Le solite notizie estive sul traffico, sul caldo e sui consigli dei soliti “esperti” per combatterlo fortunatamente vengono messe un pò da parte dai giornali per dare più spazio al dibattito sulle primarie nel centrosinistra per quello che dovrà essere il Partito Democratico.
E’ stato presentato come un partito nuovo, diverso, più aperto alla società civile e alle proposte. Non una “fusione fredda” tra DS e Margherita. E, per dimostrarlo, è stato nuovamente preso in prestito dal modello americano il metodo delle Primarie. A parte l’esclusione di Pannella e Di Pietro ( sulle cui eventuali candidature penso di ritornare in seguito) e dopo l’uscita di scena di Furio Colombo, i candidati definitivi alle primarie del 14 ottobre sono:
- Walter Veltroni
- Rosy Bindi
- Enrico Letta
- Mario Adinolfi
- Pier Giorgio Gawronsky
- Jacopo Gavazzoli Schettini
Una riflessione iniziale su Veltroni. Un articolo sul Newsweek lo definisce come il “Bill Clinton Italiano“: un volto nuovo, moderato, innovatore, fautore dei diritti degli omosessuali ma che ha offerto la sua collaborazione per l’organizzazione dei funerali di Giovanni Paolo II. Scrittore di romanzi, ideatore della Festa del Cinema di Roma, un uomo capace di apprezzare anche la cultura Anglo-Americana mentre la maggior parte degli italiani si limita a rimanere nel recinto delle proprie “convinzioni nazionali”. Viene definito come l’uomo giusto non solo per il PD, ma per l’Italia. Benissimo! A questo punto che cavolo si organizzano a fare ste benedette primarie? Il candidato ideale c’è già! E in effetti un pensiero di questo tipo è stato fatto, almeno tra i vertici DS.
Veltroni a me non dispiace, ma ho delle riserve. Collegate soprattutto a chi lo sostiene e chi non lo sostiene.
Vedo attorno a lui troppa unanimità. E quando c’è troppa unanimità mi puzza di inciucio. Lo sostiene Fassino ( anche se credo a malincuore. Non si è riservato posti nel Governo perché aveva manifestato tutte le intenzioni a guidare il nascituro PD. Peccato che le intercettazioni sul caso Unipol lo abbiano costretto a cambiare programma), lo sostiene D’Alema (”compagno di intercettazione” di Fassino), lo sostiene Rutelli ( con il manifesto dei coraggiosi e le “alleanze di nuovo conio”. E con chi, poi. Con l’Udc? Spero proprio di no…), lo sostengono i grandi quotidiani di centrosinistra ( dopo il suo discorso al Lingotto ricordo che i giornalisti di Repubblica Radio TV addirittura dicevano di avere la pelle d’oca ).
Ricordo quel discorso e l’ho giudicato troppo sopra le righe. Quasi da capo di Stato. Ha avuto l’accortezza di non scendere troppo nello specifico dei temi caldi, per accaparrarsi il più ampio consenso e non deludere nessuno. In questo modo, però, ha dato la sensazione di non essere disposto a fare delle scelte coraggiose, di essere alla ricerca del perenne compromesso. E questo non è sempre un bene.
Perchè il Ministro DS Pierluigi Bersani ( che in questo momento gode di altissima popolarità grazie alle liberalizzazioni), fautore di una visione della politica più legata alle imprese, ha dovuto rinunciare alla sua candidatura a segretario del PD?
Manca, poi, il sostegno di Arturo Parisi e degli altri Ulivisti. Da sempre schierati contro le nomenklature di partito, contro le nomine scese dall’alto e contro lo strapotere delle grandi dirigenze.
Da qui a ottobre mi auguro che le cose diventino più chiare.
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