che le guardie svizzere stessero per invadere l’Italia, che ha insabbiato quello che poteva essere un’occasione per l’Italia per mostrare a se stessa una duttilità culturale di un certo spessore. Adesso che il polverone sui DICO è passato ( i DICO stessi no, purtroppo), è un pò fuori moda parlarne. Eppure proprio adesso credo sia il momento propizio, almeno si è lontano dai veleni dei periodi passati.

Cosa c’è di tanto orribile nel voler riconoscere a due persone dello stesso sesso e che convivono, dei diritti e dei doveri reciproci? Si tratta semplicemente di voler estendere il benessere ad un numero maggiore di persone.

Rocco Buttiglione sostiene che le agevolazioni di tipo fiscale che deriverebbero da una legge del genere non sono convenienti allo Stato, per il semplice fatto che una coppia eterosessuale apporta alla società una sua dose di ricchezza economica che deriva dai figli: i figli crescono, lavorano e producono ricchezza. Pertanto le coppie omosessuali, non potendo avere figli, non sono in grado di innescare questo tipo di processo produttivo e pertanto non dovrebbero essere oggetto di agevolazioni fiscali. Tutto riscontrabile dalla puntata di Porta a Porta del 18 gennaio 2007.

Secondo la logica di Buttiglione, allora, le coppie che non possono avere figli non dovrebbero contrarre matrimonio. Naturalmente si tratta di un palese muro di gomma dietro il quale nascondersi. E’ risaputo che gli obbiettivi di una legge, soprattutto in materia di affetti, non sono quelli di creare un ritorno economico allo Stato, bensì quelli di creare benessere.

Il problema vero è la non accettazione del fatto che l’omosessualità è una realtà che fa parte della vita dell’uomo da sempre.

Scavando, scavando, dai dibattiti di ieri, di oggi ma anche di domani, ci si avvicina ancor di più al vero nocciolo della questione. La visione del sesso. Si potranno avere dei passi in avanti nel dibattito se e soltanto se si comincia a pensare che lo scopo del sesso non è solo quello di procreare. Così come lo scopo del cibo non è solo quello di nutrire. Altrimenti dovremmo mangiare tutti pane, acqua e verdure e si dovrebbero eliminare i dolci. In realtà tutto questo è figlio di una tradizione ideologica di stampo medievale che vede il piacere terreno come causa di allontanamento dal divino. A questo io vado a contrapporre la concezione secondo cui il piacere è un mezzo per avvicinarsi alla vera essenza del divino. E di conseguenza il sesso non è un male.

Modi diversi, purchè consensienti da entrambi i soggetti in questione, di esprimere il proprio affetto rimangono esclusivamente nella sfera privata della coppia. Ed il voler creare una base giuridica per regolamentare le unioni civili, significa interpretare una esigenza da parte della società che evolve, per limitare per quanto più è possibile episodi di ingiustizia. Che ancora capitano.

E concedere diritti a due omosessuali che hanno intenzione di passare insieme il resto della propria vita non significa minimamente attentare alla istituzione del matrimonio in senso classico del termine.

Comunque, come anticipato in precedenza, in questo link riporto le leggi sulle Unioni Civili che gli altri Stati del mondo hanno adottato.

Forse c’è davvero bisogno di un Partito del Grande Centro. Per sapere chi NON votare.

Savino Pezzotta, Clemente Mastella e Lorenzo CesaDalla Festa dell’UDEUR a Telese Terme arrivano segnali di nuove convergenze. E lo si capisce già dalla seconda giornata di incontri. Il titolo è “Cattolici in politica: che fare?”. Ospiti il vicepremier Fransceco Rutelli, il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa e Savino Pezzotta, il cosiddetto Orso Bergamasco. Pezzotta non è stato invitato certo in qualità di Presidente dell’ “Associazione per il SUD”, bensì come ispiratore del Family Day e fautore dell’ulteriore iniziativa di convergenza dei cattolici in politica.

Ho delle forti, fortissime perplessità su questo progetto. Dove sta scritto che i cattolici debbano pensarla politicamente allo stesso modo? E’ già questa una forzatura. La fede cattolica di un parlamentare può condizionare il suo voto (ma lo condiziona di più il segretario o il presidente del partito a cui appartiene) al limite nelle scelte di tipo etico, di certo non in campo politico-economico. In questo ambito le decisioni sono diretta conseguenza del percorso politico individuale, degli studi fatti, delle letture acquisite, delle opinioni maturate. Vedo difficile che il Ministro dell’Economia vada a consultare il Vangelo prima di decidere la strategia di risanamento economico del Paese. Partendo da questo punto fermo arrivo a pensare che si tratti di pura logica di Potere. Si parla tanto male del regimi teocratici del vicino oriente e poi si vuol fare in Italia un partito di natura confessionale. In realtà si vuole sfruttare l’identità religiosa di un Paese per potersi accaparrare dei voti. Tutto qua. Leggendo in quest’ottica la successione degli eventi, si comprendono molte delle scelte dei capi di partito. E infatti le trattative avanzano. Già è stato dato a battesimo a Telese Terme il Laboratorio Idee Giovani UDC-UDEUR, “simbolicamente importante per le idee che abbiamo in mente” asserisce Mastella.

Un nuovo Partito cattolico sarà sicuramente sinonimo non di novità, ma di ritorno al passato. Perchè il Cattolicesimo non è ideologia politica, ma fede religiosa.

Forse c’è davvero bisogno di un Partito del Grande Centro. Per sapere chi NON votare.

Savino Pezzotta, Clemente Mastella e Lorenzo CesaDalla Festa dell’UDEUR a Telese Terme arrivano segnali di nuove convergenze. E lo si capisce già dalla seconda giornata di incontri. Il titolo è “Cattolici in politica: che fare?”. Ospiti il vicepremier Fransceco Rutelli, il segretario dell’UDC Lorenzo Cesa e Savino Pezzotta, il cosiddetto Orso Bergamasco. Pezzotta non è stato invitato certo in qualità di Presidente dell’ “Associazione per il SUD”, bensì come ispiratore del Family Day e fautore dell’ulteriore iniziativa di convergenza dei cattolici in politica.

Ho delle forti, fortissime perplessità su questo progetto. Dove sta scritto che i cattolici debbano pensarla politicamente allo stesso modo? E’ già questa una forzatura. La fede cattolica di un parlamentare può condizionare il suo voto (ma lo condiziona di più il segretario o il presidente del partito a cui appartiene) al limite nelle scelte di tipo etico, di certo non in campo politico-economico. In questo ambito le decisioni sono diretta conseguenza del percorso politico individuale, degli studi fatti, delle letture acquisite, delle opinioni maturate. Vedo difficile che il Ministro dell’Economia vada a consultare il Vangelo prima di decidere la strategia di risanamento economico del Paese. Partendo da questo punto fermo arrivo a pensare che si tratti di pura logica di Potere. Si parla tanto male del regimi teocratici del vicino oriente e poi si vuol fare in Italia un partito di natura confessionale. In realtà si vuole sfruttare l’identità religiosa di un Paese per potersi accaparrare dei voti. Tutto qua. Leggendo in quest’ottica la successione degli eventi, si comprendono molte delle scelte dei capi di partito. E infatti le trattative avanzano. Già è stato dato a battesimo a Telese Terme il Laboratorio Idee Giovani UDC-UDEUR, “simbolicamente importante per le idee che abbiamo in mente” asserisce Mastella.

Un nuovo Partito cattolico sarà sicuramente sinonimo non di novità, ma di ritorno al passato. Perchè il Cattolicesimo non è ideologia politica, ma fede religiosa.


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