Come anticipato nel precedente post, pubblico il video dell’intervento di Furio Colombo. Intervento a dire il vero poco sottolineato dalla stampa, tutta intenta ad enfatizzare quanto di volgare sia emerso dalla manifestazione dell’otto di luglio scorso.
Si tratta di un intervento pienamente condivisibile e che sarebbe dovuto essere il fulcro della manifestazione,
C’è un ragionamento che adesso sembra andare molto di moda, anche a sinistra. Un ragionamento sucui mai mi troverò d’accordo: facciamo concessioni a Berlusconi (lodo Alfano) così poi pensa (e pensiamo) ai veri problemi del Paese.
Mi viene in mente un capitolo della storia del secolo scorso, quando ad Hitler si facevano concessioni su concessioni ( Austria, Cecoslovacchia ecc.) nella speranza di poterlo “calmare”. Fino a quando si arrivò all’invasione della Polonia (il salvacondotto polacco) e allo scoppio della II guerra mondiale.
Però parliamo del lodo Alfano, penso sappiamo tutti che è una riedizione del lodo Schifani-Maccanico del 2003.
Tale lodo fu firmato dal Ciampi e poi giudicato incostituzionale dalla Corte Costutuzionale stessa per un principale motivo: non c’era distinzione tra reati funzionali (cioè legati alla funziona pubblica) e reati non funzionali ( uno scippo, una truffa ai danni dello Stato, una rapina in banca ecc). Questa distinzione, adesso, neanche c’è.
L’immunità avrebbe senso contro i reati di natura politica, reati di opinione, quelli che impediscono di parlare, mica contro i reati di truffa e di corruzione.
In fondo era in questo modo che era stata concepita no?
Ma poi, ditemi, che differenza c’è tra il presidente della Camera e gli altri Deputati? Che differenza c’è tra il Presidente del Senato ed i Senatori? Che differenza c’è tra il Presidente del consiglio e tutto il Governo?
E se perseguitassero un senatore al posto del presidente del Senato? E se perseguitassero giudiziariamente un ministro piuttosto che il singolo Presidente del Consiglio?
Perchè non ripristinare allora l’immunità a tutto il Parlamento e il governo?
La risposta è semplice: in una democrazia in cui la politica si dimostra trasparente ai cittadini, una immunità avrebbe anche senso.
Ma in un Paese come l’Italia, in cui essere politico e parlamentare significa anche essere un elargiraccomandazioni, un “potente” che piazza persone qua e là in enti pubblici e privati, nel Paese di Tangentopoli, una immunità avrebbe il senso di una perenne autorizzazione a procedere.
Avete mai pensato a perchè questo polverone sull’immunità si stia alzando proprio ora?
Siamo ad inizio legislatura, inizio estate. Quando si tornerà di nuovo alle elezioni il caro Berlusconi userà la migliore arma che conosce: ossia sfruttare la memoria corta degli italiani. Che avranno già rimosso tutto da tempo.
A chi dice che Berlusconi parla di giustizia e di sicurezza, io dico invece che egli e i suoi alleati (Lega e MPA) rappresentano l’emblema di una destra che cavalca le paure dei cittadini e il senso di insicurezza che possono avere per potersi mostrare uomo forte ed attrarre consensi. Ma è una destra che non risolve problemi, è una destra che prende impronte digitali non perché delinquenti, ma perchè ROM e bambini…
Questo modo di concepire il problema sicurezza è caratteristico di una destra populista, mica di una sinistra socialdemocratica…
Qui sulla questione sicurezza sembra essere tornati agli anni di piombo…
Ieri c’è stata una manifestazione in cui si diceva tutto questo, una manifestazione in cui il Partito Democratico era presente non ufficialmente, ma vedevo sventolare qualche bandiera del Pd. Di sicuro c’erano Arturo Parisi e Furio Colombo, a titolo personale.
Devo dire che in mezzo a tutti i “vaffanculo” non mi sono trovato molto bene. Questo fino ad ascoltare quello che è stato l’ultimo intervento, quello di Furio Colombo. Che condivido in toto e il cui video presto metterò a disposizione su questo sito.
Quando le idee sono poche e povere, c’è necessità di importale. In questi termini qualcuno ha commentato la nascita del Partito Democratico in Italia, riferendosi direttamente al Partito Democratico americano.
Fortunatamente non si tratta di una verità oggettiva.
Io sostengo l’esatto contrario: l’Italia si è fatta precursore della politica europea. Il fatto di avere intuito che gli ideali della socialdemocrazia e del cristianesimo democratico, avessero più punti di convergenza che di divergenza e il coraggio ( costretto, devo dire, anche dai fatti) di intraprendere un progetto di Partito su questa convinzione è stato un vero punto di innovazione, che si deve in buona parte a Romano Prodi.
Quando scrivo che si tratta di un processo forzato dai fatti mi riferisco soprattutto alle difficoltà che hanno avuto gli ideali della socialdemocrazia e del liberal-socialismo a fare breccia nel sentire della cittadinanza, difficoltà dovute non alla impopolarità in sè di questi ideali, ma al fatto che in Italia ha pesato e pesa molto il veto storico del Vaticano sulla Sinistra, in particolar modo sui postcomunisti.
Per quanto mi riguarda ho seguito con attenzione la nascita del Pd, nella speranza che si realizzasse l’opportunità di abbattere questi muri. E ora che il Pd si sta formando è il momento opportuno per lavorare affinché non si cada in un grande errore. Quello del rinnegare le ideologie storiche che sono nate in Italia ed in Europa, che sono patrimonio del sentire politico di molti italiani ed europei, con il solo scopo di allargare indistintamente la base elettorale. I principi di base devono essere solidi e disambigui.
