Il 31 agosto ricorre l’anniversario della morte di Diana Spencer e Dodi Al-Fayed, ufficialmente dovuta ad un incidente per guida in stato confusionale dell’autista Henry Paul. L’impatto mediatico della morte della principessa del Galles fu enorme e ha portato con sè uno strascico di diverse teorie di complotti. Che vedono coinvolti, maggiormente, i servizi segreti inglesi e francesi.
Poteva sembrare impossibile che una persona come Diana potesse avere dei nemici, eppure li aveva. Il suo impegno contro le mine antiuomo ed i dissidi con la casa reale d’Inghilterra le hanno creato non pochi problemi. Tuttavia, nonostante alcuni particolari che ancora oggi non si riescono a spiegare ( ad esempio che fine abbia fatto la Fiat Uno bianca tamponata dalla Mercedes di Diana e Dodi), l’ipotesi più probabile è quella ufficiale.
L’auto della coppia è entrata ad una velocità compresa tra i 110 e i 150 Km/h nel tunnel dell’Alma di Parigi, con alla guida un uomo che aveva nel sangue un cocktail di alcool e antidepressivi, senza scorta ( Diana vi aveva rinunciato tempo prima) e, particolare più importante, inseguita dai paparazzi. E poi l’incidente.
La figura del paparazzo ( neologismo introdotto dal film La dolce vita di Fellini ) rappresenta una naturale conseguenza della degenerazione dovuta ad un uso distorto dei media.
Dietro i paparazzi vi sono i Tabloid e dietro i Tabloid c’è chi li acquista. Chi li acquista ha tutto l’interesse a ficcare il naso in maniera morbosa ( talvolta ossessiva) negli affari privati di chi ha una vita pubblica/privata attiva per compensare la mancanza di stimoli e di novità nella propria. Ossia piuttosto che cercare occasioni per avere nuovi stimoli, si va a curiosare nella vita di chi si crede li abbia già. Naturalmente non è proprio la stessa cosa in termini di soddisfazione personale, però tampona nel breve periodo la monotonia della vita di tutti i giorni.
Ed è questo modo di pensare deviato il vero assassino di Diana Spencer e Dodi Al-Fayed.
Commenti Recenti