Archivio per Agosto 2007

Berlusconi a Napoli…E Napoli risponde

Berlusconi a Napoli

Non posso fare a meno di pubblicare questa foto. E’ spettacolare. Nonostante ciò Berlusconi continua a prendere tantissimi voti a Napoli. Alle ultime amministrative è risultato il secondo eletto. Questo pomeriggio è a Telese Terme alla festa dell’UDEUR di Clemente Mastella.

PS Per chi non è di Napoli e dintorni è come dire: “di monnezza ce ne avevamo abbastanza!”

Berlusconi a Napoli…E Napoli risponde

Berlusconi a Napoli

Non posso fare a meno di pubblicare questa foto. E’ spettacolare. Nonostante ciò Berlusconi continua a prendere tantissimi voti a Napoli. Alle ultime amministrative è risultato il secondo eletto. Questo pomeriggio è a Telese Terme alla festa dell’UDEUR di Clemente Mastella.

PS Per chi non è di Napoli e dintorni è come dire: “di monnezza ce ne avevamo abbastanza!”

Diana Spencer, 10 anni dopo. La morte, i complotti, i paparazzi.

I Tabloid inglesi sulla vita di Diana SpencerIl 31 agosto ricorre l’anniversario della morte di Diana Spencer e Dodi Al-Fayed, ufficialmente dovuta ad un incidente per guida in stato confusionale dell’autista Henry Paul. L’impatto mediatico della morte della principessa del Galles fu enorme e ha portato con sè uno strascico di diverse teorie di complotti. Che vedono coinvolti, maggiormente, i servizi segreti inglesi e francesi.

Poteva sembrare impossibile che una persona come Diana potesse avere dei nemici, eppure li aveva. Il suo impegno contro le mine antiuomo ed i dissidi con la casa reale d’Inghilterra le hanno creato non pochi problemi. Tuttavia, nonostante alcuni particolari che ancora oggi non si riescono a spiegare ( ad esempio che fine abbia fatto la Fiat Uno bianca tamponata dalla Mercedes di Diana e Dodi), l’ipotesi più probabile è quella ufficiale.

L’auto della coppia è entrata ad una velocità compresa tra i 110 e i 150 Km/h nel tunnel dell’Alma di Parigi, con alla guida un uomo che aveva nel sangue un cocktail di alcool e antidepressivi, senza scorta ( Diana vi aveva rinunciato tempo prima) e, particolare più importante, inseguita dai paparazzi. E poi l’incidente.

La figura del paparazzo ( neologismo introdotto dal film La dolce vita di Fellini ) rappresenta una naturale conseguenza della degenerazione dovuta ad un uso distorto dei media.

Dietro i paparazzi vi sono i Tabloid e dietro i Tabloid c’è chi li acquista. Chi li acquista ha tutto l’interesse a ficcare il naso in maniera morbosa ( talvolta ossessiva) negli affari privati di chi ha una vita pubblica/privata attiva per compensare la mancanza di stimoli e di novità nella propria. Ossia piuttosto che cercare occasioni per avere nuovi stimoli, si va a curiosare nella vita di chi si crede li abbia già. Naturalmente non è proprio la stessa cosa in termini di soddisfazione personale, però tampona nel breve periodo la monotonia della vita di tutti i giorni.

Ed è questo modo di pensare deviato il vero assassino di Diana Spencer e Dodi Al-Fayed.

Il Concordato della discordia

Nella politica italiana noto un fattore molto ricorrente. Se c’è una polemica, il nocciolo della discussione si sposta  su questioni sempre più astratte. Ulteriore esempio è il polverone sul Concordato tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica che sta risvegliando gli spiriti di quelli che ci rappresentano in Parlamento.

Giusto per fare qualcosa di diverso, enuncio il fatto centrale: l’Unione Europea sta valutando l’opportunità di aprire un’inchiesta per aiuti di Stato illegali, partiti dalle casse del Tesoro e arrivati direttamente al Vaticano. In particolare si discute sulla legittimità dell’ esenzione dall’Ici degli immobili di proprietà della Chiesa cattolica adibiti a finalità commerciali.

Chi, poverino, sente di capire poco dell’argomento, non trova certo conforto nelle reazioni dei cosiddetti politici. In particolare anche i giornali, al posto di riportare inchieste, pubblicare cifre e dare delicidazioni al lettore in modo che possa formarsi una sua opinione anche sull’entità dei finanziamenti, si limitano a riportare il solito botta e risposta maggiornaza-opposizione che, per l’occasione, si trasforma nel botta e risposta asserviti al potere papale-anticristiani.

Ed è proprio questo a cui mi riferisco nell’introduzione del post. Mi verrebbe da chiedere al segretario del micropartito della DC per le autonomie ( è singolare tra l’altro che un partito che si definisce per le autonomie sia il più asservito alle lobby berlusconiane, capita…), Gianfranco Rotondi, da quale libro di teologia ha desunto che chi cerca di fare chiarezza su finanziamenti di grande portata debba essere infestato dal «vento anticristiano» che spira nell’Unione Europea. Chi fa ancora meglio è un altro berluscones ( e non è uno sfottò, ormai è diventata una categoria di politici) Maurizio Gasparri, secondo il quale anche solo porsi il dubbio sulla possibilità che ci siano finanziamenti non trasparenti fa parte di quella serie di «attacchi morali e materiali che offendono tradizioni e valori profondamente radicati nella realtà italiana. La Ue eviti gravi interferenze che non sarebbero tollerabili». Adesso è la Ue che fa le interferenze, non il Vaticano. Bello spirito comunitario. Come al solito, poi, quando si parla di Chiesa Cattolica, si eccita l’udicino Luca Volontè che considera le accuse già false a priori e vede dietro le manovre oscure e anticlericali dei radicali italiani e di Emma Bonino. Come dimostra il caso Mele, i parlamentari udc si eccitano spesso.

Ora, qualsiasi sia l’entità dei finanziamenti, se sono legali o meno, questo polverone di certo non aiuta perché non serve.