Adesso che il Pd è nato, deve, quindi, stabilire due livelli di discussione. Un livello che è soggetto a diversificazioni, come è giusto che sia in un grande partito di massa.
Un altro, invece, che riguarda i principi base, le certezze di ferro:
Liberalismo: Il Pd deve essere un partito liberale, che accetta le regole del libero mercato, della sana concorrenza e che accetta il profitto come impulso all’agire dell’uomo.
Socialismo: Il Pd deve rifiutare tutte le forme di asservimento che un esercizio improprio delle libertà (anche economiche) comporta. Deve essere promotore della giustizia sociale, deve evitare che la proprietà, intesa come strumento di emancipazione, si possa trasformare in un mezzo di oppressione per chi non possiede nulla.
Ambientalismo: Il Pd deve favorire una politica di sviluppo sostenibile, cercando di rendersi indipendente dalle pressioni delle lobby e delle multinazionali dell’energia, incentivando lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, della cultura del riciclo, traducendo questi impegni anche in proposte di sgravi esconomici.
Laicità: Stato e Chiese sono separati. Ogni Confessione deve poter esprimere i propri pareri sui temi che riguardano aspetti eticamente sensibili e la sfera religiosa in generale. Deve, poi, avere la possibilità di comunicarli ai fedeli. Parallelamente una confessione religiosa non può imporre il proprio credo, nè pretendere di trasformarlo in legge dello Stato.
Qualche attento avrà notato che buona parte di questi pilastri sono gli stessi del Liberal-Socialismo. Ed è per questa ragione che il Partito Democratico non può non appartenere a quella famiglia europea che rappresenta il punto di riferimento per le culture socialiste, democratiche e liberali. Ad oggi, il riferimento è il PSE.
Il mio Presidente del Consiglio tesse le lodi di George W. Bush. “Fra noi due la sintonia è totale”, addirittura. Proprio mentre il partito repubblicano cerca di trovare una nuova via per tentare di vincere le prossime elezioni presidenziali, distaccandosi esso stesso dalla politica neocon di Bush, Silvio Berlusconi lo esalta.
Ma se è vero che la formale cordialità è la prima delle regole da seguire in un incontro tra capi di Stato e di Governo, è anche vero che c’è un limite alle offese che possono essere fatte agli italiani.
Agli italiani che hanno giudicato ingiusta, unilaterale e guidata da puri interessi economici l’opera maestra dell’amato George: la guerra in Iraq. A cui è stata associata un’opera di disinformazione perpetrata da Il Foglio e da Il Giornale, che in tempi sospetti sembravano quasi indicare con una bandierina i depositi delle famigerate armi di distruzione di massa.
Così come famose sono le dottrine neocon sull’esportazione della democrazia ( leggi neo-colonialismo). Così come famoso è il rifiuto dei trattati di Kyoto per limitare le emissioni di gas serra da parte delle industrie.
Ma il mio Presidente del Consiglio si fa voler bene, ed ha molti amici. Perché giudicare Berlusconi solo dalla sua “totale sintonia” con Bush. Giusto. Lo si giudichi anche per la totale sintonia con Vladimir Putin. Quello che sembra essere il nuovo Zar della madre Russia, colui che nel novembre 2006 è stat accusato dell’omicidio politico dell’ex colonnello del KGBAleksandr Litvinenko. Colui che è da più parti identificato come mandante politico dell’omicidio della giornalista moscovitaAnna Politkovskaja. Colui che viene dal KGB.
Belle amicizie, grandi alleati.
Eppure, di questi tempi di rapporti tesi tra USA e Russia, in questi tempi di totale divergenza sull’ampliamento ad Est della NATO, della costruzione dello scudo spaziale, c’è un sottilissimo filo che lega Putin e Bush. L’amicizia con il mio Presidente del Consiglio.
Purtroppo, è anche il mio Presidente del Consiglio
Chi conosce questo spazio, sa bene che spesso e volentieri mi sono occupato di temi diversi, ma riconducibili tutti al filone dell’attualità politica e della storia recente. Questo perchè sono sempre stato un fermo sostenitore del fatto che l’informazione corretta sia lo strumento base di una democrazia rappresentativa. E l’Italia su questo ha molto da imparare.
La conoscenza, quindi, come base per la democrazia.
Questo percorso continua, da oggi, anche con una impronta diversa. Una impronta che si riconduce al software. Da oggi questo sito si fa diffusore di informazioni che riguardano la filosofia del “free software”, dove free sta sia per “libero” sia per “gratuito”. Incoraggiare il software libero significa incentivare la diffusione della conoscenza in maniera capillare, senza tralasciare quelli che sono i dovuti meriti ( e guadagni ) di chi nel software ci lavora. Questo non significa disprezzare in toto il software di natura proprietaria: significa semplicemente dire che il software non libero non è utile agli altri quanto quello libero. Perchè non contribuisce in alcun modo alla diffusione della conoscenza.
Le soluzioni dette open source oggi, sono talmente valide che non è più necessario neanche affiancarle all’aggettivo “alternative”. Mi faccio, quindi, promoter di questa piccola, grande rivoluzione. Piccola perchè parte dal Pc, dal telefonino di ognuno, grande perché in prospettive di ampio raggio può portare ad un radicale cambiamento e sviluppo del tenore di vita dell’uomo, favorire la diffusione della conoscenza. Che è il mezzo primo per poter decidere.
