Neanche il tempo di tornare dalle vacanze di agosto che vengo a conoscenza del polverone sul nuovo Partito delle Libertà. E c’è molto da riflettere sull’argomento. Perché non stiamo parlando solo di un altro dei 23 partiti che compongono la coalizione di centrodestra, ma stiamo parlando di quello che si prefigurerebbe come il Partito unico del centrodestra.
Partiamo dal fatto: Silvio Berlusconi incarica Michela Vittoria Brambilla, attuale presidente dei Circoli delle Libertà e volto onnipresente della nuova TV delle Libertà, di registrare la denominazione e il simbolo del Partito delle Libertà, sia a livello nazionale che europeo. Il nuovo partito brandizzato da Silvio sarebbe dovuto essere la naturale controparte del Partito Democratico nel centrosinistra, cioè un processo che avrebbe dovuto interessare non il solo duetto Berlusconi-Brambilla, ma anche tutti gli altri alleati del centrodestra, in primis AN, da sempre sostenitrice coerente del processo di unificazione della destra. Così non è stato. Ma non si tratta di una manovra politica, si tratta semplicemente di abitudine.
Il processo che porta Silvio a ragionare è di tipo top-down, non bottom-up. Così è nata Forza Italia. Da una riunione di pochi adepti è uscito fuori un prodotto, gli è stata appiccicata una etichetta, è stato inventato un gingle, dei gadget ed è stato opportunamente pubblicizzato. E l’ideale? Gli obbiettivi? Secondari… Silvio aveva già capito che in politica contava molto di più la facciata che il resto. Ma qualcosa doveva esserci. Ed ecco che quando gli si chiedeva a quale ideologia facesse riferimento la sua Creatura aveva già pronta la risposta. Doveva essere popolare, catturare il maggior consenso possibile, non esageratamente lontana dal sentire comune della popolazione e alla portata di tutti: la libertà. Fossi stato in lui avrei scelto il Calcio. Avrebbe avuto ancora più successo.
Il processo che porta al PdL è simile, con poche sostanziali differenze: la vocazione mediatico-spettacolare della politica richiede nuovi elementi. Ed ecco la tv. I 71 anni di Silvio non sono ulteriormente riducibili. Ed ecco che spunta la Brambilla.
Peccato che gli alleati del centrodestra abbiano mal digerito questa condotta sul PdL, interpretando gli eventi come una volontà da parte di Berlusconi di mettere il proprio timbro sul nuovo partito. Ma soprattutto è da registrare la coerenza. Non importa, l’Italia è un Paese dalla memoria corta.
Concludo con una piccola chicca sulla Brambilla a Ballarò. A testimonianza di quali persone qualcuno è destinato a votare.









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