Certo è che la Chiesa Cattolica si tiene stretto un Concordato di epoca mussoliniana che difficilmente trova riscontro in altri Paesi. Le esenzioni fiscali, l’otto per mille, gli insegnanti di religione pagati dallo Stato ma nominati dalla Chiesa ( una vergogna abissale ) non sono fantasie. Se oltre a ciò vi sono anche finanziamenti illegali sarebbe il colmo.

A titolo informativo riporto solo un esempio di come vanno le cose. La legge prevede che lo Stato italiano devolva l’otto per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose. Il singolo cittadino esprime a chi intende devolvere l’otto per mille specificandolo in un apposito campo. Ma cosa succede se questo campo rimane vuoto? Al posto di dividere in maniera equa l’ammontare di denaro, questo viene comunque devoluto alle confessioni religiose secondo l’andamento di chi ha dato la sua preferenza. Questo significa che se il 90% dei cittadini ha firmato per devolvere l’otto per mille alla Chiesa Cattolica, il 90% del denaro proveniente da chi non ha posto alcuna firma va comunque alla Chiesa Cattolica. In questo modo si rafforza una posizione che di per sé è già dominante.

Un dettaglio delle destinazioni otto per mille del 2004 è mostrato qui sotto, assieme a come viene destinato. A chi volesse ulteriori chiarimenti consiglio questo link.

Salvare la RAI dalle influenze del Mercato, ovvero addio Pubblicità.

C’è chi se ne lamenta al momento di pagarlo, chi protesta apertamente perchè lo considera una tassa ingiusta, chi semplicemente non lo paga. E’ la tassa più odiata dagli italiani. Il Canone TV. Oggi si è esteso l’obbligo a pagarlo anche a chi possiede Pc con sintonizzatore TV, videofonini o qualsiasi altro apparecchio elettronico sia in grado di ricevere il segnale televisivo analogico o numerico. Dal canone non si scappa. Questi soldi vanno a finanziare i programmi che la Rai trasmette ogni giorno, da “La Storia siamo noi” al gioco dei pacchi, dai TG a Blob. Oltre al canone, poi, la Rai incassa anche i soldi della Pubblicità, rendendo in tal modo il suo palinsesto condizionabile dal Mercato ed in particolare da quella bestia nera chiamata Auditel e tanto odiata anche da Renzo Arbore. Il problema vero è che se l’Isola dei Famosi fa più audience di una puntata di Correva l’anno, allora il programma della Ventura sarà oggetto di maggiore visibilità, maggiori finanziamenti e maggiori introiti per l’azienda tutta. E così è infatti, perché putroppo la maggioranza del pubblico è stata abituata ad interessarsi di più al gossip, alle finte lacrime, al sentimentalismo da supermercato che ai programmi di cultura o di comicità con la C maiuscola. Semplicemente perchè si tratta di prodotti più facili da realizzare e più immediati come presa sul pubblico. Allora a questo punto si pone il problema della missione della Rai e della natura del canone.

Se la Rai è televisione generalista con vocazione al puro intrattenimento allora non è più opportuno che sia televisione di Stato. Una TV di Stato dovrebbe avere un compito diverso, un compito insomma da TV di qualità. Un modello, quindi, che andasse a ricalcare le orme della BBC.

La BBC ha dovuto combattere duramente nella sua storia per ottenere gradi crescenti di indipendenza. Indipendenza che oggi qualcuno ha tentato di far vacillare, ma che è al momento indiscutibile sia dal punto di vista politico che commerciale. Il network britannico, inoltre, non trasmette categoricamente pubblicità ed offre programmi di alta qualità giornalistica ( cosa che in Italia è paragonabile solo a Report di Rai3 ) che lo rendono famoso in tutto il globo. Tutto questo a fronte di un canone di 126,5 sterline (circa 184 euro) orentativamente il doppio di quello della RAI italiana. Questa cifra del canone consente agli autori dei programmi della BBC di sperimentare, azzardare e proporre anche un tipo di offerta, come quella culturale, che non attira immediatamente il grande pubblico. Anche se, ripeto, ciò avviene in Italia semplicemente per questioni di abitudine alla tipologia dei programmi trasmessi.

Sarei curioso di conoscere le motivazioni di chi si oppone alla proposta di aumentare il canone per avere più programmi di qualità, niente pubblicità e pochi condizionamenti dai dati Auditel.

Perché, oggi, l’unico modo per non vedere TV spazzatura è rivolgersi a SKY o alle webtv come Arcoiris .

L’erba del vicino non è sempre più verde

Il fatto che gli USA siano più avanti dell’Europa in molti campi è fuori dubbio.

E non serve neanche sforzarsi molto per vedere in quali campi. La ricerca scientifica oltreoceano viene valorizzata per quello che è: necessaria e conveniente. Forse solo nei Paesi del Nord Europa si arriva ad una valorizzazione tale applicando la regola della meritocrazia, regola che in Italia si scontra col diffuso nepotismo e raccomandazionismo. Per chi ne volesse sapere di più su questo campo segnalo una bellissima inchiesta di Report sul mondo dell’Università in Italia, completa di testo e video.

Altro campo che funziona discretamente è quello politico. Negli USA sono nate le  Primarie, il Presidenzialismo, il Bipartitismo, le vere leggi sul Conflitto di Interessi, le vere Autorità garanti della Concorrenza ( le cui multe negli USA sono più temute degli attacchi terroristici). Che se ne condivida o no il meccanismo, tutto questo ha da sempre garantito stabilità politica al Paese e la stabilità è il primo passo per affrontare un discorso di vero riformismo.  Negli USA l’ascensore sociale funziona a meraviglia, se qualcuno ha la volontà di investire sulle proprie capacità e dimostra di meritare, ha ottime chances di diventare qualcuno.