Comincio, quindi, portando all’attenzione un video interessante, sicuramente per novizi, che spiega un pò il concetto di free software e software proprietario, le alternative e quella che oggi è la distribuzione che uso Ubuntu.
Unica aggiunta al video: la versione di Ubuntu nominata non è la più recente. Quella che oggi è possibile installare su qualsiasi pc (desktop, server, notebook etc.) è la Hardy Heron 8.04. Ulteriormente migliorata.
Il muro di gomma è una metafora che riconduce alla Strage di Ustica del 27 giugno 1980. Un muro per indicare l’impossibilità di scoprire la verità dei fatti. Di gomma perchè chi ci va a sbattere contro ha solo l’impressione di non farsi male. Ebbene oggi più che mai nella storia della Repubblica, i cittadini italiani sbattono ripetutamente contro un muro di gomma che evita loro di scoprire i fatti reali.
Oggi ho assistito all’apoteosi dell’ipocrisia. E oggi posso dire con certezza che è cominciato il declino assoluto di questo Paese. Non è nei miei modi sbilanciarmi con parole grosse e catastrofiche, ma la situazione, ora più che mai, lo impone.
Oggi, prima di dare o negare la fiducia a questo Governo, i partiti eletti hanno parlato per bocca dei loro leader. I discorsi più rilevanti riguardano i partiti di opposizione, ossia i discorsi di Veltroni, Di Pietro e Casini.
Mentre il sunto di quanto detto da Casini lo si può riassumere con un elenco di scuse per non aver potuto votare la fiducia a Berlusconi, causa quel maledetto vincolo elettorale, Veltroni si è dimostrato solitamente pacato, aperto, disponibile, tendendo la mano a Berlusconi, dimenticando il suo passato, dimenticando tutto il fango rovesciatogli addosso dal leader di Forza Italia, che adesso va predicando la concordia tra le parti.
L’unico intervento che ho veramente apprezzato, è stato quello di Antonio Di Pietro. Essendo l’unico intervento con dei contenuti a mio parere sensati, è stato anche l’unico intervento ad essere stato puntualmente interrotto dal fragorio dell’aula.
Il Clou è stato raggiunto dal Presidente della Camera. Ai lamenti di Di Pietro per le fastidiose interruzioni, Fini ha risposto “Dipende unicamente da ciò che si dice”. Come a dire “Se non vuoi buscarti le lamentele, non dire cose scomode.”
Questo evento, a cui naturalmente non sarà dato il rilievo che merita dalla stampa e dai TG, si accompagna alla scandalosa elezione di Schifani a Presidente del Senato, e alle polemiche sul caso Travaglio di cui parlerò in qualche post più avanti.
Soprattutto fa pensare come sia possibile la crescita di consenso nei confronti di quei movimenti a matrice violenta, quei partiti schizofrenici che mostrano un lato, si fa per dire, istituzionale ed un altro che tanto istituzionale non è. Il tema principale è la modalità di reclutamento: le frange estreme fanno leva sul principale problema dei ragazzi di oggi (l’ignoranza), e che sarà naturalmente il principale problema dell’Italia del domani.
C’è una naturale propensione per un ragazzo che è quella dell’appartenenza ad un gruppo. In fondo non siamo altro che animali sociali estremamente evoluti, e l’agire compatti offre ancora una certa sicurezza.
Il collante principale è, quindi, il pensiero e l’ideologia. Il problema di oggi è come ci si arriva: se per pochissimi il sentimento di appartenenza ideologica è dettato da una attenta riflessione sul proprio modo di interpretare la società ed i suoi bisogni. Per altri questa scelta è dettata da ragioni che hanno a che fare poco o nulla con la riflessione: il desiderio di violenza, lo sport, lo stress, ma anche il muto seguire le orme dei propri parenti o amici.
La verità, quindi, è che mancano gli strumenti che consentono ad un ragazzo di poter scegliere. Se spesso la famiglia oppure i mezzi di comunicazione non aiutano in questo difficile processo di maturazione personale, il ruolo chiave è giocato dalla scuola pubblica. In realtà se si agisse drasticamente, consentendo al sistema “Istruzione” di offrire un corpo docenti preparato sia dal punto di vista delle conoscenze ma anche dal punto di vista dell’educazione, la risoluzione dei problemi che oggi causano così tanti grattacapi a chi governa, sarebbe molto di più a portata di mano.
Fin tanto che si continua ad agire in un’ottica di breve periodo, si condannano i giovani ad essere incapaci nella società, perchè incapaci di effettuare delle scelte, inondati come sono da armi di distrazione di massa come i vari Grande Fratello, Isola dei Famosi, Maria de Filippi ecc…
Il 25 aprile del 1945 l’Italia si liberava dall’illusione fascista e nazista. E lo faceva dopo anni di lotta, anni di morti, ma soprattutto anni in cui la gente prendeva coscienza che erano essi stessi gli artefici del destino del proprio Paese. Perché liberare l’Italia non significava lasciar combattere gli altri. Liberare l’Italia significava combattere, ognuno, i nazifascisti. E tutti, dai rivoluzionari comunisti agli attivisti di Forza Nuova, abbiamo il dovere di ringraziare quei partigiani.
Quando penso al 25 aprile, quindi, penso alla volontà che diventa azione. Oggi, invece, c’è una volontà di cambiamento che rimane volontà e basta. E la politica incarna perfettamente questo tipo di tendenza.
I dibattiti politici, gli scontri e le campagne elettorali diventano noiosi, perché si è invertito l’ordine naturale delle cose: la contesa dei posti di comando, per essere legittimata, solo alla fine diventa scontro ideologico. Dovrebbe essere l’esatto contrario.
Si sente l’esigenza cambiare la pelle ad una politica che non interessa più, perché non affronta questioni interessanti. La politica parla poco e male di ambiente, parla poco e male di etica, parla poco e male di soluzioni ai problemi e, quando ne parla, ha poco di concreto.
Ieri c’è stato il V2 Day, per protestare contro il tipo di Informazione che ogni Italiano è costretto a subire, e per promuovere tre referendum in iniziativa popolare: abolizione dell’ordine dei giornalisti, abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria e abolizione della legge Gasparri.
Oltre che di Informazione si è discusso anche di rifiuti, di giustizia. Insomma si è tornati ad Informare, a suscitare dibattiti, a rendere protagonista la gente. Naturalmente i TG ne hanno parlato pochissimo, e per quel poco che ne hanno parlato, hanno dipinto il tutto come un “evento contro”. Sbagliando, naturalmente.
Volevo cominciare scrivendo che ogni Nazione ha il governo che si merita. Non è del tutto esatto se penso alle varie dittature o regimi in cui il potere è preso con la forza. Ma quella frase si sarebbe perfettamente adattata al caso delle elezioni politiche 2008 in Italia.
Come noto, Silvio Berlusconi ha vinto le elezioni come da previsione. Ora, non è mia intenzione fare lo sproloquio di quelli che ritengo siano tutti i lati oscuri del Presidente del Consiglio italiano. Che siano noti o meno noti, quello che è emerso dagli scrutini è che di tutte queste faccende agli italiani non importa nulla.
Ed è ancora più triste che ci si ritrova, dal 1994 ormai, a ragionare in termini di berlusconismo e antiberlusconismo. Non di Destra o di Sinistra, non di idee, ma ogni consultazione elettoreale diventa sempre un referendum nei confronti del Presidente del Milan ( devo ammetterlo, la cosa bella di Berlusconi è che lo si può chiamare in mille modi diversi ).
Veltroni ha voluto dare un forte segnale da questo punto di vista ma, un pò per gli eventi, un pò per i tempi ridotti, il messaggio ancora non è stato recepito.
Ciò che passerà alla storia, sarà la scomparsa di una Sinistra comunista dal prossimo Parlamento. Una Sinistra più legata alle idee della difesa dei diritti dei lavoratori, non sempre in modo ragionevole devo dire, piuttosto che a delle istanze rivoluzionarie. Una Sinistra di governo insomma. Mi auguro che nel Parlamento il Pd sappia rappresentare anche i bisogni di questa parte del Paese; anche su questo si gioca la credibilità di Veltroni.
Ho la sensazione che bisognerà prepararsi ad un periodo di smentite e gaffe, ma anche di provvedimenti impopolari e non sempre nell’interesse della maggioranza degli italiani. Ripongo, però, ancora una speranza in quella che dovrebbe essere la mia generazione. E questa speranza la voglio sintetizzare, non a caso, con una frase di Enrico Berlinguer.
« Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull’ingiustizia. »
Il crimine e la politica procedono spesso di pari passo. Il parlamento che si appresta ad essere cambiato porta in dote 24 condannati in via definitiva, più una moltitudine di gente indagate per i reati più diversi.Man mano che si scende dalla scena nazionale a quella locale il coinvolgimento aumenta, l’intreccio diventa sempre più stretto e pericoloso. Salvatore Cuffaro, tra poco ex governatore della Sicilia, Udc, condannato in primo grado per favoreggiamento a singole personalità mafiose, ce lo ritroveremo spesso tra i piedi. Marco Follini, ora capolista al Senato per il Pd per il collegio Campania II, ai tempi della militanza nell’Udc dichiarò che “Cuffaro è una brava persona”. Obblighi di partito.
Si scende ancora e spuntano i comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. In Campania sono 48 le amministrazioni sciolte almeno una volta per camorra. E le infiltrazioni sono trasversali: quando ci sono i soldi di mezzo, l’ideologia conta poco.
L’annientamento di mafia, camorra, sacra corona unita, ndrangheta ecc. porterebbe ad uno sviluppo per il sud, imprenditoriale, turistico, culturale, alimentare, insomma dalla fine della criminalità organizzata ci si può aspettare solo conseguenze positive.
Eppure il crimine porta voti, condiziona scelte, manipola il consenso. E’ difficile rifiutare l’appoggio delle cosche, soprattutto in campagna elettorale. Fino ad oggi, infatti, non si era mai visto un attacco così diretto e duro alla criminalità organizzata come quello fatto da Walter Veltroni, in occasione delle sue visite a Catanzaro e Caserta.
E, ripeto, una cosa simile non si era mai vista. Alla luce di tutto questo si potrebbe già dire chi ha vinto e chi ha perso
Prima di passare ad argomenti ben più interessanti, per ricollegarmi al discorso del precedente post, vorrei ricordare a chi avesse poca memoria ( o a chi non lo sapesse affatto, visto che la notizia fu quasi totalmente oscurata dai TG italiani ), un episodio che credo sia rilevante.
Non solo perché, a mio parere, in quel momento è stata l’Italia a perdere di autorevolezza. Ma per un altro motivo. Per una questione di assuefazione.
Penso che gli italiani siano assuefatti a questo tipo di informazione, a tratti estremamente noiosa. Sento molto lontano quel tipo di giornalismo pungente e smascheratore, in grado di mettere in difficoltà gli intervistati. E questo li abitua a non saper rispondere in modo adeguato alle famose domande scomode.
In questo caso una domanda inaspettata è stata posta dall’eurodeputato Martin Schulz. La risposta la si può rivedere nel video.