Eppure non posso dire di lamentarmi. Perché quando penso all’America penso anche al Fast Food, inteso come stile di vita. Che è la prova più evidente di come l’opulenza occidentale si vada a ritorcere contro l’uomo stesso. Sull’argomento è illuminante un documentario di Morgan Spurlok, Super Size Me, da vedere assolutamente. Quando penso all’America penso a come alcuni stati della democrazia più avanzata del mondo adottino il metodo più antico e disumano di credere di far giustizia: la pena capitale. Quando penso all’America penso anche al servizio sanitario nazionale americano, retto dalle assicurazioni, e oggetto dell’ultimo film di Michael Moore Sicko. Tra l’altro alla presentazione della pellicola a Roma, Moore ha pubblicamente elogiato la sanità italiana (seconda nel mondo solo a quella francese) e il Ministro della Salute Livia Turco. Quando penso all’America penso purtroppo anche alle multinazionali del petrolio che in Bolivia ed Ecuador portano alla fame la popolazione ( Da vedere questo documentario trasmesso su RaiTre ). E penso anche alle mancate autorizzazioni a procedere sul caso Calipari.

Sarebbe positivo se talvolta i mezzi di informazione di massa descrivessero l’Italia non solo come la terra della mafia e della corruzione, ma anche come il Paese che ha dato i natali al movimento Slow Food, il Paese che si batte nel mondo per l’abolizione totale della Pena di Morte, il Paese con il secondo sistema sanitario nazionale più efficiente del mondo, il paese del NO al transgenico, il Paese della produzione di qualità.

Insomma anche un pò di grandeur made in Italy non guasterebbe. Almeno renderebbe meno dolorosi tutti i difetti e gli stereotipi che accompagnano l’immagine del tricolore nel mondo.

L’erba del vicino non è sempre più verde

Il fatto che gli USA siano più avanti dell’Europa in molti campi è fuori dubbio.

E non serve neanche sforzarsi molto per vedere in quali campi. La ricerca scientifica oltreoceano viene valorizzata per quello che è: necessaria e conveniente. Forse solo nei Paesi del Nord Europa si arriva ad una valorizzazione tale applicando la regola della meritocrazia, regola che in Italia si scontra col diffuso nepotismo e raccomandazionismo. Per chi ne volesse sapere di più su questo campo segnalo una bellissima inchiesta di Report sul mondo dell’Università in Italia, completa di testo e video.

Altro campo che funziona discretamente è quello politico. Negli USA sono nate le  Primarie, il Presidenzialismo, il Bipartitismo, le vere leggi sul Conflitto di Interessi, le vere Autorità garanti della Concorrenza ( le cui multe negli USA sono più temute degli attacchi terroristici). Che se ne condivida o no il meccanismo, tutto questo ha da sempre garantito stabilità politica al Paese e la stabilità è il primo passo per affrontare un discorso di vero riformismo.  Negli USA l’ascensore sociale funziona a meraviglia, se qualcuno ha la volontà di investire sulle proprie capacità e dimostra di meritare, ha ottime chances di diventare qualcuno.

Eppure non posso dire di lamentarmi. Perché quando penso all’America penso anche al Fast Food, inteso come stile di vita. Che è la prova più evidente di come l’opulenza occidentale si vada a ritorcere contro l’uomo stesso. Sull’argomento è illuminante un documentario di Morgan Spurlok, Super Size Me, da vedere assolutamente. Quando penso all’America penso a come alcuni stati della democrazia più avanzata del mondo adottino il metodo più antico e disumano di credere di far giustizia: la pena capitale. Quando penso all’America penso anche al servizio sanitario nazionale americano, retto dalle assicurazioni, e oggetto dell’ultimo film di Michael Moore Sicko. Tra l’altro alla presentazione della pellicola a Roma, Moore ha pubblicamente elogiato la sanità italiana (seconda nel mondo solo a quella francese) e il Ministro della Salute Livia Turco. Quando penso all’America penso purtroppo anche alle multinazionali del petrolio che in Bolivia ed Ecuador portano alla fame la popolazione ( Da vedere questo documentario trasmesso su RaiTre ). E penso anche alle mancate autorizzazioni a procedere sul caso Calipari.

Sarebbe positivo se talvolta i mezzi di informazione di massa descrivessero l’Italia non solo come la terra della mafia e della corruzione, ma anche come il Paese che ha dato i natali al movimento Slow Food, il Paese che si batte nel mondo per l’abolizione totale della Pena di Morte, il Paese con il secondo sistema sanitario nazionale più efficiente del mondo, il paese del NO al transgenico, il Paese della produzione di qualità.

Insomma anche un pò di grandeur made in Italy non guasterebbe. Almeno renderebbe meno dolorosi tutti i difetti e gli stereotipi che accompagnano l’immagine del tricolore nel mondo.

Berlusconi, Brambilla e Pdl. Quando di Libertà c’è solo il nome

Michela Vittoria BrambillaNeanche il tempo di tornare dalle vacanze di agosto che vengo a conoscenza del polverone sul nuovo Partito delle Libertà. E c’è molto da riflettere sull’argomento. Perché non stiamo parlando solo di un altro dei 23 partiti che compongono la coalizione di centrodestra, ma stiamo parlando di quello che si prefigurerebbe come il Partito unico del centrodestra.

Partiamo dal fatto: Silvio Berlusconi incarica Michela Vittoria Brambilla, attuale presidente dei Circoli delle Libertà e volto onnipresente della nuova TV delle Libertà, di registrare la denominazione e il simbolo del Partito delle Libertà, sia a livello nazionale che europeo. Il nuovo partito brandizzato da Silvio sarebbe dovuto essere la naturale controparte del Partito Democratico nel centrosinistra, cioè un processo che avrebbe dovuto interessare non il solo duetto Berlusconi-Brambilla, ma anche tutti gli altri alleati del centrodestra, in primis AN, da sempre sostenitrice coerente del processo di unificazione della destra. Così non è stato. Ma non si tratta di una manovra politica, si tratta semplicemente di abitudine.