Voglio sottolineare un aspetto, però, fondamentale. Quella che sto facendo con questi ultimi due post non è una pseudo campagna elettorale, soprattutto perché da tempo credo che cavalcare sempre l’antiberlusconismo sia di per sé deleterio.
E’ il mio modo per dire come vorrei l’informazione. Che ci capiti sempre la stessa persona di mezzo non posso farci nulla.
Mi rendo conto dell’inopportunità di quello che sto facendo: far seguire un post su Berlusconi ad un post su Aldo Moro non è certo una mossa di stile. Sulle differenze si potrebbero scrivere dei libri. A cominciare dalla visione della politica.
Sono, però, convinto, che ci voglia un pò di informazione differente.
Non bisogna di certo essere chissà quali cercatori di news, basta fare un giro su Internet per vedere qualcosa a cui la TV italiana non ci ha abituati.
Questo che potete vedere è uno speciale tratto dalla trasmissione Wide Angle, mandato in onda sull’americana PBS qualche anno fa. E’ completo di sottotitoli, quindi niente paura
A qualcuno, forse, questo speciale darà fastidio. In giro, in realtà, circola una inchiesta prodotta in Francia che assume toni ancora più rigidi nei confronti candidato permier del Pdl. In effetti all’estero non risulta semplice comprendere la situazione italiana, ma su questo si è ampiamente discusso.
Tengo a sottolineare, però, come sia spesso importante far riferimento a questo tipo di fonti. Sono punti di vista di personalità spesso estranee all’intreccio politica-informazione, e quindi possono essere considerate quantomeno al di sopra delle parti.
Naturalmente va senza dire che il video non è stato mai trasmesso da una TV italiana. E’ andato in onda solo una volta sulla TSI svizzera. A chi non l’avesse ancora visto (è qualche anno che circola sul web), consiglio vivamente di dargli un’occhiata.
A trent’anni dalla morte ripenso alla vicenda di Aldo Moro, non solo come il culmine di un atto terroristico, un atto di attacco allo Stato democratico, ma a qualcosa di più. Il sequestro e l’uccisione dell’allora presidente della Dc mi fa pensare seriamente ai limiti della sovranità di uno stato democratico.
Non parlo per prese di posizione, metto per iscritto una riflessione che ho fatto spesso in questi giorni, e adesso spero che un riordino forzato delle idee possa venire dalla scrittura.
La vicenda Moro ha due facce.
La prima, sostanzialmente, prevede questo susseguirsi di fatti: c’è stata la volontà da parte delle Brigate Rosse di colpire un autorevole esponente della Democrazia Cristiana, simbolo del coninvolgimento filoimperialista. Allora la Dc, e in particolare Aldo Moro, stava cercando di traghettare il PCI di Berlinguer verso una iniziale esperienza di Governo. Le BR speravano che una azione del genere sarebbe servita anche a riportare il Partito Comunista Italiano verso le sue “naturali” posizioni di antagonismo e di sostegno alla rivoluzione.
Una seconda versione, prevede il coinvolgimento degli Stati Uniti, attraverso alcuni interventi della CIA. Tramite un centro linguistico di nome Hyperion, legato all’attività delle BR, la CIA avrebbe infiltrato Moretti nell’organizzazione terrorista, spingendo il gruppo a colpire Aldo Moro, invece che Giulio Andreotti (come da precendenti intenzioni). La motivazione: gli Stati Uniti non vedevano di buon occhio la prospettiva di un partito comunista al governo in un paese della NATO. Sarebbero potute finire in mani sovietiche alcune informazioni sensibili, in particolare documenti riservati sulle testate nucleari americane in Italia. Ad avvalorare questa ipotesi vi sono alcune testimonianze di come nel 1974, a seguito di un incontro all’ambasciata italiana di New York, l’allora segretario di stato Kissinger abbia velatamente minacciato Aldo Moro, invitandolo a sospendere immediatamente la trattativa con il PCI.
A questo punto mi chiedo quale valore abbia il principio di autodeterminazione dei popoli, quanto valore avessero le prese di distanza di Berlinguer dalla politica dell’Unione Sovietica, in che modo si possa pensare di esportare la democrazia se si impedisce ad un Paese di scegliersi il governo.
Erano in molti ad aspettare questa mossa, e direi che finalmente è arrivata. Veltroni sta portando effettivamente un pò di aria fresca che spazza via il vecchio. L’ottantenne De Mita, offeso perché gli è stata impedita la candidatura per dare spazio a volti nuovi, lascia il PD.
L’intervento di De Mita aControcorrente su SkyTG24:
Tra tutte le notizie economiche, tra tutti gli annunci del governo e le promesse della campagna elettorale, trovo che sia rimasto poco conosciuto quello che è il vero e unico dato importante di questi ultimi tempi.
Non sono i sondaggi, non sono i punti che si recuperano o si perdono. Il dato importante è:
Dal 2000 al 2006, il reddito dei lavoratori ha subito questo andamento:
Lavoratori dipendenti: +0,96 %
Lavoratori autonomi: +13,8 %
Fonte: Banca d’Italia.
Questo vuol dire che un lavoratore dipendente ha visto l’introduzione dell’euro ed un conseguente raddoppio dei prezzi, mentre il suo stipendio è rimasto femo.
Lo scrivo a caratteri grandi perché è questo il primo vero dato di disagio di questo Paese. L’unica verità è che i salari per i dipendenti andrebbero almeno raddoppiati.