Il processo che porta Silvio a ragionare è di tipo top-down, non bottom-up. Così è nata Forza Italia. Da una riunione di pochi adepti è uscito fuori un prodotto, gli è stata appiccicata una etichetta, è stato inventato un gingle, dei gadget ed è stato opportunamente pubblicizzato. E l’ideale? Gli obbiettivi? Secondari… Silvio aveva già capito che in politica contava molto di più la facciata che il resto. Ma qualcosa doveva esserci. Ed ecco che quando gli si chiedeva a quale ideologia facesse riferimento la sua Creatura aveva già pronta la risposta. Doveva essere popolare, catturare il maggior consenso possibile, non esageratamente lontana dal sentire comune della popolazione e alla portata di tutti: la libertà. Fossi stato in lui avrei scelto il Calcio. Avrebbe avuto ancora più successo.

Il processo che porta al PdL è simile, con poche sostanziali differenze: la vocazione mediatico-spettacolare della politica richiede nuovi elementi. Ed ecco la tv. I 71 anni di Silvio non sono ulteriormente riducibili. Ed ecco che spunta la Brambilla.

Peccato che gli alleati del centrodestra abbiano mal digerito questa condotta sul PdL, interpretando gli eventi come una volontà da parte di Berlusconi di mettere il proprio timbro sul nuovo partito. Ma soprattutto è da registrare la coerenza. Non importa, l’Italia è un Paese dalla memoria corta.

Concludo con una piccola chicca sulla Brambilla a Ballarò. A testimonianza di quali persone qualcuno è destinato a votare.

Berlusconi, Brambilla e Pdl. Quando di Libertà c’è solo il nome

Michela Vittoria BrambillaNeanche il tempo di tornare dalle vacanze di agosto che vengo a conoscenza del polverone sul nuovo Partito delle Libertà. E c’è molto da riflettere sull’argomento. Perché non stiamo parlando solo di un altro dei 23 partiti che compongono la coalizione di centrodestra, ma stiamo parlando di quello che si prefigurerebbe come il Partito unico del centrodestra.

Partiamo dal fatto: Silvio Berlusconi incarica Michela Vittoria Brambilla, attuale presidente dei Circoli delle Libertà e volto onnipresente della nuova TV delle Libertà, di registrare la denominazione e il simbolo del Partito delle Libertà, sia a livello nazionale che europeo. Il nuovo partito brandizzato da Silvio sarebbe dovuto essere la naturale controparte del Partito Democratico nel centrosinistra, cioè un processo che avrebbe dovuto interessare non il solo duetto Berlusconi-Brambilla, ma anche tutti gli altri alleati del centrodestra, in primis AN, da sempre sostenitrice coerente del processo di unificazione della destra. Così non è stato. Ma non si tratta di una manovra politica, si tratta semplicemente di abitudine.

Il processo che porta Silvio a ragionare è di tipo top-down, non bottom-up. Così è nata Forza Italia. Da una riunione di pochi adepti è uscito fuori un prodotto, gli è stata appiccicata una etichetta, è stato inventato un gingle, dei gadget ed è stato opportunamente pubblicizzato. E l’ideale? Gli obbiettivi? Secondari… Silvio aveva già capito che in politica contava molto di più la facciata che il resto. Ma qualcosa doveva esserci. Ed ecco che quando gli si chiedeva a quale ideologia facesse riferimento la sua Creatura aveva già pronta la risposta. Doveva essere popolare, catturare il maggior consenso possibile, non esageratamente lontana dal sentire comune della popolazione e alla portata di tutti: la libertà. Fossi stato in lui avrei scelto il Calcio. Avrebbe avuto ancora più successo.

Il processo che porta al PdL è simile, con poche sostanziali differenze: la vocazione mediatico-spettacolare della politica richiede nuovi elementi. Ed ecco la tv. I 71 anni di Silvio non sono ulteriormente riducibili. Ed ecco che spunta la Brambilla.

Peccato che gli alleati del centrodestra abbiano mal digerito questa condotta sul PdL, interpretando gli eventi come una volontà da parte di Berlusconi di mettere il proprio timbro sul nuovo partito. Ma soprattutto è da registrare la coerenza. Non importa, l’Italia è un Paese dalla memoria corta.

Concludo con una piccola chicca sulla Brambilla a Ballarò. A testimonianza di quali persone qualcuno è destinato a votare.

Ecco che compare un’altra Casta. I sindacati

I leader dei tre maggiori sindacati italianiNon sono solo i politici italiani ad essere intoccabili, come spiegano Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel libro “La Casta”. Esiste un’altra categoria, molto ben organizzata, che gode di forti privilegi. Mi riferisco ai Sindacati. I Governi di Destra sanno che difficilmente potranno contare sul loro appoggio in politica economica. I Governi di Sinistra sanno che il loro OK è fondamentale per contentare il proprio elettorato. I sindacati italiani sono una vera e propria lobby, un gruppo di pressione dalle straordinarie capacità di persuasione. Ma da cosa deriva tutto questo potere? Per la maggiore, dai loro privilegi.

Cigil, Cisl e Uil non hanno infatti l’obbligo di rendere pubblici i loro bilanci, il che equivale a ragionare nelle loro tasche solo in termini di stime approssimative. Solo nel 1998 un deputato di Forza Italia arrivò vicino a far votare una proposta legge che consentisse di mettere in chiaro i bilanci dei sindacati. Ma è rimasta una proposta di legge. A questo si aggiunge una grande mole di fonti di reddito, tra cui la trattenuta automatica dalla busta paga dei lavoratori (la sola Cigil incassa qualcosa come 331 milioni di euro), i contributi veicolati come rimborsi ai CAF, fondi europei, quasi 3100 dipendenti che a loro non costano nulla perché pagati dallo Stato. E, naturalmente, le sedi di proprietà. La sola Cigil ne ha 3000, la Cisl addirittura 5000.

Ed i sindacati riescono anche a far approvare leggi che spesso vanno in contraddizione con le battaglie che intraprendono. Mi riferisco al fatto che solo a loro è consentito licenziare i propri dipendenti senza rischiarne il reintegro.