Da sole queste dichiarazioni valgono più di mille discorsi:
“Il nuovo partito fondato da Berlusconi in piazza San Babila? Comportarsi nel modo in cui sta facendo Berlusconi non ha niente a che fare con il teatrino della politica: significa essere alle comiche finali. Da queste mie parole, volutamente molto nette, voglio che sia a tutti chiaro che, almeno per quel che riguarda il presidente di An, non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi… Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io al contrario di lui non cambio posizione. Se vuole fare il premier, deve fare i conti con me, che ho pure vent’anni di meno. Mica crederà di essere eterno… Lui a Palazzo Chigi non ci tornerà mai. Per farlo ha bisogno del mio voto, ma non lo avrà mai più. Mai. Si faccia appoggiare da Veltroni” (Gianfranco Fini, 18 novembre 2007)
“Il Cavaliere ha distrutto la Cdl, e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in testa? Non siamo postulanti. Io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora” (Gianfranco Fini, 16 dicembre 2007)
“Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al popolo della libertà, un’unica voce in Parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre. Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina assieme a noi” (Gianfranco Fini, 8 febbraio 200
Certe volte mi chiedo se veramente una legge elettorale possa servire a risolvere molti dei problemi di questo Paese.
Sto cominciando a pensare che quando c’è una tendenza ad assumere comportamenti verticistici non c’è da cambiare la legge, c’è da cambiare il vertice.
Questo perchè i Partiti, che dovrebbero rappresentare le cellule o i mattoni della democrazia, sono i luoghi in cui la democrazia non c’è. Luoghi in cui funziona il motto “o fai così, o te ne vai“.
Tutto questo mi è venuto da pensare leggendo il titolo di un articolo comparso sul “Tempo“:
Clemente Mastella non scioglie il nodo dell’alleanza elettorale dell’Udeur. Il Consiglio nazionale del partito si chiude invece con l’assemblea che ha attribuito a Mastella i pieni poteri per decidere alleanze e liste, per le quali ci sono difficoltà a ottenere condizioni favorevoli all’Udeur.
Per la serie: “Qualsiasi cosa decidi ci va bene”.
Nonostante tutto sono estremamente soddisfatto della fuoriuscita della famiglia Mastella dall’alleanza di centrosinistra.
Per farvi rendere conto del livello di servilismo, di sottomissione che c’è in quel partito: Questa è una presentazione in PowerPoint che ho trovato sul sito dell’Udeur di Scandicci, in provincia di Firenze.
I kamikaze sono il risultato della propaganda che scavalca e annulla l’io della persona. Una martellante rassegna di immagini, discorsi e foto che alimentano l’odio e la volontà di uccidere. Fino ad oggi questo avveniva negli adulti. Adesso ne sono vittime anche i bambini. Questo video mostra l’addestramento dei figli di Al-Qaeda: non si sa se siano figli di altri terroristi oppure ragazzi entrati nel giro del fondamentalisti. Una cosa è certa: questa contrapposizione di cui sempre meno spesso si parla, ha bisogno di una soluzione immediata e diplomatica.
Ormai sembra quasi certo che il voto sia imminente. Lo si sente dai toni da battaglia di Veltroni, Fini e Berlusconi. Toni che portano alla deriva qualsiasi ipotesi di compromesso.
Si ripartirà con una campagna elettorale che si prevede aspra e combattuta, dai toni forti: il centrosinistra vorrebbe recuperare almeno in parte il gap con la neocompattata cdl, mentre Berlusconi non ha sicuramente intenzione di vincere in maniera risicata come nel caso delle ultime politiche del 2006 che hanno dato la vittoria all’Unione.
A proposito, mi domando se sia opportuno o meno usare ancora l’espressione Unione. Il sentimento diffuso di antipolitica ha forzato i partiti ad avviare un processo di rinnovamento che, ancora non si è capito, non si sa se condurrà a qualche significativa novità oppure al solito ” Si cambia tutto perché non cambi niente”. Ed è davvero avvilente come la prospettiva di una vittoria fermi un processo di cambiamento che, pur con tutti i suoi limiti, si era innescato.
Una cosa, però, è certa.
L’inseguitore del consenso, il manipolatore delle folle o, meglio ancora, il burattinaio dei fessi, Berlusconi, si inventerà qualcosa. Una mossa allo stile di Sarkozy. Magari una “apertura” dopo una vittoria che si preannuncia quasi certa ma alla quale io non vorrei rassegnarmi.
Porto all’attenzione l’ultima delle contraddizioni di Silvio Berlusconi. Recentemente ha bollato come infamanti i giornali che hanno riportato la disponibilità dei “Suoi” a scendere in piazza qualora non ci fosse stato il voto. Questa è la prova che lo sbugiarda.
Continua il balletto di opinioni di Silvio Berlusconi. Ma, soprattutto, continua il teatro della politica.Ognuno sbandierea un proprio interesse di parte mascherandolo come interesse degli Italiani “Gli italiani vogliono andare a votare, gli italiani vogliono un’altra legge elettorale”. Credo che gli italiani desiderino di più un forte cambiamento. Il cittadino comune, che magari poco se ne importa di leggi elettorali, sbarramenti, circoscrizioni e premi di maggioranza, può tradurre questo deisderio di aria fresca in una nuova tornata elettorale, senza sapere che con la legge Porcellum, saremmo di nuovo in una situazione in cui si è costretti ad arruolare il micropartito per vincere e, soprattutto, in una situazione in cui a scegliere i candidati sono le segreterie dei partiti, causa liste bloccate.
Quella di oggi potrà essere per qualcuno una giornata come le altre: chi lavora ( anche di domenica), chi è in famiglia, chi è preso dallo sport, e chi dai soliti, mille impegni.