Essere sindacalista, poi, offre molte prospettive per il futuro. Ricordo che provengono dal mondo sindacale Franco Marini, presidente del Senato, Fausto Bertinotti, presidente della Camera, Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, Sergio D’Antoni (ricordate Democrazia Europea, il partito con Pippo Baudo? :-D ), vice ministro per lo sviluppo economico, Cesare Damiano, ministro del welfare, il Cinese Sergio Cofferati, oggi primo cittadino di Bologna ecc. E tra un pò farà la propria comparsa anche Savino Pezzotta, ex segretario della Cisl che adesso sta manovrando per costruire un grande partito moderato centrista (come se non ce ne fossero già abbastanza) sotto la spinta del Family Day.

Insomma, tra i tanti sistemi di privilegi da attacare dovrebbe esserci anche il loro.

Sospendo gli aggiornamenti del Blog per le vacanze estive. Appuntamento tra una decina di giorni.

Ecco che compare un’altra Casta. I sindacati

I leader dei tre maggiori sindacati italianiNon sono solo i politici italiani ad essere intoccabili, come spiegano Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel libro “La Casta”. Esiste un’altra categoria, molto ben organizzata, che gode di forti privilegi. Mi riferisco ai Sindacati. I Governi di Destra sanno che difficilmente potranno contare sul loro appoggio in politica economica. I Governi di Sinistra sanno che il loro OK è fondamentale per contentare il proprio elettorato. I sindacati italiani sono una vera e propria lobby, un gruppo di pressione dalle straordinarie capacità di persuasione. Ma da cosa deriva tutto questo potere? Per la maggiore, dai loro privilegi.

Cigil, Cisl e Uil non hanno infatti l’obbligo di rendere pubblici i loro bilanci, il che equivale a ragionare nelle loro tasche solo in termini di stime approssimative. Solo nel 1998 un deputato di Forza Italia arrivò vicino a far votare una proposta legge che consentisse di mettere in chiaro i bilanci dei sindacati. Ma è rimasta una proposta di legge. A questo si aggiunge una grande mole di fonti di reddito, tra cui la trattenuta automatica dalla busta paga dei lavoratori (la sola Cigil incassa qualcosa come 331 milioni di euro), i contributi veicolati come rimborsi ai CAF, fondi europei, quasi 3100 dipendenti che a loro non costano nulla perché pagati dallo Stato. E, naturalmente, le sedi di proprietà. La sola Cigil ne ha 3000, la Cisl addirittura 5000.

Ed i sindacati riescono anche a far approvare leggi che spesso vanno in contraddizione con le battaglie che intraprendono. Mi riferisco al fatto che solo a loro è consentito licenziare i propri dipendenti senza rischiarne il reintegro.

Essere sindacalista, poi, offre molte prospettive per il futuro. Ricordo che provengono dal mondo sindacale Franco Marini, presidente del Senato, Fausto Bertinotti, presidente della Camera, Paolo Ferrero, ministro della solidarietà sociale, Sergio D’Antoni (ricordate Democrazia Europea, il partito con Pippo Baudo? :-D ), vice ministro per lo sviluppo economico, Cesare Damiano, ministro del welfare, il Cinese Sergio Cofferati, oggi primo cittadino di Bologna ecc. E tra un pò farà la propria comparsa anche Savino Pezzotta, ex segretario della Cisl che adesso sta manovrando per costruire un grande partito moderato centrista (come se non ce ne fossero già abbastanza) sotto la spinta del Family Day.

Insomma, tra i tanti sistemi di privilegi da attacare dovrebbe esserci anche il loro.

Sospendo gli aggiornamenti del Blog per le vacanze estive. Appuntamento tra una decina di giorni.

Chi o cosa è davvero la Lega?

Locandina di Chi pensava che in Europa l’ultimo a parlare di pulizia etnica fosse stato Slobodan Milosevic, oggi deve ricredersi. Ce ne abbiamo uno “a casa nostra” come direbbe lui. Il prosindaco Giancarlo Gentilini di Treviso ha parlato di nuovo. E stavolta ha inneggiato a favore della “Pulizia etnica contro i culattoni”.

Non è la prima volta, purtroppo, che il Gentilini apre bocca. Sono ormai entrate nel Pantheon dei motti ispiratori della Lega le sue frasi celebri sui “perdigiorno extracomunitari” che bisognerebbe vestire da leprotti per fare pim pim pim col fucile. Ancor più famosa è una teoria di alta strategia politica per contrastare l’immigrazione clandestina Siamo in guerra, i gommoni degli immigrati devono essere affondati a colpi di bazooka. Occorre puntare ad altezza uomo“.

Ma Gentilini è in buona compagnia. Come dimenticare i comizi di Mario Borghezio che inneggiava alla Lega che “Da tempo aveva individuato un covo di cornuti islamici bastardi che bisognava prendere a calci nel culo”.

Forse, però, sto commettendo un errore. Indro Montanelli diceva che il peggior danno che si possa fare a questo movimento è lasciarlo nel dimenticatoio. Gli anatemi lanciati sono solo un escamotage per attirare l’attenzione. Eppure io nella trappola ci cado volentieri, anche perchè credo che la gente debba sapere.

Deve sapere che nonostante il processo di civilizzazione che ha conosciuto dalla metà degli anni Novanta ad oggi ( voluto da Berlusconi ), la Lega continua ad essere un movimento di natura populista che si alimenta di fantasie celtiche. Molti degli adepti risultano sposati con rito celtico, tra cui Roberto Calderoli e Sabina Negri nel 1998.

Sui siti collegati all’universo leghista padano compaiono odi ai celti
E’ un movimento che cavalca le ansie di coloro che sentono reale il problema dell’immigrazione clandestina, della globalizzazione, della crisi dei valori, proponendo slogan orecchiabili più che rimedi concreti. E’ un movimento che fa del cristianesimo un giocattolo di cui essere gelosi piuttosto che una ragione di riflessione su veri principi.
A questo si affianca una parte del movimento di natura diciamo più istituzionale, quella delle interviste ai telegiornali, quella dei salotti televisivi in cui Roberto Maroni parla di Jazz che sembra dimenticarsi della sua vera base.