Quella di oggi è la Giornata della Memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto ( ebrei, testimoni di geova, omosessuali, dissidenti) ma, soprattutto, per non dimenticare. Una memoria costruttiva insomma, che ha una utilità pratica: evitare che accada di nuovo un olocausto.
In realtà questo messaggio non è del tutto corretto: di olocausti ce ne sono tanti oggi e tanti ce ne sono stati anche in questo inizio di millennio: il Darfur, il Kenya, la Birmania, l’Iraq di Saddam contro i Curdi, la Serbia di Slobodan Milosevic, la Corea del Nord ( quello in foto è un campo di concentramento ancora attivo), l’Unione Sovietica ( si calcola che nei Gulag abbiano perso la vita 60 milioni di persone), la Cina, la Cambogia di Pol Pot, le dittature militari del Sud America. Il mondo è pieno di chi uccide per ideologia.
Ma mai, la Storia ha conosciuto un piano così sistematico di odio e sterminio come quello dei nazisti. Ed è giusto che sia questo il simbolo della Giornata della Memoria. Non perché gli altri morti abbiano meno valore, ma perché la Shoah rappresenta il punto più basso in cui sia caduto il genere umano.
A tutti, quindi, l’invito a ricordare, a non dimenticare, a che un simbolo non rimanga solo una sterile commemorazione, ma una occasione di riflessione, per una condanna unanime di qualsiasi ideologia che ha coma sbocco l’odio razziale, religioso, politico.
Ci tengo, poi, a riportare il testo della Legge n.211 del 20 luglio del 2000. L’articolo 1 afferma:
”La Repubblica italiana riconosce il giorno del 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwits, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadiniebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.“
E’ su quest’ultima frase che voglio soffermarmi. Sul fatto che sia doveroso ricordare e prendere esempio da chi ha rischiato la vita perché non si realizzasse il progetto di genocidio sistematico.
Stando alle dichiarazioni di Berlusconi, a cadere non è stato solo il Governo, ma qualsiasi prospettiva di riforma dello scenario politico italiano. In virtù della possibilità concreta di tornare a occupare le poltrone che contano, sono scomparsi tutti i malumori nel centrodestra. An sembra aver dimenticato le frecciate a Berlusconi di pochissimo tempo fa, così come Berlusconi ha fermato il processo di costituzione del Popolo delle Libertà, ovvero il processo di cambiamento di nome di Forza Italia. Tutti contenti. Scomparsa la diponibilità a trattare per la legge elettorale, insomma finito tutto.
Come previsto, pochi minuti fa il Senato ha negato la fiducia al Governo. Un pò di amarezza, per come si sono svolti i fatti: non è caduto per la legge finanziaria, non per i Dico, non per il welfare, ma perchè hanno arrestato la moglie di Clemente Mastella.
Si è chiusa una stagione. Adesso o elezioni oppure Governo di larghe intese. Io spero vivamente nella seconda ipotesi, per dare tempo al sistema di stabilizzarsi, a capire veramente quali sono le intenzioni dei partiti, quali sono le loro vocazioni e quali sono i loro progetti.
Come tutti sapranno, il Governo Prodi ha le ore contate. La crisi è stata innescata da Clemente Mastella, il segretario del partito personalistico più piccolo dell’Unione. Un partito che vive di scambi di favori, intreccio di rapporti personali, manovre sottobanco, più che un vero collante ideologico. Non sono così ingenuo da credere che nel resto delle altre forze politiche la situazione sia assai diversa. Ma in un soggetto relativamente piccolo, a ridotto bacino elettorale e, soprattutto, di stampo prettamente locale, questo tipo di fenomeni è più rilevante.
Quindi, il succo della questione è che questa crisi di governo è stata innescata perchè la moglie del segretario del partito più piccolo della coalizione di maggioranza, è agli arresti domiciliari.
Altrettanto vero è che il filo sottile che regge(va) Prodi al Senato ha portato ad un Governo che purtroppo non si è potuto distinguere per decisioni forti, coraggiose. Ma sicuramente non ha varato leggi “Ad personam” come:
l’introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica (”Lodo Schifani”, 140/2003), mai entrata in vigore in quanto dichiarata incostituzionale
la “legge Cirami” sul legittimo sospetto (Legge n. 248/2002)
la riduzione della prescrizione (che cancellava gran parte dei fatti oggetto di contestazione nel processo sui diritti TV verso Berlusconi) (”Legge ex-Cirielli”, 251/2005)
l’estensione del condono edilizio alle zone protette (legge delega 308/2004) (comprensiva la villa “La Certosa” di proprietà di Berlusconi)
il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (ricorso n. 15/2005 alla legge regionale 8/2004) (che bloccava, tra l’altro, l’edificazione di “Costa Turchese”, insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
la modifica del Piano di assetto idrogeologico (PAI) dell’Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de “la Cascinazza” (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi (PAI del 2001)
l’introduzione dell’inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento (DL n. 3600)
la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni (Legge 112/2004)
Certo, i punti oscuri ci sono stati. L’affondo ai Dico, un generale aumento della tassazione potrebbe dire qualcun altro. Ma per le liberalizzazioni, per aver messo a posto i conti pubblici, per gli accordi raggiunti con il sindacato, per aver portato l’Italia fuori dalla guerra in Iraq, credo che questo governo sia stato il male minore e non a torto Paolo Mieli il 28 marzo del 2006 consigliò di dare fiducia a Prodi.
Ma, c’è da ricordare, buona parte di questo clima di instabilità l’ha causato l’attuale legge elettorale. La stessa legge con cui adesso qualcuno chiede a gran voce elezioni, infischiandosene di far precipitare l’Italia in una nuova situazione di instabilità governativa, nonostante i sondaggi siano favorevoli ad una eventuale coalizione di centrodestra.