Per farvi una idea di cosa sia Lega Nord al di fuori di ciò che è mostrato dai telegiornali, consiglio di vedere il documentario di Claudio Lazzaro “Camicie Verdi. Bruciare il tricolore”. Questo è il sito di riferimento con alcuni spezzoni del film.
Consiglio di visitarlo tutto. Ma anche Youtube è piena degli slogan leghisti, basta ricercare i termini “Borghezio”, “Bossi”, “Telepadania”, “Gentilini” ecc. Consigliatissimo anche questo sito

Esempio

In Cina i cerchi olimpici sono come manette

Cerchi Olimpici come ManetteLa Cina è la nazione che incarna le contraddizioni. Le sue e quelle degli altri Paesi. Ufficialmente comunista, gioca secondo le regole del capitalismo più reazionario. Pone limiti severi alla libertà di espressione eppure l’utenza Internet cresce a ritmo di 20.000 al giorno. Credo sia anche il Paese dell’amnesia. Perché nel momento in cui sono cadute le barriere commerciali, le grandi democrazie occidentali hanno dimenticato che la convenienza economica dei prodotti cinesi deriva soprattutto dal mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e umani in generale. E quello che in Italia si cerca di combattere a tutti i costi, il precariato, per un lavoratore cinese rappresenta il paradiso.

Ora a Pechino si svolgeranno le Olimpiadi del 2008. Come segno di benevolenza, il Governo cinese decise di concedere maggiori libertà di stampa e di espressione. Ufficialmente a gennaio 2007 sono entrate in vigore le nuove regole, più permissive, per i giornalisti ma nulla sembra essere cambiato. Per questo motivo quattro esponenti di Reporter Senza Frontiere hanno organizzato una conferenza davanti la sede del comitato promotore delle Olimpiadi 2008, per chiedere la liberazione delle centinaia di giornalisti e internauti arrestati, distribuendo magliette che mostrano delle manette posizionate a formare i famosi cerchi olimpici.

Perché non si può andare avanti facendo finta di non conoscere i fatti.

Verso le Primarie del PD. Veltroni: The Italian Bill Clinton?

Veltroni a TorinoLe solite notizie estive sul traffico, sul caldo e sui consigli dei soliti “esperti” per combatterlo fortunatamente vengono messe un pò da parte dai giornali per dare più spazio al dibattito sulle primarie nel centrosinistra per quello che dovrà essere il Partito Democratico.

E’ stato presentato come un partito nuovo, diverso, più aperto alla società civile e alle proposte. Non una “fusione fredda” tra DS e Margherita. E, per dimostrarlo, è stato nuovamente preso in prestito dal modello americano il metodo delle Primarie. A parte l’esclusione di Pannella e Di Pietro ( sulle cui eventuali candidature penso di ritornare in seguito) e dopo l’uscita di scena di Furio Colombo, i candidati definitivi alle primarie del 14 ottobre sono:

  • Walter Veltroni
  • Rosy Bindi
  • Enrico Letta
  • Mario Adinolfi
  • Pier Giorgio Gawronsky
  • Jacopo Gavazzoli Schettini

Una riflessione iniziale su Veltroni. Un articolo sul Newsweek lo definisce come il “Bill Clinton Italiano“: un volto nuovo, moderato, innovatore, fautore dei diritti degli omosessuali ma che ha offerto la sua collaborazione per l’organizzazione dei funerali di Giovanni Paolo II. Scrittore di romanzi, ideatore della Festa del Cinema di Roma, un uomo capace di apprezzare anche la cultura Anglo-Americana mentre la maggior parte degli italiani si limita a rimanere nel recinto delle proprie “convinzioni nazionali”. Viene definito come l’uomo giusto non solo per il PD, ma per l’Italia. Benissimo! A questo punto che cavolo si organizzano a fare ste benedette primarie? Il candidato ideale c’è già! E in effetti un pensiero di questo tipo è stato fatto, almeno tra i vertici DS.

Veltroni a me non dispiace, ma ho delle riserve. Collegate soprattutto a chi lo sostiene e chi non lo sostiene.

Vedo attorno a lui troppa unanimità. E quando c’è troppa unanimità mi puzza di inciucio. Lo sostiene Fassino ( anche se credo a malincuore. Non si è riservato posti nel Governo perché aveva manifestato tutte le intenzioni a guidare il nascituro PD. Peccato che le intercettazioni sul caso Unipol lo abbiano costretto a cambiare programma), lo sostiene D’Alema (”compagno di intercettazione” di Fassino), lo sostiene Rutelli ( con il manifesto dei coraggiosi e le “alleanze di nuovo conio”. E con chi, poi. Con l’Udc? Spero proprio di no…), lo sostengono i grandi quotidiani di centrosinistra ( dopo il suo discorso al Lingotto ricordo che i giornalisti di Repubblica Radio TV addirittura dicevano di avere la pelle d’oca ).

Ricordo quel discorso e l’ho giudicato troppo sopra le righe. Quasi da capo di Stato. Ha avuto l’accortezza di non scendere troppo nello specifico dei temi caldi, per accaparrarsi il più ampio consenso e non deludere nessuno. In questo modo, però, ha dato la sensazione di non essere disposto a fare delle scelte coraggiose, di essere alla ricerca del perenne compromesso. E questo non è sempre un bene.

Perchè il Ministro DS Pierluigi Bersani ( che in questo momento gode di altissima popolarità grazie alle liberalizzazioni), fautore di una visione della politica più legata alle imprese, ha dovuto rinunciare alla sua candidatura a segretario del PD?

Manca, poi, il sostegno di Arturo Parisi e degli altri Ulivisti. Da sempre schierati contro le nomenklature di partito, contro le nomine scese dall’alto e contro lo strapotere delle grandi dirigenze.