E questo lo scrive chiaramente anche il Financial Times. “The last thing Italy needs now is another election”, scrive. L’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno è una nuova tornata di elezioni.
Mi auguro che se, come sembra, il Governo dovesse cadere al voto di fiducia al Senato, Napolitano si impegni per la istituzione di un governo tecnico, che faccia una legge elettorale condivisa e che poi si vada alle elezioni. O che almeno si aspetti il referendum.
Ma c’è solo chi si sforza di urlare “Alle elezioni!“ senza preoccuparsi di ciò che è bene per il Paese.
Un ultimo intervento. Ho apprezzato molto la decisione di chiedere la fiducia, soprattutto al Senato. Perchè bisogna mettere di fronte alle proprie responsabilità chi causerà il ritorno di Berlusconi al governo. Un volto nuovo…
Sulla questione Mastella è scoppiata anche una piccola polemica sul procuratore Mariano Maffei. Riguardo l’intervista rilasciata ( in parte a sua insaputa ) ad alcuni giornalisti. Intervista che allego a questo post.
In sintesi il caso:
Clemente Mastella è indagato dal procuratore assieme alla moglie (già agli arresti domiciliari) e a buona parte dei vertici del suo partito ( che poi non sono altro che parenti ed amici di famiglia), per alcuni reati che comprendono la concussione ed associazione per delinquere.
Mastella fa notare una parentela tra il Procuratore Maffei ed il presidente della provincia di Caserta, Sandro De Franciscis. Il che desterebbe qualche sospetto sulla imparzialità di Maffei. La risposta:
«Ma che vuole Mastella, che mi astenga? Per una parentela lontana di mia moglie, che era cugina di De Franciscis? Che vuole dire essere parente? Sappia il ministro che io ho indagato anche lui, De Franciscis, in altri procedimenti, e che se fa cose gravi lo sbatto anche in galera».
Parole di un Procuratore che, con un pò di ingenuità, ha continuato a parlare con i giornalisti credendo che le telecamere fossero spente. Una volta scoperto l’imbroglio, sentenzia:
«Che mi importa, ancora qualche giorno e sono in pensione»
Ripropongo una lettera inviata da Marco Travaglio al sito di Beppe Grillo e un video, sempre di Travaglio, disponibile su Youtube. Non posso fare altro che condividere.
“Caro Beppe,
siamo tutti costernati e affranti per quanto sta accadendo al cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella e alla sua numerosa famiglia, nonché al suo partito, che poi è la stessa cosa. Costernati, affranti, ma soprattutto increduli per la terribile sorte che sta toccando a tante brave persone. Infatti, oltre alla signora Sandra, presidente del Consiglio regionale della Campania, sono finiti agli arresti il consuocero Carlo Camilleri, già segretario provinciale Udeur; gli assessori regionali campani dell’Udeur Luigi Nocera (Ambiente) e Andrea Abbamonte (Personale); il sindaco di Benevento dell’Udeur, Fausto Pepe, e il capogruppo Udeur alla Regione, Fernando Errico, e il consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro e altri venti amministratori dell’Udeur. In pratica, hanno arrestato l’Udeur (un mese fa era finito ai domiciliari l’unico sottosegretario dell’Udeur, Marco Verzaschi, per lo scandalo delle Asl a Roma, mentre un altro consigliere regionale campano, Angelo Brancaccio, era finito in galera prima dell’estate quando era ancora nei Ds, ma appena uscito di galera era entrato nell’Udeur per meriti penali). Mastella, ancora a piede libero, è indagato a Catanzaro nell’inchiesta “Why Not” avviata da Luigi De Magistris e avocata dal procuratore generale non appena aveva raggiunto Mastella, che intanto non solo non si era dimesso, ma aveva chiesto al Csm di levargli dai piedi De Magistris. S’è dimesso invece oggi, Mastella, ma per qualche minuto appena: poi Prodi gli ha respinto le dimissioni, lasciandolo al suo posto che – pare incredibile – ma è sempre quello di MINISTRO DELLA GIUSTIZIA. La sua signora, invece, non s’è dimessa (a Napoli, di questi tempi, c’è perfino il rischio che le dimissioni di un politico vengano accolte): dunque, par di capire, dirigerà il Consiglio regionale dai domiciliari, cioè dal salotto della villa di Ceppaloni.
Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse a lei e agli altri 29 arrestati. Ma l’intero Parlamento – con l’eccezione, mi pare, di Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.
Nessuno, tranne Alfredo Mantovano di An, s’è domandato come facesse il ministro della Giustizia a sapere che sua moglie sarebbe stata arrestata e a presentarsi a metà mattina alla Camera con un bel discorso scritto, con tanto di citazioni di Fedro: insomma, com’è che gli arresti vengono annunciati ore prima di essere eseguiti? E perché gli arrestandi non sono stati prelevati all’alba, per evitare il rischio che qualcuno si desse alla fuga? Anche stavolta, la fuga di notizie è servita agli indagati, non ai magistrati. E, naturalmente, al cosiddetto ministro.
Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato “solidarietà umana” al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un “fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli” (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l’immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale. Come fa osservare la signora Sandra Lonardo in Mastella dai domiciliari, “questo è l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica, dei principi di moderazione e tolleranza contro ogni fanatismo ed estremismo”. Che aspettano a invitarli a parlare alla Sapienza?.”
Marco Travaglio
Inoltre il video imperdibile sulla biografia di Mastella
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