Da qui a ottobre mi auguro che le cose diventino più chiare.

Non sempre scene da Mediterraneo

Fascist LegacyChe la guerra renda l’uomo meno umano è cosa risaputa. Mi ero convinto, però, del fatto che l’italiano in guerra fosse un pò più umano degli altri. Forse per il suo essere nato nella cattolicissima Italia o forse perché tutti ne han sempre parlato bene, quando pensavo all’italiano in guerra mi veniva sempre in mente il film Mediterraneo di Gabriele Salvatores, in cui una divisione italiana viene spedita su di un’Isola greca sperduta nell’Egeo e finisce con l’integrarsi pacificamente con gli abitanti del posto. O meglio con quelli che erano rimasti, visto che molti erano già stati deportati dagli alleati tedeschi. Naturalmente mi riferisco al secondo conflitto mondiale. Questa mia convinzione è venuta a vacillare dopo aver visto un film-documentario prodotto dalla BBC nel 1989, acquistato e tradotto dalla RAI e mai mandato in onda sulle sue reti. Il documentario si chiama “Fascist Legacy” ed è possibile scaricarlo a questo indirizzo.

Tratta dei criminali di guerra italiani, mai processati per motivi puramente politici, che hanno compiuto una serie di atrocità nelle campagne d’Africa e di Jugoslavia. Si parla addirittura di 1283 criminali di guerra italiani.

Campagna d’Africa: Negli anni 20-30 i generali Graziani e Badoglio si sono macchiati di crimini efferati come l’aver usato gas tossici proibiti per sterminare la già flebile resistenza abissina, bombardamenti agli ospedali della Croce Rossa e impiccagioni di massa. Finanche i soldati italiani si facevano fotografare con le teste mozzate degli abissini mostrate come trofeo.

Campagna di Jugoslavia: Nei primi anni 40 i generali Alessandro Pirzio Biroli, Mario Roatta e Vittorio Ambrosio si sono guadagnati lo status di criminali di guerra per omicidi di massa e trattamenti disumani nei campi di concentramento, primi tra tutti quelli di Rab-Arbe e Gonars.

Eppure dopo la firma dell’armistizio e dopo che uno di questi criminali di guerra, il generale Pietro Badoglio, fu nominato Capo di Governo, le loro azioni vennero insabbiate per volere degli Inglesi. Che non vollero estromettere Badoglio perchè consideravano i fascisti pentiti più affidabili degli antifascisti comunisti. Processare Badoglio avrebbe fatto solo il loro gioco.

E così altri criminali l’hanno fatta franca, con buona pace dei governi Alleati.

E Clem sbarcò sulla Rete

ClemLo ammetto, questa volta mi ha sorpreso. Clemente Mastella ha messo su un blog. A differenza di altri personaggi famosi, il Ministro della Giustizia, che per gli amici del blog si fa chiamare Clem, ha scelto la piattaforma gratuita Blogspot. E per costruire il blog ha usato un Template un pò giocherellone, con tante palle colorate sullo sfondo. Direi che l’ha fatto per non disorientare il grande pubblico. Un utente medio che prima lo vede farsi prendere a torte in faccia in TV e poi va a visitare il suo blog dalle palle colorate si tranquillizza e pensa “Almeno lui è coerente”.

Sfottò a parte, il blog è uno strumento potentissimo per avvicinare la politica e il politico ai suoi elettori e al cittadino in genere. E serve anche a capire meglio come funzionano le cose. Ad esempio in un post del 24 luglio 2007 che riguarda l’indulto, riferendosi ad Antonio Di Pietro scrive: “E’ possibile che Di Pietro abbia passato più tempo di me sui libri giuridici e sui testi di diritto. Il punto è che pur studiando più di me non li ha capiti. Io invece credo di aver afferrato il senso di quello che ho letto. Nel merito delle questioni poi ho chi interpreta articoli e leggi almeno alla sua stessa stregua. Io sono il ministro della Giustizia. Lui non lo è. Questo è un dato di fatto. E per vostra fortuna. “. Qualche commento?

Riferendosi, poi, all’indulto, a quei poveri fessi che credono si tratti solo di una manovra per contentare alcuni “amici” scrive :“O volete veramente credere alla balla che un governo di centrosinistra, ma vorrei poter dire un governo comunque, produce un atto così difficile da spiegare per far piacere ad avversari o amici politici e per difesa di cosiddetta “casta”? Ma smettete di credere a queste letture distorte e negative delle decisioni che vengono prese. Parlate con chi si trova in carcere, parlate con le famiglie, andate sui siti dedicati al problema carcerario. Non state solo dalla parte di chi per un voto in più pensa a un carcerato in più.” Qui il commento ci vuole. Non sono pregiudizialmente contro l’indulto. Si tratta di sicuro di una misura che sta a testimoniare l’incapacità dello Stato di far fronte alla precaria condizione delle carceri e dei carcerati. E’ la soluzione più veloce al problema del sovraffollamento, ma comunque è una via d’uscita che in casi eccezionali può essere usata. Quello che mi chiedo io, però, è perché includere nell’indulto reati come corruzione, concussione, frode fiscale, bancarotta e voto di scambio politico-mafioso. Non ammetto che debbano farla franca i furbetti del quartierino come Tanzi, Cragnotti, Geronzi, Fiorani ecc. responsabili della batosta ai milioni di risparmiatori italiani che in pochissimo tempo hanno visto sparire tutto il loro denaro investito. La motivazione per cui questi signorotti beneficeranno dell’indulto la ritaglio da un articolo di Repubblica del 18 agosto 2006. L’articolo completo lo si può leggere a questo indirizzo

“Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro [i furbetti del quartierino] , in caso di eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché l’indulto – che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso – “abbuona” di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla possibilità di accedere prima del tempo all’affidamento ai servizi sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte – che potrebbero aggirarsi sui dieci anni – saranno comunque ridotte sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato (con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi di prescrizione.”

Che altro dire, continuerò a seguire il blog di Clem in attesa di qualche altra simpatica novità.

Il ricordo e la memoria. 2 agosto 1980

Prima pagina de Il Resto del CarlinoChi vive un evento ha la possibilità di conservarne il ricordo e la memoria. A chi non l’ha vissuto, invece, rimane solo la memoria. La differenza è sottile: il ricordo è di chi c’era, di chi quel giorno, anche per caso, ha acceso la TV ed ha appreso dell’esplosione di un ordigno contenuto in una valigia abbandonata, alle 10.25 nella sala d’aspetto della stazione di Bologna. Magari potrà ricordare delle sensazioni, nel vedere taxi e autobus che si improvvisavano ambulanze. Chi quel giorno non era ancora nato, non può avere il ricordo. Ma può avere la memoria. Avere memoria significa cercare di capire cosa sia successo quel giorno, cercare di capire il perché di quell’attentato, il movente e il contesto. Ma non per un fatto di cultura personale, ma per trarre un insegnamento che resista al tempo e che possa servire in futuro a non commettere più gli stessi errori.

La memoria connessa alla strage di Bologna serve a ricordare che la violenza non porta da nessuna parte. Che la lotta per l’ideale passa attraverso le manifestazioni, l’impegno e non attraverso i morti. Che la politica ha il compito di non esasperare il confronto e che dietro una strage come quella del 2 agosto 1980 c’è, purtroppo, molto di più del bilancio di 85 morti e 200 feriti.

C’è la strategia della tensione di matrice fascista, ci sono i servizi sergreti deviati, c’era anche Licio Gelli e la loggia massonica P2 con il loro Piano di Rinascita Democratica.

Un piccolo fuoriprogramma: la lista degli appartenenti alla loggia massonica P2.

Provate a cercare su Google P2 tessera 1816 oppure a vedere quest’immagine. Chi è saltato fuori?

Condannati in Parlamento

Dal Blog di Beppegrillo, i nomi degli altri 24 condannati in via definitiva che ancora siedono in parlamento:

  1. Berruti Massimo Maria (FI)
  2. Biondi Alfredo reato poi depenalizzato (FI)
  3. Bonsignore Vito (Udc – Parlamento Europeo)
  4. Borghezio Mario (Lega Nord – Parlamento Europeo)
  5. Bossi Umberto (Lega Nord – Parlamento Europeo)
  6. Cantoni Giampiero (FI)
  7. Carra Enzo (Margherita)
  8. Cirino Pomicino Paolo (Democrazia Cristiana – Partito Socialista)
  9. De Angelis Marcello (An)
  10. D’Elia Sergio (Rosa nel Pugno)
  11. Dell’Utri Marcello (FI)
  12. Del Pennino Antonio (FI)
  13. De Michelis Gianni (Nuovo Psi)
  14. Farina Daniele (Prc)
  15. Jannuzzi Lino (FI)
  16. La Malfa Giorgio (Pri)
  17. Maroni Roberto (Lega Nord)
  18. Mauro Giovanni (FI)
  19. Nania Domenico (An)
  20. Patriciello Aldo (Udc)
  21. Previti Cesare (FI) Dimesso
  22. Sterpa Egidio (FI)
  23. Tomassini Antonio (FI)
  24. Visco Vincenzo (Ds)
  25. Vito Alfredo (FI)

Basta! Parlamento pulito

Cesare Previti non è più in Parlamento

Finalmente un atto dovuto all’Italia e agli Italiani. Messo alle strette, il pluripregiudicato Cesare Previti ha finalmente deciso di rassegnare le dimissioni dalla Camera dei Deputati, prima che questa potesse esprimersi sulla compatibilità tra la sua fedina penale ed un mandato elettorale.

Fare del giustizialismo sempliciotto sarebbe troppo facile. Credo che una breve e mirata biografia di Previti possa essere più eloquente di qualsiasi commento.

  • Classe 1934, nato a Reggio Calabria e romano di adozione, diventa un famoso avvocato.
  • Fedelissimo di Berlusconi, nel 1974 gli vende la famosa villa San Martino di Arcore, al prezzo di 500 milioni di lire(!!!)
  • Nel 1994 Diviene Senatore della Repubblica per Forza Italia. Il premier Berlusconi si batte per nominarlo Ministro di Grazia e Giustizia ma gli si oppone l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Gli viene poi assegnato il Ministero della Difesa.
  • Nel 2000 il deputato Previti viene messo sotto inchiesta assieme a Silvio Berlusconi e Attilio Pacifico per la corruzione di giudici del Tribunale diRoma nel 1985 riguardo la vicenda SME
  • Nel 2003 con sentenza di primo grado confermata poi con la sentenza di secondo grado del 2005, viene condannato a 5 anni.
  • Nel 2006 la Corte di Cassazione annulla le precedenti sentenze del Tribunale di Milano perché giudicato non competente ad istituire il procedimento. Si dispone il trasferimento del processo a Perugia, con una tempistica tale da consentire che i reati commessi cadano in prescrizione.
  • Altro processo: IMI-SIR. Condanna in via definitiva nel 2006. In questo contesto viene condannato alla interdizione perpetua dai pubblici uffici.
  • A luglio 2007 non sono ancora pervenute le dimissioni del deputato Previti. La Camera decide di deliberare sulla eventuale decadenza della sua carica Parlamentare.
  • Il voto sulla proposta di decadenza della carica parlamentare era fissata per il 31 luglio 2007. Quello stesso giorno Previti presenta le sue dimissioni, per cui si vota per le dimissioni di Previti e non per la decadenza della sua carica parlamentare.

I risultati della votazione:

FAVOREVOLI: 462 CONTRARI:66 ASTENUTI:6

ASSENTI: 17 deputati di AN (tra cui Gianfranco Fini), 13 deputati di Forza Italia (tra cui Silvio Berlusconi), 8 deputati dell’UDC (Casini ha votato)

Tra quelli che hanno votato “no”: i deputati della DC per le autonomie (di Rotondi) , il segretario del Partito Repubblicano


Antonio Tirri
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